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Terranova da Sibari, dal periodo normanno ai giorni nostri

8 minuti di lettura

Nel corso del periodo feudale, successivo all’occupazione dei Normanni, come ci tramanda G. Valente (6), fu pertinenza di Tarsia e ne seguì le vicende feudali passando, di volta in volta, nei possedimenti dei vari feudatari di Terranova che si alternarono nella gestione e nella guida del Feudo, anche se attraverso uno studio del maniero feudale, dalle quali emergono i casati che lo abitarono e che ne detennero il possesso, discordanti permangono alcune informazioni rinvenute.

Secondo alcune notizie, infatti, il primo ad abitarci nel 1160, pare sia stato Boemondo, feudatario di Tarsia, mentre altre parlano che il castello fu inizialmente dei Sanseverino e solo successivamente dei Tarsia. In seguito divenne dimora e proprietà dei diversi signori che provvidero ad ampliarlo e migliorarlo con nuove installazioni.

Tra questi troviamo il casato: dei Tarsia che con Odoardo ne detennero il possesso fino al 1367, poi dei Ruffo, dei Maso Barrese (1461), dei Sanseverino nuovamente proprietari nel 1486 nella persona di Girolamo che prese parte alla Congiura dei baroni, dei Carafa, dei Grimaldi per quasi un secolo dal 1585 al 1623 ed in ultimo quello degli Spinelli di Tarsia, i quali, secondo quanto riportato in un’apposita scheda dell’Atlante dei Beni Culturali della Calabria, nel XVII secolo, a fianco al maniero, fecero costruire, il “palazzo del Principe”.

Quest’ultimi come principi di Tarsia ne conservarono il feudo fino al 1806, anno in cui entrarono in vigore i provvedimenti francesi sull'eversione della feudalità, attestando l’importanza di Terranova da Sibari nell’intera regione come uno dei centri più rilevanti.

Nel 1799, come tutti i paesi, seguì le sorti delle decisioni del Generale Championner che, incaricato di dare un ordinamento amministrativo alla Repubblica Partenopea, destinava Terranova da Sibari nel Cantone di Acri. Poi, in ragione della legge 19 gennaio 1807, il territorio di Terranova diventò Luogo, ossia Università nel cosiddetto governo di Spezzanello o di Spezzano di Tarsia come ancora veniva chiamato prima di diventare Spezzano Albanese. Qualche anno più tardi, a seguito del riordino istitutivo dei Comuni, voluto con decreto del 4 maggio 1811, come Comune veniva trasferito nel Circondario di Spezzano di Tarsia, in quel tempo ancora appellata Terranova del Vallo.

Ricco e di particolare richiamo risulta il patrimonio storico-architettonico e monumentale della città, con un centro storico nel quale ancora oggi si respira aria di storia e cultura e l’orgoglio del proprio vissuto.

Tra le strutture architettoniche interessanti risultano il castello feudale e la fontana detta Torre Acquanova, sistemata nelle vicinanze della Chiesa del Purgatorio, al cui basamento si colloca una vasca a tre canali abbastanza lunga rivestita con mattoncini e alla cui sommità presenta una torre a piantana quadrata, che si sviluppa su tre livelli dotata di campana e orologio, recante secondo le indicazione del sito del Comune «una lapide marmorea con la scritta: “Auspice Francesco De Angelis il Municipio alla cittadinanza plaudente donava le acque nel maggio 1892”. Il nome "acquanova" le è stato dato per ricordare che esisteva prima di questa data un altro acquedotto la cui condotta idrica era disposta su una serie di archi» (7).

La scheda dell’Atlante dei Beni Culturali della Calabria, di cui si accennava in precedenza offre, inoltre, la possibilità di conoscere le caratteristiche costruttive del Castello feudale, risalente al XII secolo, costruito in pieno periodo normanno come difesa agli attacchi saraceni ed inizialmente circoscritto da un profondo fossato con ponte levatoio. Oggi, inserito nel contesto urbano mostra la sua bellezza ed offre un certo prestigio al centro storico della città.

Ecco al riguardo quanto viene riportato: «Il castello, presenta una muratura realizzata con pietra locale appena sbozzata a corsi regolari e spigoli in pietra squadrata e pianta quadrangolare che ingloba una preesistente torre quadrata centrale, “corte interna e coronamento di beccatelli. All’interno ampie sale voltate a crociera. Piccole finestre arcuate nella torre normanna. La torre, detta anche “bastione di Malta”, che ingloba quella normanna fu realizzata nel XVI sec. a seguito del programma aragonese di difesa dai corsari”. Del Castello oggi rimane proprio la parte esterna e la torre a pianta quadrata» (8).

Dalla consultazione di un ulteriore sito web si viene a conoscenza che: «Molto interessante è il portale d’ingresso, formato da un portale ad arco a tutto sesto e quattro colonne con capitello corinzio. Nel castello, il 21 novembre 1478, colto da malore per aver mangiato funghi, rivelatisi velenosi, morì Enrico d'Aragona, figlio spurio di Ferrante d'Aragona e marchese di Gerace, la cui fine fu cantata da Joanni Maurello. Nel 1735 ospitò per tre giorni Carlo VII di Borbone, Re di Napoli e Sicilia, futuro Carlo III di Spagna» (9). Attualmente, solo in parte abitato, risulta di proprietà privata.

Giusto per avere un quadro più completo sui possedimenti feudali si riportano ulteriori indicazioni, che invece, ci dicono che «[…] Dopo il periodo normanno e svevo, signore del borgo divenne il conte di Altomonte Filippo Sangineto; il borgo vivrà, sotto di lui e la sua casata un periodo prospero per la costruzione di palazzi e opere di interesse comune. La dominazione Sangineto termina nel 1381 quando l’ultimo Sangineto, Giovanetto, non avendo eredi maschi, passa la contea alla sorella Margherita che, sposando Venceslao Sanseverino, permette a questa nobile famiglia di tenere il feudo fino al 1546, quando Pietro Antonio Sanseverino lo vendette alla nobile casata Spinelli, i cui discendenti tennero il Feudo fino all’eversione feudale ed alcuni beni oltre la metà del XIX secolo. […]» (10).

Girando per il paese storia e arte si mescolano osservando le diverse costruzioni civili e religiose.  Tra queste, come da più parti viene segnalato, secondo Luigi De Blasi, Terranova da sempre vanta una ricca spiritualità, ampiamente comprovata dalla esistenza delle tante chiese e monasteri. Di particolare importanza sono quelle disseminate nel centro storico e in alcune zone circostanti. Tra queste si vogliono menzionare specialmente la Chiesa del Convento di Sant'Antonio, molto bella e di interesse storico-architettonico, posta nella parte alta della città.

Dalle informazioni rilevate dal sito dei frati minori si apprende che: «L’attuale convento di Terranova da Sibari con la Chiesa, una volta dedicata all’Assunta, già residenza dei monaci basiliani, è stato ceduto ai Frati Minori nel 1544. Dopo opportuni restauri, è stato intitolato a S. Antonio da Padova. Una tradizione vuole che S. Antonio vi sia passato mentre si recava ad Assisi per il Capitolo delle Stuoie. La Chiesa, di stile barocco, è adornata da pregevoli tele sacre del pittore terranovese Saverio Riccio. I religiosi hanno esteso la loro generosa azione pastorale oltre i confini di Terranova, portandosi nei paesi della zona circostante e oltre. Il convento soppresso nel 1868 venne ceduto al comune» (11).

Altre notizie riguardanti la Chiesa ci dicono, invece, che questa venne fondata dai Minori Osservanti con intestazione a Santa Maria delle Grazie, risalente al 1542, avente un portale d’ingresso di epoca rinascimentale e nella quale è presente la cappella del Santo affrescata, mentre all’interno dell’unica navata è possibile ammirare un altare marmoreo del XVII secolo con pala barocca; la famosa Chiesa di S. Nicola (12), del XIV secolo, dotata di torre campanaria a base quadrata posizionata nelle vicinanze del Castello.

Nel 1500 subì alcuni risolutivi restauri. Il suo interno si presenta a navata unica coperta da una soffittatura lignea a cassettoni con motivi decorativi dell’epoca con al centro una tela riproducente l’immagine del Santo della prima metà del XVII secolo. Non mancano poi affreschi raffiguranti altri Santi e gli Apostoli, mentre sul lato sinistro è presente un busto di San Nicola di Bari in pietra lavorata del 1400; la Chiesa di San Francesco di Paola, patrono del paese, del XVIII secolo con campanile e una volta rivestita di mattonelle di maiolica, voluta dal principe Spinelli al cui interno custodisce un seicentesco ciborio ligneo e  una tela cinquecentesca; la Chiesa del Purgatorio, anche questa a unica navata provvista di abside, con copertura a capanna sostenuta da strutture lignee; la Chiesa dell'Annunziata costruita con l’incluso convento degli Agostiniani.

Pure questa ad una sola navata pavimentata in marmo, ai suoi lati presenta delle cavità che contengono le mense sacre. L’edificio è protetto da capriate lignee. Al suo interno sono conservati alcuni dipinti del XVIII secolo, fra cui una Crocifissione, un sant'Agostino elemosiniere, una Madre del Buon Consiglio e altri ancora; la piccola Chiesa di San Pietro di epoca medievale con una interessante torre campanaria a base quadrata dalla facciata molto contenuta. Il suo interno, a navata unica, conserva capolavori di eccezionale valore storico-artistico tra cui una cupola dipinta e delle statue simboleggianti: la Madonna del Soccorso, del Rosario, verosimilmente del XVIII secolo, di San Pietro, dell'Ecce Homo, ed infine una nicchia con la Madonna e il bambino presumibilmente del quattrocento la cui realizzazione viene attribuita a maestranze del luogo; la Chiesa del Soccorso, con facciata a capanna si presenta molto sobria nelle sue liee generali. Esce da un recente rifacimento ed è realizzata a una sola navata provvista di abside. Il suo interno è finito ad intonaco, mentre la pavimentazione è in cotto; la Chiesetta della Madonna delle Grazie.

Sempre rimanendo nel campo ecclesiastico non va dimenticato che Terranova da Sibari è stata sede, come già si accennava di numerosi conventi. Al riguardo, oltre a quello degli Osservanti su cui mi sono già intrattenuto si vogliono ricordare quelli: degli Agostiniani, dei Cappuccini e dei Minimi tutti soppressi, i primi due per quanto se ne conosce nel 1809 mentre l’ultimo nel 1811. A Terranova hanno operato nel tempo anche sei Confraternite laicali, intestate alla Vergine Addolorata, al Rosario, all’Immacolata Concezione, al Sagramento, alla Morte e a Santa Monica.

Tra gli altri edifici degni di interesse troviamo lo storico Palazzo De Rosis, che ospita il Centro Studi “Raoul Maria De Angelis (scrittore del luogo) e il Museo Civico.

L’economia del luogo è a indirizzo prevalentemente agricolo che coinvolge anche il settore della pastorizia e dell’allevamento. Sul suo territorio si producono frumento, mais, agrumi, uva e olive di cui Terranova risulta tra i centri calabresi più importanti per la produzione dell'olio di oliva.

Secondo il Giustiniani molti i suoi cittadini che si sono distinti nel mondo letterario. «Carlo Selvago diede alle stampe, De origine, etymone, et praestantia Pandectarum. Romae 1658. Galeazzo de’ Angelis molto encomiato per la sua erudizione, e per la poesia da Camillo Fera, da Scipione di Monte, e dal Toppi nella Biblioteca Napoletana. Non men dotti furono Fabio de Nigra, Gio. Batista Giordano, Paolo, e Pietro Corrado, del qual ultimo io scrissi in altra mia opera. Finalmente non è da tralasciarsi, che vi nacque ancora Ottavio Beltrano, che da libraio e stampatore, volle comparire ancora da letterato, e pretese anch’egli la sua scranna tra gli scrittori del secolo XVII» (13).

 

Bibliografia

6 Cfr. G. VALENTE, Dizionario dei Luoghi della Calabria, M-Z, Edizioni Frama’S, Chiaravalle Centrale (CZ), 1973, p. 1087;

7 Punti di interesse - Comune di Terranova da Sibari, in http://www.comune.terranova-da-sibari.cs.it/index.php?action=index&p=85

8Castello di Terranova Da Sibari - Atlante dei Beni Culturali della Calabria, in http://atlante.beniculturalicalabria.it/schede.php?id=105 [CALDERAZZI A. - CARAFA R. (a cura di), La Calabria fortificata. Ricognizione e schedatura del territorio, Vibo Valentia, 1999];

9https://www.calabriaportal.com/terranova-da-sibari/1216-castello-feudale-terranova-da-sibari.html;

10 https://www.camminobasiliano.it/cammino/09-cassano-allo-ionio-terranova-da-sibari/

11Terranova da Sibari - Convento Sant' Antonio, in http://www.fratiminoricalabria.altervista.org/index.php/2015-11-24-17-2...

12 Cfr. https://www.artesacrarossano.it/scheda_chiesa.php?IDc=12

13Lorenzo GIUSTINIANI, Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli, Tomo IX, Arnoldo Forni Editore, Napoli, Ristampa anastatica 1797-1805, pp. 171-172

(Foto di Salvatore Rigiracciolo)

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica