Alto Jonio ancora ai margini: tradita la promessa sulla Sibari-Rocca Imperiale
Dopo promesse disattese e un’estate ancora senza treni regionali per l’Alto Jonio, il territorio si mobilita: l’11 luglio manifestazione a Trebisacce per reclamare il diritto alla mobilità
TREBISACCE – Otto mesi fa l’annuncio era arrivato con il tono delle rassicurazioni istituzionali: nel 2026 la tratta ferroviaria Sibari-Rocca Imperiale avrebbe ripreso a viaggiare, restituendo all’Alto Jonio un collegamento atteso da anni e considerato essenziale per spezzare l’isolamento di un’intera fascia di territorio. Oggi, però, a quella promessa non corrisponde alcun riscontro concreto. E, anzi, le ultime comunicazioni sui servizi estivi confermano ancora una volta una verità amara per i cittadini dell’Alto Jonio cosentino: il territorio continua a restare fuori dalle priorità del trasporto ferroviario regionale.
Nell’ottobre scorso l’assessore regionale Gianluca Gallo aveva rilanciato, proprio in una puntata dell'Eco in Diretta (Speciale tribuna elettorale) la prospettiva della riapertura della Sibari-Rocca Imperiale nel corso del 2026, riaccendendo le speranze di pendolari, studenti, lavoratori e famiglie costretti da troppo tempo a convivere con collegamenti insufficienti e con una mobilità a singhiozzo. Un annuncio che, in un’area già segnata da carenze infrastrutturali, aveva assunto il valore di un impegno politico preciso: restituire continuità ferroviaria a una parte di Calabria che da anni denuncia di essere stata lasciata indietro.
A distanza di mesi, però, quel cronoprogramma appare sempre più sbiadito. Non solo non si registrano segnali tangibili di un ritorno effettivo dei collegamenti regionali lungo la tratta promessa, ma la nota diffusa in queste ore da Trenitalia per il potenziamento estivo del servizio in Calabria finisce per certificare, ancora una volta, l’esclusione dell’Alto Jonio. Nel piano estivo trovano spazio alcune attivazioni sulla rete regionale – tra cui i due collegamenti tra Sibari e Crotone previsti fino al 12 settembre – ma resta scoperto proprio il tratto che i territori dell’Alto Jonio continuano a indicare come strategico e non più rinviabile.
È questo il punto politico e territoriale della vicenda: mentre si annunciano interventi, corse stagionali e misure tampone su altre tratte, l’Alto Jonio continua a non avere un servizio ferroviario regionale stabile, ordinario e realmente utile alla vita quotidiana delle comunità. Un vuoto che pesa soprattutto su chi si sposta per lavoro o per studio, su chi deve raggiungere servizi sanitari, snodi amministrativi o coincidenze verso il resto della Calabria e fuori regione. E pesa ancora di più in un territorio che da anni combatte contro spopolamento, marginalità e desertificazione dei servizi.
La ferrovia, che viene evocata come leva di sviluppo, nella pratica l’Alto Jonio continua a vivere una condizione di periferia infrastrutturale. Le comunità comprese tra Rocca Imperiale, Trebisacce, Roseto, Amendolara e i centri limitrofi restano appese a una rete di collegamenti incompleta, fragile, spesso sostituita dalla gomma e comunque lontana dagli standard minimi che ci si aspetterebbe da un servizio pubblico essenziale. In un’epoca in cui si parla di transizione, sostenibilità, diritto alla mobilità e riequilibrio territoriale, la fascia jonica settentrionale della Calabria continua invece a fare i conti con un’assenza strutturale di risposte.
Ed è proprio dentro questo clima di esasperazione e di sfiducia che si inserisce la manifestazione in programma venerdì 11 luglio alle ore 18 a Trebisacce, in piazza Ottavio De Meo, davanti alla stazione FS. L’iniziativa nasce con un obiettivo chiaro: riportare al centro dell’agenda pubblica il tema del ripristino dei collegamenti ferroviari regionali nell’Alto Jonio cosentino e denunciare una condizione di isolamento che non è più tollerabile.
Lo slogan scelto dagli organizzatori – “Basta isolamento, scendiamo in piazza!” – sintetizza bene il sentimento diffuso in queste settimane: la rabbia di un territorio che non chiede privilegi, ma normalità. Chiede di poter contare su treni regionali certi, su orari compatibili con la vita di chi lavora e studia, su una rete che non costringa ogni spostamento a diventare un percorso a ostacoli. Chiede, in sostanza, che il diritto alla mobilità non resti uno slogan da campagna elettorale o una promessa da talk politico, ma diventi finalmente un fatto.
Alla mobilitazione hanno aderito sigle territoriali, associazioni, cittadini e forze della sinistra politica, tutti uniti dalla richiesta di un servizio ferroviario adeguato alle esigenze dell’Alto Jonio. Non sarà soltanto una manifestazione di protesta, ma anche un momento di pressione pubblica nei confronti delle istituzioni regionali e dei soggetti che hanno competenza sulla programmazione del trasporto. Sul tavolo c’è una domanda semplice, ma finora rimasta senza risposta: che fine ha fatto l’impegno assunto sulla riapertura della Sibari-Rocca Imperiale e quali tempi reali esistono per restituire all’Alto Jonio i collegamenti ferroviari che merita?
Perché il problema, ormai, non è soltanto tecnico o organizzativo. È politico. Ogni estate che passa senza una soluzione, ogni piano di potenziamento che ignora l’Alto Jonio, ogni promessa che resta sospesa contribuisce ad alimentare la percezione di un territorio considerato secondario, sacrificabile, marginale. E invece la partita della mobilità, da queste parti, coincide con quella della permanenza delle persone, della tenuta sociale delle comunità, della possibilità stessa di immaginare un futuro.
La manifestazione di Trebisacce arriva allora come un punto di rottura: il tentativo di trasformare il disagio in iniziativa pubblica, la delusione in rivendicazione collettiva. Perché senza collegamenti efficienti non c’è solo un treno che manca: manca un pezzo di cittadinanza, manca la possibilità di restare, manca una prospettiva di sviluppo per un territorio che da troppo tempo aspetta di essere ascoltato.
E oggi, più che mai, la domanda torna a farsi urgente: l’Alto Jonio dovrà continuare a vivere di annunci o potrà finalmente tornare a salire su un treno?