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Occupazione femminile, Calabria nord-est fanalino di coda del Sud: lavora solo il 47% delle donne

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CORIGLIANO-ROSSANO – Oltre a tutto il complesso di false credenze, vecchi retaggi e consuetudini culturali che la società sta cercando – a fatica e senza troppi successi – di estirpare, sull’emancipazione femminile continua a gravare il peso di un’altra limitazione, forse la più importante perché impedisce l’attivazione del primo, vero meccanismo di affrancamento dalla figura maschile: l’accesso libero ed indiscriminato al mondo del lavoro per garantire l’indipendenza finanziaria.

Secondo i dati Eurostat relativi al quarto semestre del 2022 l’occupazione media femminile in Italia è al 55% a fronte di una media europea del 69,3%. Il divario nord-sud, anche in questo caso è evidente: in 44 dei capoluoghi del nord si supera addirittura il 70% di donne occupate.

Ma nei 58 comuni della Calabria del nord-est, qual è la percentuale di donne occupate? Il dato fornito da Openpolis è relativo alla fascia d’età che va dai 25 ai 49 anni e si aggira, per il nostro territorio, attorno al 47%. Ben al di sotto della media nazionale. Un dato drammatico che risulta tale anche in seno alla stessa regione, in cui la nostra area totalizza le percentuali di occupazione più basse. Ciò che bisogna precisare è che i dati sono relativi al 2021 e che, ovviamente, in queste percentuali non rientrano i dati relativi al lavoro nero.

Raggiungere l’indipendenza finanziaria è una delle conquiste più importanti perché può consentire alle donne di prendere decisioni autonome in ambito personale, familiare e professionale. Questa condizione è fondamentale per poter scegliere liberamente il proprio percorso di vita, evitando situazioni di controllo o abuso. L’indipendenza economica, infatti, riduce il rischio di subire pressioni esterne o interiorizzate che possono influenzare la pianificazione del proprio futuro.

Tra le realtà del nostro territorio che si distinguono in negativo troviamo tre piccoli comuni: il dato più basso lo si registra a Sant’Agata d’Esaro con solo il 30% di donne occupate. A seguire San Donato di Ninea (35,1%) e San Lorenzo Bellizzi (35,4%). Ma se nei piccoli centri questo dato può risultare prevedibile, in realtà più grandi come Cassano Jonio, che si ferma al 37,4%, può essere il sintomo di un tessuto economico e sociale in sofferenza. Allo stesso modo, comuni più popolosi come Corigliano-Rossano (47%), Castrovillari (48,2%), Cariati (41,2%), Crosia (48,6%), Spezzano Albanese (40,1%), Villapiana (43,5%) e Trebisacce (46,8%) restano sotto la media nazionale. A spiccare sono tre realtà che superano la media in termini di percentuale: Caloveto con il 62,9% di donne occupate, Campana con il 61,6% e Calopezzati con il 58,5%.

Non bisogna trascurare il fatto che disporre di somme di denaro dignitose può dare accesso a percorsi di crescita educativa e professionale di qualità, capaci di migliorare anche la posizione nel mercato del lavoro, con effetti positivi sul reddito e sul benessere. Queste condizioni innescano una reazione a catena che porta quindi a sfidare i tradizionali ruoli di genere e a partecipare in modo più attivo e propositivo anche alla vita politica, culturale e sociale. L'autonomia finanziaria, insomma, aiuta a cambiare la percezione della donna nella società - che vada oltre lo stereotipo di donna del focolare, tutta casa e chiesa - mostrando che il valore di un individuo non dipende dal suo ruolo all'interno della famiglia ma da ciò che è quando è libero di esprimere sé stesso e il proprio potenziale, quando può fiorire senza incontrare ostacoli e pregiudizi lungo il cammino.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.