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Cesellature: Roger De Vlaeminck

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Fiorire secondo ciò che si è risparmia affanni al seme e sbavature al mondo. È così in ogni campo. Tito Schipa e Luis Alva, ad esempio, non mossero mai passo fuori del proprio solco, e cesellarono bellezze cui l’andare del tempo non può recare insulto. Luciano Pavarotti, buono e anzi ottimo tenore, quando prese a piccarsi di poter cantare ogni cosa, da Idomeneo a Otello, da Bellini a Giordano a Richard Strauss e alle canzoni pop, riempì teatri e case d’uno sfrido vocale appiccicoso al punto che occorrerà sapone e inesausto olio di gomito a nettarne ogni angolo. Solo allora ogni orecchio potrà provare schietta gioia dei peraltro non pochi gioielli pavaròttici che il profluvio della stessa sua bava aveva sommersi e corrosi.

Roger De Vlaeminck (se il pentagramma era un esempio, il pedale è la cosa!) mai s’affannò a diventare ciò che non era. Conosceva il suo limite. Mai gli dette sgomento saperlo invalicabile. Inetto a vincere una grande corsa a tappe, s’incoronò sovrano nelle corse d’un giorno. Non fu il solo, si badi, a ritagliarsi un tal reame; il suo scettro, però, fu d’oro specialissimo, e lui lo impreziosì delle gemme che colse pure nel Ciclocross: fratello boschivo, il Ciclocross, del Ciclismo su strada, che dà impressione d’estemporaneità quando pretende impeto destrezza acrobazia.

Leggiadra proporzione era nel corpo di De Vlaeminck. Leve lunghe, possenti, ma pedalata morbida, di fluidità come casuale; intelletto perfidia fantasia, le fredde stelle della sua anima votata alla vittoria.

E vittoria fu presto. Da dilettante s’aggiudicò l’argento e l’oro nei Campionati Mondiali di Ciclocross e, su strada, trionfò al Giro del Belgio e al Campionato Nazionale. Professionista, esplose nel 1970 facendo sua la più antica tra le corse d’un giorno, e cioè la Liegi-Bastogne-Liegi. È una gara assai lunga, di percorso che svaria su e giù per le alture delle Ardenne. In fuga con altri cinque corridori, li sorprese in vista del traguardo, che tagliò in solitudine con una serqua di secondi di vantaggio. Sorprendere rivali già pronti a contendersi tutto allo sprint fu una delle forme del suo trionfare – stilettata che splende aspra d’inesorabile eleganza, a gioia dei tifosi e degli amanti del Ciclismo.

La Milano-Sanremo fu sua per tre volte. La prima, nel Settantatré, quando volò giù dal Poggio tirandosi dietro il volenteroso Francioni. Giunti a Sanremo, il gruppo, capitanato da Gimondi, prese a incalzare i due fuggiti, e a evitare un funesto riaggancio, Roger impostò uno sprint lunghissimo e ignaro di dubbi – e chi mai dirà ovvia una vittoria giusta? Passano cinque anni, e la storia, a Sanremo, si ripete. Il battuto, stavolta, è un velocista molto giovane. Risponde al nome di Beppe Saronni. Milano-Sanremo del 1979. Mario Beccia parte da lontano: mossa incauta, ché il gruppo dei migliori si fa sotto, lo travolge come onda assassina, e a cogliere il trionfo è ancora De Vlaeminck, ancora su Saronni.

La regina delle corse d’un giorno è senz’aura di dubbio la Parigi-Roubaix. Grave e austera rovina sopravvissuta per prodigio a un mondo che il tempo ha consunto, propone e impone una via eterna, senza dossi o colline; nei settori in pavé, tra pietra e pietra è quasi un palmo d’aria, che la pioggia ricolma di fango. Se il cielo è senza nubi, un vento crudo e senza pace ti riempie gli occhi e l’anima di polvere. Forare o rovinare al suolo è più necessità che caso. Sistole ignara di diastoli è il ritmo con cui la si corre. Quasi sempre la linea del traguardo è tracciata sul grigio cemento del velodromo di Roubaix, sopravvissuto anch’esso a tempi che immaginare non potrai. Immaginare puoi invece, se sei ciclista da cortile, perciò mio simile e fratello, cosa prova il campione che ha seminato tutti gli avversari e giunge al velodromo da solo. L’ho immaginato cento volte. Ma i sogni fatti in un cortile non si levano sempre nei cieli dell’arte. Dirò perciò brutale e breve che da solo nel grigio velodromo De Vlaeminck arrivò tre volte. Nel 1975 vi era giunto, però, in compagnia di Merckx, Dierickx e Demeyer. Per poco più di mezzo giro i quattro si studiano, felini. Poi Merckx rompe gli indugi, imposta una volata lunga, di possa piena. De Vlaeminck gli sta a ruota e, più agile, lo salta a un palmo dall’arrivo. Quattro vittorie, dunque, per Roger De Vlaeminck, nella più fascinosa delle classiche. Tom Boonen solamente eguaglierà il primato.

Altre innumeri corse fece sue De Vlaeminck. La sconfitta più amara, nel Mondiale su strada disputato a Yvoir nel 1975. Vinse Kuiper, quel giorno. Lesto, puntuale e sostenuto dalla squadra, meritò appieno la vittoria. Roger, secondo, vibrò sul proprio manubrio una manata assai stizzita.

Fu forse la sola scompostezza di un uomo che, avido di vittoria, portava in ogni suo atto atletico una striatura di gigionesca lontananza. Elegante e crudele, era oltre i trionfi che andava mietendo. Franco Cribiori, suo direttore sportivo, disse una volta che parlar serio con Roger lo si poteva solo all’inizio della conversazione. Intervistato, Roger appariva timido. Non era avaro di parole, ma suggeriva col sorriso malandrina sapienza di mondo e alta pace domestica – né più m’affanno a incatenare nelle frasi la magia d’una nube che ruppe in pioggia ogni volta un pochino più in là.

Ettore Marino
Autore: Ettore Marino

Lettore, se ne hai curiosità, sappi che Ettore Marino, arbërèsh di Vaccarizzo Albanese, è nato a Cosenza nel 1966; che ha collaborato e collabora con varie gazzette cartacee e digitali; che per Donzelli Editore è uscita, nel 2018, la sua "Storia del popolo albanese. Dalle origini ai giorni nostri"; che nel 2021 è diventata libro, per le Edizioni "ilfilorosso", una sua raccolta di liriche intitolata "Patibolo"; che nell’Aprile del 2022 ha pubblicato, per Rubbettino Editore, "Un quadrifoglio, verde tra le spine. Traduzioni da poeti italoalbanesi"; che ha scritto molte altre cose di cui va talora chiedendosi se resteranno sempre inedite; che è arcilieto di collaborare con L’Eco dello Jonio; che il Covid, di cui pure ha patito, non gli ha fatto dismettere l’uso del tabacco; che ignora quando e come morirà.