Caro gasolio, la protesta parte piano: agricoltori e allevatori in presidio a Sibari-Firmo | VIDEO
All’alba appena due trattori nella zona industriale di Corigliano. Poi il concentramento si è fatot più importante con mezzi dal Pollino, dalla Valle del Crati e dalla Sibaritide. «A 1,70-1,75 euro al litro non riusciamo più a produrre»
CORIGLIANO-ROSSANO – È ancora buio quando i primi trattori escono dalle campagne. La protesta contro il caro carburante, annunciata da giorni, comincia alle prime luci dell’alba nella zona industriale di Corigliano.
Ma la partenza è fredda. Nell’ex area Pac 2000 ci sono appena due trattori e una decina di agricoltori. Molto meno di quanto lasciassero immaginare le adesioni e il malcontento circolati nei giorni precedenti.
Poi, con il passare delle ore, lo scenario cambia. Il presidio si sposta verso lo svincolo Sibari-Firmo e arrivano altri mezzi. Dal Pollino, dalla Media Valle del Crati, dall’Alta Sibaritide. Il gruppo cresce e la protesta assume una consistenza diversa, sotto la vigilanza discreta delle forze dell’ordine.
Ma il problema che ha portato gli agricoltori fuori dai campi resta lo stesso: il gasolio agricolo ormai viaggia tra 1,70 e 1,75 euro al litro.
«Così non riusciamo più a seminare»
Per chi lavora la terra non è un numero astratto. «Il gasolio agricolo non si può pagare 1,70 euro alle porte della campagna della semina», racconta uno degli agricoltori presenti. «Ci sono trattori che consumano anche 200 litri ogni quattro ore».
Il conto è immediato. Una giornata di lavoro può significare centinaia di euro solo per mettere in moto i mezzi. «Ci sono macchine che arrivano a consumare circa un quintale di gasolio. Parliamo di quasi 300 euro al giorno per sostenere una giornata lavorativa».
In questo contesto il rincario dei prezzi del carburante si infila in una combo mostruosa. Perché arriva proprio alla vigilia delle semine e mentre la Sibaritide si prepara alla stagione agrumicola, in un territorio nel quale agricoltura e allevamento significano reddito per migliaia di famiglie. «Non riusciamo più a sostenere questi costi. Quest’anno rischiamo di non riuscire nemmeno a seminare».
Il malessere è più grande dei trattori in strada
Tra gli agricoltori c’è anche amarezza per una partecipazione che, almeno nelle primissime ore, non è stata quella sperata. «Oggi si tende a delegare agli altri la soluzione dei problemi», osserva uno dei manifestanti. Eppure, aggiunge, il rincaro dei costi «riguarda tutti», perché finisce inevitabilmente per riflettersi sul carrello della spesa e sulla vita quotidiana.
È uno dei paradossi di questa mattina: una protesta partita quasi in sordina, ma dietro la quale c’è un malessere molto più ampio del numero dei trattori inizialmente presenti. Gli agricoltori parlano di costi ormai fuori controllo, di siccità, di margini sempre più stretti e di aziende che faticano a tenere insieme spese e ricavi.
Nella Piana di Sibari, dove il comparto agroalimentare rappresenta uno dei pilastri dell’economia, il timore è che l’aumento del carburante diventi l’ennesimo costo impossibile da assorbire.
«La protesta andrà avanti»
Quando il sole è ormai alto, al presidio di Sibari-Firmo continuano ad arrivare agricoltori e mezzi. «Ci siamo sentiti con molti colleghi e si stanno dirigendo tutti verso Firmo», spiegano dal coordinamento della mobilitazione.
E l’intenzione annunciata è quella di non fermarsi subito. «La protesta sarà a oltranza, fin quando non otterremo un risultato. Perché così non possiamo più andare avanti». Insomma, una mobilitazione che ha faticato a partire, poi è cresciuta strada facendo ma il problema della partecipazione "timida" resta e rimane il vero grande problema di questa e di tutta la storia italica moderna: il popolo è rassegnato. È più che evidente.