Madre Natura ha preso “residenza” a Vaccarizzo Albanese
Nel borgo arbëresh dell’alto Jonio cosentino fioriscono spontaneamente alberi e arbusti tra stradine, mura secolari e quartieri storici

Come se non bastassero il fittissimo bosco a ridosso del campo sportivo e il rigoglioso boschetto di acacie sopra la Fontana Vecchia — piantato dagli alunni della quinta elementare durante l’indimenticabile Festa degli Alberi del 1957 — da qualche anno Madre Natura ha deciso di fare molto di più a Vaccarizzo Albanese, piccolo e suggestivo comune arbëresh dell’alto Jonio cosentino.
Il borgo, infatti, sta vivendo un fenomeno singolare e affascinante: la natura si sta riappropriando degli spazi urbani con un procedimento unico e spettacolare. Arbusti, piantine, alberelli e persino alberi di oleandri, ormai alti oltre due metri, crescono spontaneamente lungo i bordi delle stradine, davanti alle abitazioni e persino all’interno di una muraglia centenaria in pietra. Tra queste sorprendenti presenze, spicca addirittura un albero di fico nato e cresciuto in mezzo ai massi che raccontano la storia del borgo.
A rendere il quadro ancora più suggestivo è la tradizione degli abitanti, che curano con amore le piante ornamentali esposte davanti alle case. Nelle “gjitonie” — i piccoli quartieri che compongono il paese — i fiori e le piante diventano elementi di decoro e identità, proseguendo un legame con la natura che da sempre accompagna la comunità. Questi spazi non sono soltanto scenari pittoreschi: un tempo erano luoghi di attività produttive quotidiane e oggi restano punti di incontro, dove le donne si ritrovano nelle sere d’estate per chiacchierare, custodendo vincoli di solidarietà e tradizione.
Vaccarizzo Albanese si conferma così non solo un borgo che resiste, ma un luogo in cui la natura stessa sembra voler abitare, fiorendo tra mura antiche e memorie collettive.