Ornella Forastefano, il Centro antiviolenza Fabiana Luzzi: «Una morte che interroga il territorio»
L’associazione parla ad istituzioni, scuole, servizi e famiglie richiamando alla responsabilità per costruire un cambiamento culturale capace di prevenire la violenza contro le donne
CORIGLIANO-ROSSANO - La morte di Ornella Forastefano ha scosso l’Alto Ionio cosentino riaprenoo, ancora una volta, il dibattito sulla violenza maschile contro le donne. La 46enne è stata trovata in gravissime condizioni nella notte del 16 agosto davanti al pronto soccorso dell’ospedale di Trebisacce. Nonostante l’intervento dei sanitari, per lei non c’è stato nulla da fare. Le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari e condotte dai carabinieri, dovranno ricostruire la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità. Un uomo è stato rintracciato a Bari nelle ore successive al ritrovamento della donna.
Sulla tragedia è intervenuto il Centro antiviolenza Fabiana Luzzi, che ha affidato a una nota una riflessione rivolta all’intera comunità.
«Trebisacce si è svegliata il 16 agosto con una notizia che ha sconvolto la comunità, proprio nel giorno in cui la città celebrava la festa di San Rocco: una donna, Ornella Forastefano, è stata trovata senza vita davanti all’ospedale cittadino», si legge nel comunicato.
Il Centro invita alla prudenza, sottolineando che spetterà alla magistratura fare piena luce sulle circostanze della morte. Allo stesso tempo, però, richiama l’attenzione sulla diffusione della violenza di genere anche in Calabria.
Secondo quanto evidenziato dall’associazione, qualora la natura del caso fosse confermata dagli accertamenti, quello di Ornella sarebbe il secondo femminicidio registrato dall’inizio del 2026 nella regione, dopo l’uccisione di Maria Assunta Currà avvenuta a gennaio a Mileto, nel Vibonese. Nel comunicato viene ricordata anche la vicenda di Maria Ida Santopaolo, sopravvissuta a un tentato femminicidio a Terranova da Sibari.
«Non vogliamo alimentare allarmismi né formulare giudizi prima che gli accertamenti facciano il loro corso – precisa il Centro – ma non possiamo nemmeno limitarci, ogni volta, a contare le donne uccise e a esprimere cordoglio».
Da qui la domanda posta dall’associazione: come si costruisce un autentico cambiamento culturale? Per il Centro Fabiana Luzzi è necessario coinvolgere istituzioni, scuole, servizi, famiglie e realtà associative, creando una rete in grado di riconoscere tempestivamente i segnali della violenza, ascoltare le donne e offrire loro protezione.
Un impegno che passa anche dalla messa in discussione della cultura del possesso e del controllo, prima che la violenza raggiunga conseguenze irreversibili.
La tragedia si è consumata in una giornata che per Trebisacce avrebbe dovuto essere di festa. Le celebrazioni di San Rocco sono state così attraversate dal dolore e dalle domande di un’intera comunità.
«Come Centro antiviolenza Fabiana non abbiamo risposte semplici. Abbiamo però una responsabilità: continuare a esserci, a parlare di violenza, a costruire reti e a lavorare perché nessuna donna debba essere lasciata sola davanti alla violenza. «Il cambiamento culturale - concludono - non può più essere rimandato».