Carcere di Rossano, AL.Si.P.Pe alza la voce: «Basta mandare gli agenti al massacro»
Dopo l’ennesimo episodio di violenza, il sindacato punta il dito contro la gestione dei detenuti sottoposti al regime ex art. 14 bis e chiede interventi immediati
CORIGLIANO-ROSSANO - Più che l’ennesimo episodio di violenza, già purtroppo noto, è la reazione del sindacato a segnare un nuovo livello di allarme nella Casa di Reclusione di Rossano. L’AL.Si.P.Pe torna a denunciare con forza le condizioni in cui opera il personale di Polizia penitenziaria, dopo l’aggressione subita dall’ispettore Simone Colapietro, segretario locale dell’organizzazione.
Il fatto, avvenuto nella mattinata di ieri, si inserisce in un contesto che il sindacato definisce ormai insostenibile. Secondo quanto riferito, un detenuto trasferito la sera precedente e sottoposto al regime di sorveglianza particolare ex articolo 14 bis avrebbe aggredito l’ispettore, poi medicato con una prognosi di 7 giorni.
Ma è soprattutto sulla gestione di questi detenuti che si concentra la denuncia sindacale. A intervenire è il segretario regionale AL.Si.P.Pe, Roger Durante, che esprime solidarietà al collega ma soprattutto lancia un duro atto d’accusa.
«Una cosa è mettere in conto i rischi del mestiere – dichiara Durante – un’altra è essere mandati scientemente al massacro».
Secondo il sindacato, il problema non è episodico ma strutturale e riguarda l’applicazione concreta del regime di sorveglianza particolare, che dovrebbe garantire maggiore sicurezza ma che, nei fatti, finisce per esporre il personale a rischi elevati.
«Questi soggetti non possono e non devono essere gestiti nelle sezioni comuni», sottolinea Durante, evidenziando carenze organizzative, logistiche e di organico.
AL.Si.P.Pe chiede interventi immediati e strutturali. Tra le proposte, l’istituzione dei Gruppi di Intervento Locale, squadre operative interne agli istituti, formate e pronte a intervenire nelle situazioni critiche sotto il coordinamento del Comandante di Reparto e del Direttore.
Il sindacato sollecita inoltre l’adeguamento delle sezioni dedicate ai detenuti sottoposti a sorveglianza particolare, con spazi separati e personale specializzato, per evitare che situazioni ad alto rischio vengano gestite in contesti ordinari.
Nel comunicato, AL.Si.P.Pe richiama anche le criticità più ampie del sistema penitenziario: carenze di organico, strutture obsolete, difficoltà nella gestione dei detenuti con disagio psichico e strumenti operativi insufficienti.
«Chi ci governa deve decidere se riprendere il controllo delle carceri o ammainare definitivamente la bandiera della legalità», conclude Durante, rilanciando l’allarme su una situazione che, secondo il sindacato, non può più essere ignorata.