Il Cane segregato in un garage a Corigliano: segnalazioni da mesi, ma il caso resta irrisolto
Secondo Animal Protection Italia, il cane viene tenuto stabilmente in un locale piccolo e senza finestre. Polizia Locale e Asp sono già intervenute, ma gli animalisti chiedono nuove verifiche e una soluzione definitiva
CORIGLIANO-ROSSANO – C’è un cane di grossa taglia, un cane corso, al centro di una vicenda che da mesi attraversa il centro storico di Corigliano. Secondo le segnalazioni raccolte dall’associazione Animal Protection Italia, presieduta da Teresa Giuliano e dai volontari, l’animale verrebbe tenuto stabilmente all’interno di un piccolo garage, privo di finestre e con uno spazio utile ulteriormente ridotto dalla presenza di scaffali, sedie e altro materiale.
Una situazione sulla quale sono già intervenute Polizia Locale e Servizio veterinario dell’Asp, ma che, secondo gli animalisti, non avrebbe ancora trovato una soluzione definitiva.
Ed è proprio questo il punto dal quale è necessario partire con prudenza: non spetta ad un giornale stabilire se le condizioni in cui viene detenuto l’animale integrino o meno un illecito o un maltrattamento. Spetta agli organi competenti verificarlo. Quello che può essere raccontato, però, è che le segnalazioni esistono da tempo, che alcuni sopralluoghi sono stati effettuati e che oggi permane una forte richiesta di chiarimento.
La segnalazione parte dal vicinato
«Sentendo le testimonianze di alcuni vicini - dicono gli animalisti- che hanno chiamato la Polizia Locale già nel giugno dello scorso anno, pare che dopo quell’intervento, il cane sarebbe stato inizialmente allontanato dal garage durante il giorno e riportato all’interno nelle ore notturne. Successivamente, tra settembre e marzo, l’animale non sarebbe stato più presente nel locale».
La situazione sarebbe poi tornata a riproporsi.
«Adesso lo portano fuori, ma il problema è dove vive e dove ha sempre vissuto per 11 anni»
Gli animalisti, dicevamo, seguono il caso da mesi. La contestazione degli animalisti non riguarda tanto il fatto che il cane non venga mai portato fuori: proprio dopo i primi interventi, riferiscono, le uscite sarebbero diventate più frequenti.
Il punto è un altro.
Secondo la ricostruzione fornita alla redazione, il garage continuerebbe a essere il luogo nel quale il cane trascorre la parte prevalente del tempo. Un ambiente descritto come molto piccolo, senza finestre, con scarsa possibilità di movimento per un animale di quella taglia e particolarmente problematico durante le giornate più calde.
Gli animalisti insistono proprio su questa distinzione: il fatto che l’animale venga portato fuori per alcune ore, a suo giudizio, non risolverebbe il problema delle condizioni del luogo nel quale viene poi custodito.
Polizia Locale e Asp sono già intervenute
Sarebbe però sbagliato raccontare la vicenda come se le istituzioni non fossero mai intervenute. Secondo la documentazione e la ricostruzione fornita dagli animalisti, la Polizia Locale avrebbe effettuato diversi sopralluoghi. Uno degli interventi più significativi risalirebbe al 17 marzo, quando sarebbe stato attivato anche il Servizio veterinario dell’Asp. E proprio in quella circostanza il veterinario avrebbe ritenuto che il cane non presentasse elementi tali da configurare condizioni di maltrattamento, anche in considerazione della disponibilità di acqua e cibo e del fatto che l’animale venisse portato all’esterno.
È proprio questa valutazione che gli animalisti contestano, sostenendo che il punto da approfondire non sarebbe soltanto lo stato fisico immediatamente visibile del cane, ma l’idoneità complessiva e continuativa dell'ambiente nel quale viene detenuto. Un nuovo intervento della Polizia Locale sarebbe poi avvenuto il 10 agosto scorso. In quell’occasione sarebbe stata prospettata la necessità di documentare fotograficamente le condizioni del locale e di coinvolgere nuovamente il servizio veterinario. Ma ad oggi, sostiengono gli animalisti, questo ulteriore passaggio non avrebbe ancora portato a una determinazione definitiva.
Cosa dice davvero l’articolo 727 del Codice penale
La vicenda si inquadrerebbe - a detta degli animalisti - in quelli che sono i dettami dell’articolo 727 del Codice penale. La norma non punisce soltanto l’abbandono. Prevede infatti una sanzione anche per chi detiene animali «in condizioni incompatibili con la loro natura, e produttive di gravi sofferenze».
Il punto giuridicamente decisivo, però, è proprio questo: la permanenza di un cane in un garage non determina automaticamente l'applicazione dell'articolo 727. Devono essere accertate concretamente condizioni incompatibili con la natura dell’animale e tali da provocare gravi sofferenze. Stabilire se questi presupposti sussistano nel caso di Corigliano compete alle autorità chiamate a effettuare le verifiche.
C’è anche l’ordinanza regionale contro i rischi del caldo
Nel frattempo è entrata in vigore anche l’Ordinanza n. 2 del 31 luglio 2026 della Regione Calabria, adottata proprio per rafforzare la tutela degli animali d’affezione durante le ondate di calore.
Il provvedimento impone ai proprietari e ai detentori di assicurare in ogni momento acqua fresca e pulita, accesso a spazi interni idonei o zone d’ombra permanenti e condizioni compatibili con il benessere psico-fisico dell’animale. La vigilanza è affidata, per le rispettive competenze, a Polizia Locale, Forze dell’Ordine, Servizi veterinari delle Asp e guardie zoofile.
La stessa ordinanza regionale richiama espressamente, per gli eventuali profili penali, gli articoli 544-ter e 727 del Codice penale.
Anche il Comune di Corigliano-Rossano, nel testo dell’ordinanza comunale, ha introdotto prescrizioni specifiche contro l’esposizione degli animali alle alte temperature, richiamando la necessità di garantire ventilazione, acqua e condizioni di ricovero adeguate.
Ma, ancora una volta, sarà una verifica tecnica a dover stabilire se e in quale misura quelle prescrizioni siano applicabili alla situazione concreta segnalata nel centro storico.
Gli animalisti chiedono una verifica definitiva
Da qui la richiesta affinché il caso venga definito una volta per tutte attraverso gli strumenti previsti dalla legge. Si tratta di capire se quel garage rappresenti o meno un ambiente compatibile con la detenzione continuativa di un cane corso, soprattutto durante il caldo estivo.
Una domanda alla quale possono rispondere soltanto un sopralluogo completo, una valutazione veterinaria e gli atti delle autorità competenti.
Perché gli interventi ci sono stati, il proprietario – secondo quanto riferito dagli stessi animalisti – ha iniziato anche a portare più spesso l’animale all'esterno, e non risultano alla redazione provvedimenti che abbiano finora disposto l’allontanamento del cane.
Allo stesso tempo, però, la segnalazione non si è chiusa. Sia gli animalisti che i residenti che hanno sollevato il caso continuano a sostenere che il problema principale rimanga irrisolto: il luogo in cui l’animale trascorrerebbe abitualmente le proprie giornate.
Ed è esattamente qui che il racconto deve fermarsi e lasciare spazio a chi ha il potere – e la responsabilità – di accertare i fatti.