Da Marcinelle al Terzo Megalotto: ad Acri l’orgoglio dei minatori che hanno scavato la nuova Statale 106
Le Feste dei Minatori promosse dalla Fillea Cgil hanno unito Serricella di Acri e Pagliarelle nel ricordo delle vittime del lavoro. Protagonista anche la squadra acrese impegnata nelle gallerie della più grande opera viaria calabrese
ACRI - Settant’anni separano la tragedia di Marcinelle dalle gallerie del Terzo Megalotto della Statale 106. In mezzo ci sono generazioni di uomini costretti a lasciare la Calabria e altre che, oggi, continuano a lavorare nelle viscere della terra per costruire strade, ferrovie e infrastrutture. È questo filo di memoria, sacrificio e dignità ad avere unito le due Feste dei Minatori organizzate dalla Fillea Cgil in Calabria.
La manifestazione ha fatto tappa il 13 agosto a Serricella di Acri e il 16 agosto a Pagliarelle, frazione di Petilia Policastro. Due luoghi simbolici dell’emigrazione mineraria che, per due giornate, sono diventati spazi di confronto sui temi della sicurezza, della salute e dello sviluppo infrastrutturale.
La scelta di Acri assume un significato anche profondamente attuale. Una squadra di minatori acresi ha infatti partecipato allo scavo delle gallerie del Terzo Megalotto della Statale 106, l’imponente cantiere che sta ridisegnando i collegamenti dell’Alto Jonio cosentino.
Un lavoro spesso nascosto agli occhi dell’opinione pubblica, ma decisivo per la realizzazione dell’opera. Dietro ogni metro di galleria ci sono competenze, fatica e rischi affrontati da uomini che continuano una tradizione professionale radicata nella storia di tante comunità calabresi.
Le iniziative, promosse dalla Fillea Cgil nazionale e dalla Fillea Cgil Calabria, hanno registrato un’ampia partecipazione. A settant’anni dalla sciagura mineraria di Marcinelle, nella quale persero la vita 262 lavoratori, tra cui 136 italiani, le comunità hanno ricordato quanti sono morti o hanno compromesso la propria salute lavorando sottoterra.
A Serricella il dibattito, moderato dalla giornalista Elvira Sangineto, è stato dedicato a “Lavoro, infrastrutture, salute e sicurezza”. Sono intervenuti il segretario generale nazionale della Fillea Cgil Antonio Di Franco, il segretario regionale Simone Celebre, il vicepresidente dell’associazione Minatori “La Mucone” Salvatore Guido, il presidente di Ance Calabria Roberto Rugna, Luigi Mupo di Anas Calabria, il presidente della Provincia di Cosenza Biagio Faragalli e il segretario generale della Cgil Calabria Gianfranco Trotta.
La festa di Pagliarelle ha invece ospitato la presentazione del libro “Operaicidio” di Bruno Giordano e Marco Patucchi. Al confronto hanno partecipato anche Antonio Di Franco, Simone Celebre, il segretario della Cgil Calabria Luigi Veraldi, Maria Carmela Ierardi e Giuseppe Cucé, familiari di due vittime del lavoro.
Le loro testimonianze hanno riportato il dibattito dentro la dimensione più dolorosa delle morti sul lavoro: famiglie che, dopo avere perso una persona cara, devono spesso affrontare da sole lunghi procedimenti per ottenere verità e giustizia.
A Pagliarelle è stato presentato anche il progetto di ammodernamento del tratto Catanzaro-Crotone della Statale 106. Ne hanno discusso, durante un incontro moderato da Angela De Lorenzo, Biagio Marra di Anas Calabria, il presidente della Provincia di Crotone Antonio Ammirati, il consigliere regionale Enzo Bruno e Simone Celebre.
«Le Feste dei Minatori non rappresentano soltanto un doveroso omaggio alla memoria di chi ha sacrificato salute e vita nel lavoro sotterraneo», ha spiegato Antonio Di Franco, rivendicando la necessità di riportare al centro diritti e tutele di una categoria troppo spesso dimenticata.
«Molti pensano che i minatori siano personaggi mitologici o che non esistano più. Sono lavoratori che migrano e scavano gallerie, cunicoli, tunnel, metropolitane, ferrovie e autostrade. Contribuiscono al progresso e allo sviluppo del Paese, ma non hanno alcun riconoscimento», ha aggiunto il segretario nazionale.
Di Franco ha chiesto inoltre maggiori garanzie per i familiari delle vittime, compreso l’accesso al gratuito patrocinio indipendentemente dal reddito: «Si trovano spesso a combattere contro grandi colossi ad armi impari e questo non è giusto».
Per Simone Celebre, la partecipazione registrata nelle due comunità dimostra quanto l’eredità dei minatori sia ancora viva. «La Calabria non deve più essere terra di emigrazione forzata, ma un luogo in cui il lavoro edile e le opere pubbliche diventino sinonimo di sviluppo sostenibile, legalità e dignità».