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Dagli scarti della liquirizia un materiale hi-tech: la startup sarda guarda alla Piana di Sibari

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CORIGLIANO-ROSSANO / SIBARI – Un’idea nata in laboratorio in Sardegna, sviluppata a partire dagli scarti della liquirizia, potrebbe presto trasformarsi in un’opportunità concreta di lavoro e innovazione per la Calabria. A raccontarlo è la testata VITA, che in un’intervista firmata da Luigi Alfonso ha acceso i riflettori sulla storia di Matteo Poddighe, giovane chimico sassarese e fondatore della startup Alkelux, realtà impegnata nello sviluppo di materiali innovativi ottenuti proprio dagli scarti della lavorazione della liquirizia.

Secondo quanto riportato raccontato, il progetto nasce da un’intuizione maturata durante gli anni del dottorato, nel pieno della pandemia, quando Poddighe ha lavorato allo sviluppo di nanomateriali con attività antimicrobica. Da quella ricerca, il giovane ricercatore ha individuato una molecola presente nella pianta della liquirizia con proprietà antivirali e antibatteriche particolarmente interessanti. Una scoperta che, da percorso scientifico, si è trasformata in una vera iniziativa imprenditoriale.

L’elemento che più interessa la Calabria è però il legame diretto che questa innovazione ha costruito con il territorio jonico. Alkelux punta infatti ad aprire uno stabilimento nella Piana di Sibari, area simbolo della coltivazione della liquirizia calabrese e snodo naturale per un progetto che unisce ricerca, economia circolare e prospettive occupazionali. La materia prima, in questo caso, non è soltanto un prodotto identitario della regione, ma il punto di partenza per una filiera ad alto contenuto tecnologico, capace di trasformare uno scarto in risorsa.

L’idea alla base del progetto è tanto semplice quanto strategica: recuperare gli scarti della pianta di liquirizia e utilizzarli per produrre un additivo innovativo destinato, tra le altre applicazioni, alla realizzazione di imballaggi alimentari capaci di contrastare la proliferazione di patogeni. Un passaggio che colloca l’iniziativa nel cuore dell’economia circolare, dove sostenibilità ambientale, ricerca scientifica e sviluppo industriale si intrecciano. E proprio in questo intreccio la Calabria può ritagliarsi un ruolo tutt’altro che marginale.

La notizia assume un peso particolare per un territorio come quello della Sibaritide, che da anni prova a tenere insieme vocazione agricola, trasformazione industriale e innovazione, senza sempre trovare un ecosistema capace di accompagnare le idee fino alla fase produttiva. Il fatto che una startup nata fuori regione guardi alla Calabria non solo come luogo di approvvigionamento, ma come possibile sede di investimento e di produzione, racconta infatti qualcosa di importante: la filiera agroalimentare calabrese continua ad avere un potenziale attrattivo, soprattutto quando si incrocia con ricerca, sostenibilità e nuove tecnologie.

La liquirizia, del resto, non è un elemento qualsiasi del patrimonio produttivo regionale. È una delle colture simbolo della fascia jonica calabrese, in particolare tra la Piana di Sibari e l’area di Corigliano-Rossano, dove la Glycyrrhiza glabra rappresenta da secoli una presenza agricola, economica e identitaria. Che proprio da questa pianta possa nascere oggi una prospettiva di innovazione industriale è un segnale che va oltre il singolo progetto: significa immaginare un’agricoltura che non si limiti alla produzione primaria, ma che sappia generare valore aggiunto attraverso ricerca, trasformazione e applicazioni avanzate.

Il caso Alkelux apre dunque una riflessione più ampia sul futuro del Mezzogiorno e sul rapporto tra territori, università e impresa. Da un lato c’è una giovane startup che prova a tradurre la ricerca scientifica in impatto economico e occupazionale; dall’altro c’è una regione come la Calabria che, troppo spesso descritta solo attraverso le sue fragilità, torna invece al centro di un racconto diverso: quello di una terra che può diventare laboratorio di innovazione a partire dalle sue risorse più autentiche.

Naturalmente, tra l’idea e la sua piena realizzazione, il passaggio decisivo resta quello della concretezza. Serviranno investimenti, tempi certi, capacità di costruire una rete tra istituzioni, imprese, mondo agricolo e ricerca. Ma l’interesse manifestato verso la Piana di Sibari rappresenta già un segnale da non sottovalutare, soprattutto in una fase in cui il tema del lavoro giovanile, della valorizzazione delle filiere locali e della riconversione sostenibile delle produzioni è sempre più centrale.

Per la Calabria, insomma, la sfida è duplice: da una parte farsi trovare pronta ad accogliere un progetto industriale innovativo; dall’altra cogliere l’occasione per dimostrare che il patrimonio agricolo regionale può essere non solo memoria e tradizione, ma anche leva di futuro. E in questo scenario, la liquirizia – radice antica della storia economica jonica – potrebbe diventare il simbolo di una nuova stagione produttiva, capace di parlare il linguaggio dell’innovazione senza perdere il legame con il territorio.

photo credit: vita.it

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.