Trebisacce, Giorno del Ricordo: il polo Aletti Filangeri approfondisce le foibe
Le iniziative del polo Aletti Filangeri di Trebisacce per il Giorno del Ricordo. Il contesto storico delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, il valore educativo della memoria nelle scuole, il focus sull’80° anniversario della strage di Vergarolla e il ruolo della scuola nella formazione civile e storica degli studenti
TREBISACCE – A Trebisacce il polo tecnico-professionale Aletti Filangeri rinnova l’impegno sul Giorno del Ricordo, promuovendo attività di studio e sensibilizzazione su foibe, esodo giuliano-dalmata e sull’80° anniversario della strage di Vergarolla.
Il paesaggio carsico, con le sue rocce bianche che riflettono una luce abbacinante e l'odore selvatico di timo e ginepro, possiede una bellezza severa, quasi monumentale. Eppure, sotto questa superficie aspra, la terra si apre in abissi improvvisi, cavità verticali che per decenni hanno custodito un segreto indicibile. Per troppo tempo, la storia del confine orientale italiano è stata letteralmente "inghiottita" da queste voragini e protetta dal silenzio. Tecnicamente, le foibe sono inghiottitoi naturali. Storicamente, però, l’atto di "infoibare" si è trasformato in un macabro rito di annientamento dell’identità.
Il trauma non terminò con le foibe, ma proseguì con l'esodo di 250.000-350.000 persone che abbandonarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia. Questi profughi, giunti in patria, vissero il paradosso di essere considerati stranieri e nemici dai loro stessi connazionali. Solo con la Legge 30 marzo 2004, n. 92, l’Italia ha istituito il "Giorno del Ricordo". La legge promuove la conoscenza di queste vicende nelle scuole, non per alimentare nuovi odi, ma per riconoscere il contributo culturale degli italiani dell'Adriatico orientale e per integrare finalmente questa "storia di confine" nel grande mosaico della storia d’Europa.
La violenza del fascismo e l'occupazione italiana della Jugoslavia nel 1941 sono state la premessa storica ineludibile di questo raccolto di morte. Tuttavia, la consapevolezza delle colpe del regime non può mai diventare una giustificazione per massacri sistematici o pulizie etniche.
Il polo tecnico- professionale Aletti Filangeri da anni si opera nella sensibilizzazione a queste tematiche, quest’anno si concentrerà sullo 80° anniversario della strage di Vergarolla. Domenica 18 agosto 1946, la spiaggia di Vergarolla, alla periferia di Pola, era affollata di famiglie polesane accorse per assistere alle gare natatorie della Coppa Scarioni, organizzate dalla società "Pietas Julia" in occasione del suo 60° anniversario. Quella che doveva essere una giornata di festa e di affermazione dell'identità italiana della città si trasformò, alle 14:15, nella più grave catastrofe della storia cittadina. L'esplosione fu causata da circa 28 ordigni bellici (cariche di profondità e teste di siluro) accatastati sulla spiaggia, che erano stati ispezionati e dichiarati privi di inneschi dalle autorità alleate e italiane nei mesi precedenti.
La deflagrazione fu di una violenza inaudita: sollevò una colonna di fumo nero visibile da tutta la città, mandando in frantumi i vetri degli edifici anche a chilometri di distanza. Il bilancio delle vittime fu spaventoso: i morti identificati furono 64, ma i resti umani non ricomponibili e le persone mai ritrovate portano le stime a oltre 100 vittime, tra cui moltissimi bambini. Tra i soccorritori emerse la figura eroica del dottor Geppino Micheletti, chirurgo dell'ospedale cittadino, che continuò a operare i feriti per oltre venti ore consecutive nonostante avesse appreso che nello scoppio erano periti i suoi due figli, il fratello e la cognata.
Possiamo davvero considerarci una nazione unita finché non saremo capaci di guardare insieme, senza filtri ideologici, dentro gli abissi della nostra storia?
Secondo le disposizioni legislative e le riflessioni storiografiche contenute nelle fonti, la scuola ha un ruolo centrale nella celebrazione del Giorno del ricordo (10 febbraio), con l'obiettivo fondamentale di diffondere la conoscenza dei tragici eventi legati alle foibe e all'esodo giuliano-dalmata tra i giovani di ogni ordine e grado. Gli obiettivi didattici e formativi per il dirigente scolastico ingegnere Costanza dovranno essere: «La scuola deve contribuire a mantenere viva la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, nonché dell'esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati. Le iniziative non devono limitarsi alla cronaca degli eccidi, ma devono mirare a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell'Istria, di Fiume e delle coste dalmate. Si deve porre in rilievo il loro contributo allo sviluppo sociale e culturale del territorio adriatico nord-orientale. Per i giovani, affrontare questi temi è considerato fondamentale per comprendere il cammino di unificazione nazionale e l'identità del Paese, evitando che questa pagina di storia venga "strappata" o dimenticata».
Nonostante la sua importanza come solennità civile, il Giorno del ricordo non costituisce giorno di vacanza né comporta la riduzione dell'orario scolastico; la giornata deve essere invece dedicata all'approfondimento dei temi previsti dalla legge. La scuola deve porsi come luogo di elaborazione scientifica e civile, trasformando un "obbligo morale" in un'occasione di crescita critica per gli studenti.