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Viaggio tra i Feudi della Sila Greca - Calopezzati, dai Mandatoriccio ai Sambiase

7 minuti di lettura

Dopo aver pubblicato la prima parte intitolata "Calopezzati, dai Caputo alla scomparsa di Covella Ruffo" e la seconda parte intitolata "Calopezzati: dallo Stato dei Sanseverino, agli Spinelli di Cirò, fino ai Mandatoriccio baroni di Crosia", ecco la terza e ultima parte dedicata a quella che fu, in epoca feudale, un’antica e influente Baronia dello Jonio Cosentino. 

I Mandatoriccio, subentrati agli Spinelli nella gestione feudale di Calopezzati ne detennero il potere per oltre ottant’anni, dal 1614 sino alla morte di Vittoria Mandatoriccio 3a duchessa di Crosia avvenuta il 4 maggio 1696. Ma sugli aspetti squisitamente burocratici attinenti la significatoria dei rilevi si rimanda al prospetto sinottico ricavato ancora una volta dagli studi di Mario Pellicano Castagna che così ci tramanda: «Francesco Mandatoriccio, 2° bar. di Crosia ecc., il 31 maggio 1621 ebbe Sign. di Rilev. Per la terra di Calopezzati con seconde e terze cause, portulania e zecca, e per le altre terre di cui sopra, come erede e per la morte del fu bar. Giovanni Michele predetto, suo padre, deceduto il 22 ottobre 1622 (Sp. Sign: II, al f. 120t, che riporta dal Reg. Sign. 47, f. 152). Gli atti relativi (1622) sono nel vol. 383 dei Rilevi Origin., fasc. 17. Morì improle. Teodoro Mandatoriccio, 3° bar. di Crosia, il 13 febbraio 1625 ebbe Sign. di Rilev. Per la terra di Calopezzati con le giurisdizioni e le altre terre di cui sopra, come erede e per la morte senza figli del fu bar. Francesco predetto, suo fratello, deceduto fin dal 10 febbraio 1624 (Sp. Sign. II, f. 129, che riporta dal Reg. Sign. 47, f. 48). Gli atti relativi sono nel vol. 356 dei Rilevi Origin., fasc. 12. Prese intestazione per tal causa delle dette terre nel Cedolario 73, f. 29t. Fu il 1° duca di Crosia per privilegio del 18 maggio 1625. Francesco Mandatoriccio, 2° duca di Crosia, successe de jure negli stati della famiglia, tra cui Calopezzati, come erede e per la morte del fu duca Teodoro predetto suo padre, deceduto il 25 aprile 1651; ma non risulta abbia presentato il relevio né preso intestazione. Il suo possesso è comunque confermato dalla intestazione della erede. Morì improle. Vittoria Mandatoriccio, 3a duchessa di Crosia, il 10 luglio 1677 ebbe Sign. di Rilev. Per la terra di Calopezzati con le giurisdizioni e le altre terre di cui sopra, come erede e per la morte senza figli del fu duca Francesco predetto, suo fratello, deceduto il 19 gennaio 1676 (Reg. Sign. 77, f. 29t). Si intestò per tal causa il 24 novembre 1679 nel Cedolario 74 al f. 465t. ove viene riferito che il detto duca Francesco era successo a suo padre Teodoro. Sp. (1666) Giuseppe Ruggero Sambiase, patrizio cosentino»1. 

Secondo alcuni dati estratti dal Volume Nova Situazione De Pagamenti fiscali…di cui alla successiva nota, Theodoro Mandatoriccio, 1° duca di Crosia, nel 1669, per la terra di Calopezzati pagava una tassa di 59 ducati2. Il duca, era molto stimato all´epoca, basti ricordare che il grande editore napoletano Ottavio Beltrano, nativo di Terranova di Sibari, nel ristampare L’Almanacco Perpetuo di Rutilio Benincasa nel 1636, lo dedicò proprio a Teodoro Mandatoriccio, duca di Crosia e signore della Baronia di Pietrapaola con il Casale di Mandatoriccio, Caloveto e Calopezzati.

Dopo la morte di Vittoria Mandatoriccio tutti i possedimenti feudali transitarono per successione femminile in quelli della famiglia Sambiase. Anche in questo caso si fa ricorso per avere un quadro piuttosto esauriente agli studi del Pellicano Castagna che al riguardo così ci consegna: «Bartolo Sambiase, 4° duca d Crosia, il 30 giugno 1698 ebbe Sign. di Relevio Per le terre di Calopezzati, Caloveto, Crosia e Pietrapaola come figlio primogenito ed erede e per la morte della fu duchessa Vittoria Mandatoriccio predetta, sua madre, deceduta in Calopezzati il 4 maggio 1696 (Reg. Sign. 84, f. 185). Si intestò per tal causa il 18 settembre 1698 nel Cedolario 75, al f. 48t. Fu il 1° principe di Campana, alla cui storia, nel presente volume, si rimanda per maggiori notizie sulla sua famiglia. Felice Nicola Sambiase, 2° principe di Campana ecc., il 20 settembre 1706 prese intestazione delle terre di Calopezzati, Caloveto, Crosia, Pietrapaola, Campana e Bocchigliero con le annesse giurisdizioni e le pertinenze, come erede e per la morte senza figli del fu principe Bartolo predetto, suo fratello, deceduto il 30 agosto 1705, e ciò nel Cedolario 75, al f. 114. Giuseppe Domenico Sambiase, 3° principe di Campana ecc., il 13 marzo 1726 si intestò della terra di Calopezzati e delle altre su esposte, come erede e per la morte del fu principe Felice Nicola predetto, suo padre, deceduto in Napoli il 24 giugno 1724; e ciò nel Cedolario 75, al f. 300. Vincenzo Sambiase, 4° principe di Campana ecc., in data 11 marzo 1784 prese intestazione della terra di Calopezzati e delle altre di cui sopra, come erede e per la morte del fu principe Giuseppe Domenico predetto, suo padre, deceduto in Napoli il 9 febbraio 1776; e ciò nel Cedolario 79, f. 281t. Giuseppe Maria Sambiase, 5° principe di Campana ecc., il 10 dicembre 1789 ebbe l’ultima intestazione delle terre di Calopezzati, Caloveto, Crosia, Pietrapaola, Campana e Bocchigliero con i Casali e le giurisdizioni, come erede e per la morte del fu principe Vincenzo predetto, suo padre, deceduto in Napoli il 21 novembre 1784; e ciò nel Cedolario 79, al f. 413t. Ferdinando Sambiase, 6° principe di Campana ecc., per la morte senza figli del principe Giuseppe Maria predetto, suo fratello, gli successe de jure negli stati della famiglia, tra cui la terra di Calopezzati, di cui fu in effetti l’ultimo feudatario, colpito dalle leggi eversive; e con cui liquidò le pendenze e le controversie in seno alla Commissione Feudale con le sentenze del 22 dicembre 1809 e 28 aprile 1810. Morì in Palermo, ultimo maschio della casa, nel 1830. Per la successione del semplice titolo di barone di Calopezzati si rimanda alla storia del principato di Campana poiché i due titoli, che peraltro non sono stati mai oggetto di riconoscimento, hanno vicende comuni fino al presente»3.  

Ulteriori informazioni su Giovan Michele Mandatoriccio, sui suoi discendenti e sui Sambiase, ultimi feudatari, si possono ricavare dalle opere riguardanti la storia e le vicende feudali delle terre di Caloveto, Crosia, Mandatoriccio e Pietrapaola riportate in nota. 

Come si è potuto fin qui riscontare Calopezzati fu un paese che, nei precedenti due secoli (XVII - XVIII) fino all’applicazione delle leggi eversive sulla feudalità del 1806 si dimostrò uno straordinario punto di riferimento per tutto il territorio della Sila Greca guidato dai Mandatoriccio prima e dai Sambiase poi che fruttuosamente, sullo Ionio Cosentino, riuscirono ad amministrare uno dei più estesi Stati della Calabria Citra. Limitatamente all’aspetto storico del Borgo, nel 1703 alcune segnalazioni su Calopezzati arrivarono dallo storico e abate Giovan Battista Pacichelli le quali ci informarono che Calopezzati era una Terra infeudata ai Duchi di Crosia della Famiglia Sambiase di Cosenza»4. 

Sul finire del Cinquecento l’attività più redditizia del borgo era la gelsicoltura. Giovan Michele Mandatoriccio, essendo a quell’epoca uno dei più grossi commercianti di seta, molto stimato sul mercato, si rese promotore, nei suoi territori, di un rafforzamento della coltivazione del gelso e della sericoltura. Un’attività che continuò anche in seguito con i Sambiase, in particolare con Giuseppe Domenico, il quale continuò la politica di trasformazione dell’economia agraria incominciata dalla famiglia. In questo processo di trasformazione si inserì con ottimi risultati il movimento diretto a favorire la diffusione e lo sviluppo della cooperazione locale attraverso la produzione dei tessuti e la commercializzazione della seta, voluto dalla principessa Eleonora Caracciolo, moglie di Giuseppe Domenico, allo scopo di incrementare le limitate entrate delle famiglie calopezzatesi e delle altre presenti nelle terre di pertinenza del Ducato. Così, il germogliare della gelsibachicoltura consentì l’ottenimento di risultati concreti nel settore. Si fabbricava e lavorava seta di ottima qualità, che favorì il nascere di una rigogliosa operatività tessile, con la produzione di ottimi manufatti, dovuta anche a un sistema di produzione molto moderno, introdotto dagli Arabi nel Mediterraneo e in Sicilia, tanto che i centri calabresi per secoli commerciarono grandi quantità di seta grezza attraverso il canale di Sicilia.

Per avere una idea dell’economia agricola in epoca feudale vale la pena riportare un breve passo di quanto al riguardo scrive Gaetano Capasso rifacendosi a un’attenta e dettagliata analisi di F. Assante condotta proprio su Calopezzati. «[…] Particolare risalto è stato dato dall’Assante ai vari sistemi di conduzione ed alla destinazione produttiva delle terre; le quali fruttavano il miglior reddito dall’olivo e dalla vite: il primo, superava il 45% del reddito terriero censito; l’altra, quello dello 0,1%. Ma Calopezzati disponeva ancora di un forte patrimonio zootecnico; 1270 pecore, 100 scrofe e 160 porcastri pascolavano nelle terre del paesino. Cosa, poi, possedesse della proprietà terriera il clero è presto detto: 764,12 moggia di territorio, cioè ha 257,13, divise in 161 unità produttive, pari quindi al 27,54% mentre il 36,40% era della nobiltà, contro il 36,06% che andava al terzo stato (braccianti, contadini, artigiani, borghesi). Della progressiva riduzione del patrimonio, che già apparteneva al demanio, alla nobiltà, al clero, sarà più tardi la borghesia a beneficiare; essa «in settant’anni raddoppiò il suo patrimonio fondiario». Infatti, nel 1815, deteneva il 42,03 per cento delle terre censite e il 46,50 dei redditi terrieri catastali. Più tardi e precisamente nel 1886, la proprietà della borghesia passava all’83,70% delle terre censite, ed all’89,19% dei redditi terrieri catastali»5.

Sulla trasformazione architettonica del castello interessante è la sintesi che ne fa Vincenzo Condino nella sua monografia sui castelli della provincia: «La rocca, ad opera dei Normanni e successivamente ad opera degli Angioini, si trasformò in una vera e propria fortezza a pianta quadrangolare. Nel sec. XIII, gli Svevi, la migliorarono nell’architettura militare, nonché nella razionale topografia interna, abbellendola in ogni sua parte, tanto da trasformarla in lussuosa e prestigiosa dimora. Nacque così il castello di Calopezzati. Fra il 1500 e il 1700, lasciando inalterato lo stile svevo, i nobili Sambiase lo arricchirono ancora con decorazioni e opere aggiuntive varie. Furono create infatti, biblioteche, soffitti, camini, uno scalone d’onore, un ponte levatoio. […]  Da notizie storiche accertate si è a conoscenza della cronologia dei castellani che nei secoli ne furono proprietari. Fra i primi intestatari ci furono i membri della famiglia Caputo. […] Oggi, […] è proprietà privata della nobile famiglia Giannone»6. 

BIBLIOGRAFIA
 -3 M. PELLICANO CASTAGNA, La storia dei feudi…, Vol. 1, A-CAR.
2 Cfr. Nova Situazione dei Pagamenti fiscali de Carlini 42 à foco delle Provincie del Regno di Napoli, & Adohi, de Baroni e Feudatari dal 1° gennaio 1669 avanti fatta per la Regia camera della Summaria, Regia Stampa di Egidio Longo, Napoli 1670.
4 G.B. PACICHELLI, Del Regno di Napoli in prospettiva, Parte II, Nella Stamperia di Domenico Antonio Parrino, Napoli 1703.
5 G. CAPASSO, Il problema fondiario meridionale attraverso le vicende di un comune calabrese, in Raccolta rassegna storica dei comuni, Vol. II, Anno 1970, Istituto di Studi Atellani, 2010.
6 V. CONDINO, I castelli della Provincia di Cosenza, Itinerari tra i paesaggi castellani, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 1996.
Per saperne di più:
Franco Emilio CARLINO, La Sila Greca. Tra Storia e Feudalità. I Feudi del suo Territorio, conSnso Publishing, Rossano 2023. 
Franco Emilio CARLINO, Mandatoriccio. Il Feudo dell’Arso e la Torre Stellata, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2022.
Franco Emilio CARLINO, Crosia. Storia e vicende di un grande Ducato. I Mandatoriccio e le loro cinque Terre, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2023

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica