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Spezzano Albanese fino all’Unità d’Italia

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Posta su un dolce rilievo collinare, circondata da una parte dalle alture della Sila Greca e dall’altra dalla catena montuosa del Pollino, al margine nord-orientale delle serre spezzanesi e ad una altitudine di 320 m sul livello del mare, con una differenza altimetrica compresa tra 25 e 421 m, sulla parte piana della valle del fiume Crati, troviamo la cittadina di Spezzano Albanese. Circoscritta dai fiumi Crati e Coscile, la sua favorevole e centrale posizione geografica gli permette di dominare rispettivamente la vasta pianura di Sibari e la vallata dell’Esaro.

Si tratta di un Comune italiano della provincia di Cosenza sistemato su un’area di 33,33 kmq con una densità abitativa di 209,7 ab. per kmq. La sua comunità italo albanese, secondo i dati Istat 2017 è di 6.990 abitanti, chiamati Spezzanesi, di cui M. 3.476 e F.  3.514, risulta tra le più numerose in relazione al gruppo etnico di appartenenza, alla sua cultura, all’idioma e alle tradizioni dopo molti secoli tuttora presenti.

Per le sue peculiarità, Spezzano Albanese, unitamente a Santa Sofia d'Epiro e San Demetrio Corone, è una delle più conosciute comunità arbëreshë della Sila Greca. Per tutto ciò si può sostenere che Spezzano è un luogo dove è ancora possibile l’incontro tra persone che possiedono per la loro formazione intellettuale un ricco patrimonio di conoscenze.

Oltre a quanto già menzionato, i profughi albanesi, arrivati nei primi anni del XV secolo sotto la protezione del principe di Bisignano don Pietro Paolo Antonio Sanseverino e della consorte Irene Castriota, portarono con loro un ricco bagaglio religioso di rito greco-bizantino che in qualche modo si affievolì col passare del tempo in quanto nella seconda metà del XVII secolo, per esattezza (1668), la comunità dopo una serie di azioni e convincimenti anche da parte dei signori feudatari di allora, ed in conseguenza dell’uccisione di Nicola Basta Archimandrita del tempo, passò al rito latino, la cui celebrazione della prima messa, secondo le fonti di cui alla presente nota (1), venne tenuta da Vincenzo Magnocavallo, nuovo arciprete di Spezzano, il 4 marzo 1668.

Una nota del sito comunale ci tramanda anche che «tale avvenimento è ricordato per la pusillanimità di questo arciprete e per la tirannia di casa Spinelli, i quali nel frattempo si erano sostituiti ai Sanseverino diventando feudatari di questi luoghi, costringendo gli spezzanesi ad abbandonare il rito greco-bizantino. Tutto ciò avvenne anche per la forte pressione esercitata dall’arcivescovo di Rossano, appartenente alla famiglia degli Spinelli» (2). Pur tuttavia il precedente rito greco-ortodosso rimane tuttora in vigore attraverso le celebrazioni fatte nel Santuario della Madonna delle Grazie, patrona del paese.

Molti gli storici che nel tempo si sono cimentati a ricostruire la storia di Spezzano fra cui l’Abate Francesco Sacco dal quale, oltre ad alcune conferme già evidenziate, si apprendono altri due toponimi con cui la Spezzano Albanese a noi nota veniva chiamata Spezzanello o Spezzano di Tarsia. Perciò, già nel 1796, così dissertava: «Spezzanello. Terra nella Provincia di Cosenza, ed in Diocesi di Rossano, situata in una pianura, d’aria temperata, e nella distanza di ventisei miglia dalla Città di Cosenza, che si appartiene in Feudo alla Famiglia Spinelli, Principe di Tarsia.

Sono da osservarsi in questa Terra, appellata ancora Spezzano di Tarsia una Parrocchia sotto il titolo de’ Santi Apostoli Pietro e Paolo; e due pubbliche Chiese sotto l’invocazione di Santa Maria delle Grazie, e di Santa Maria di Costantinopoli. Il suo territorio abbonda di grani, di frutti, di vini, e di pascoli per armenti. Il numero de’ suoi abitanti ascende a mille seicento cinquantacinque sotto la cura spirituale di un Parroco» (3).

Il Comune fa parte della Regione Agraria n. 19 – Piana di Sibari Area Minoranza Linguistico Albanese (Arbëreshë) ed è confinante con i Comuni di: Cassano all'Ionio, Castrovillari, Corigliano Rossano, San Lorenzo del Vallo, Tarsia, Terranova da Sibari. Tra le località più conosciute troviamo: la Stazione di Spezzano Albanese e le Terme di Spezzano Albanese essendo il Comune da sempre una Città termale.

Secondo le diverse informazioni, il suo toponimo, etimologicamente, deriverebbe dal nome latino di persona Spedius con l'aggiunta del suffisso -anus che indica appartenenza. La comunità spezzanese dimostra una grande venerazione per la Madonna delle Grazie, Patrona della città i cui festeggiamenti e celebrazioni si tengono il martedì dopo Pasqua.

Prima di entrare nei dettagli descrittivi della sua storia è utile sottolineare che questa cittadina, a seguito delle prime migrazioni albanesi, secondo le informazioni reperite e per come si è avuto già modo di riportare nel precedente contributo su San Lorenzo del Vallo, venne fondata nel XV secolo, al tempo di Skanderberg, da profughi in fuga dall’Albania verso l’Italia allo scopo di sottrarsi all’aggressione turca.

La sua storia è complessa, ma al tempo stesso affascinante, considerato che questa ruota intorno a una figura politica e carismatica come quella di Giorgio Castriota Skanderberg morto nel 1468. Infatti, è appunto dopo la sua morte che molte roccaforti e paesi albanesi capitolarono sotto la dominazione ottomana costringendo così tanti albanesi, nell’intervallo di tempo compreso tra la fine del XV secolo e la metà del XVI, a lasciare il suolo natio per raggiungere le coste italiane sicuri di trovare le porte aperte ed essere accolti dagli Aragonesi, in quel periodo dominatori del Regno di Napoli, i quali riuscirono ad assicurare un certo mantenimento attraverso l’impiego di manodopera nel settore dell’agricoltura con la lavorazione delle loro terre.

Fu un momento molto triste, ma furono in tanti ad arrivare nella Regione, molti dei quali giunsero, come ho già ricordato, in principio a San Lorenzo del Vallo cercando di convivere con gli abitanti del luogo con i quali non riuscirono a integrarsi compiutamente manifestando spigolosi contrasti e divergenze. Ragioni per le quali, nell’arco di un secolo, fino al 1570, molte famiglie, grazie al nuovo signore della Contea di Tarsia, Giuseppe Vespasiano Spinelli, che nei suoi possedimenti vantava anche la presenza dei Casali di Spezzano e Terranova, preferirono spostarsi nel territorio dell’abbandonato Casale delle Grazie, vicino all’odierno e omonimo santuario della Madonna, battezzandolo Spixana (Spezzano), stanchi di sopportare la vessatoria imposizione fiscale degli Alarcon de Mendoza feudatari di San Lorenzo.

Iniziò così la storia del nuovo insediamento italo-albanese (1543), mentre verso l’inizio del XVII secolo, urbanisticamente il borgo incominciò ad ampliarsi risalendo il poggio e spostandosi in prossimità della chiesa dei SS. Pietro e Paolo, una parte del paese che secondo le informazioni del sito del Comune «si chiamò “Spetianum noviter aedificatum”. L’origine del nome molto probabilmente è latina, poiché, come risulta da documenti storici, il luogo dove oggi sorge Spezzano anticamente era denominato Spetianum» (4), oggi odierno centro storico del Comune Albanese.

Tuttavia non va ignorato che la genesi di Spezzano Albanese si richiama molto a San Lorenzo del Vallo, in particolare per le sue radici greche che si manifestano come un tangibile segno. Ma vediamo nel dettaglio come si articola la sua storia nelle diverse epoche e come questa comunità si è evoluta fino ai giorni nostri.

Arcaica è la storia del luogo, infatti, secondo gli studi prodotti finora, il territorio dove poi si manifestarono le origini di Spezzano Albanese risalirebbe al periodo compreso tra il IX-VII secolo a.C., vale a dire all’epoca della prima metà del ferro, verosimilmente costruito su un abitato di età ellenica. Informazioni in tal senso sono confermate dal consistente patrimonio archeologico, di prodotti artigianali realizzati con (ceramica e metallo), databile al periodo dell’età neolitica e a quello dell’età greca e romana, che offrono la visione di un territorio già insediato molto rigoglioso, che intesseva relazioni con le diverse civiltà del Mediterraneo (micenea presente nella tarda età del bronzo, fenicia e greca) ancor prima della fondazione di Sibari.

Cospicuo il materiale ritrovato, mantenutosi in ottimo stato, e custodito nei più importanti Musei della Calabria e nazionali, venuto alla luce nel corso di alcuni scavi condotti sui versanti orientali e occidentali dell’altopiano dove sorge la Torre Mordillo, sito nel quale è presente una interessante ed estesa necropoli di cui parla il Gradilone oggetto di studi ad opera del Pigorini e del Pasqui. (Cfr. p. 14) Secondo gli studi condotti, abitata inizialmente dagli Enotri, si tratta di un’area ad uso sepolcrale utilizzata lungamente ed esplorata nel corso di alcune perlustrazioni tese ad identificare l'ambiente del più rilevante insediamento acheo della Magna Grecia: Sibari.

Tuttavia per avere un idea più precisa e puntuale di cosa sia realmente la Torre del Mordillo e quale sia stata la sua storia millenaria basta leggere integralmente l’interessante articolo di Kasia Burney Gargiulo, da cui si estrae un breve passo, e nel quale così disserta: «La torre da cui prende il nome accresce di poco più di 7 metri l’altitudine del pianoro che di metri sul livello del mare ne misura oltre 100 affacciandosi, come una grande terrazza, sulla Sibaritide e sul massiccio del Pollino.

È Torre del Mordillo, un luogo suggestivo che trasuda storia fin dalle pietre più minuscole, conservando tracce umane che abbracciano un arco di tempo lungo circa 3000 anni. […] Torre Mordillo: una vedetta sulla Sibaritide dall’età del Bronzo al Medioevo. Situato a circa un chilometro a valle della confluenza tra i fiumi Esaro e Coscile, il pianoro di Torre del Mordillo si pone al centro dei rilievi che chiudono ad ovest la Piana di Sibari, a circa due chilometri dal centro abitato di Spezzano Albanese. È questo senza dubbio uno dei siti archeologici più importanti in Calabria ma, come il non lontano e splendido sito di Castiglione di Paludi, è rimasto fino ad oggi pressoché sconosciuto a causa di una mancata azione di manutenzione e valorizzazione delle testimonianze archeologiche.

Finalmente tali strutture sono state rilevate, studiate e restaurate, restituendo una chiara visione del circuito difensivo posto a protezione di un insediamento pre-romano che controllava le vie di passaggio lungo la Piana di Sibari. […] È probabile che questo insediamento – continua nella sua disamina la Gargiulo – sia stato poi definitivamente distrutto dal cartaginese Annibale durante la sua campagna militare nel Sud Italia. Del periodo medievale resta invece testimonianza nella Torre di 7 metri, risalente al tempo della dominazione normanna e posizionata sull’estremità settentrionale del pianoro che da essa prende il nome […]» (5).   

Qualche anno dopo, sempre secondo le informazioni ricavate dal sito del Comune «Il 31 ottobre 1572 Spezzano ottenne da Niccolò Sanseverino, figlio di Pietro Antonio e Irene Castriota, le tanto attese Capitolazioni, ossia l’atto di sottomissione della comunità abitante il casale nei confronti del feudatario, che da parte sua concesse lo sfruttamento delle proprie terre, nonché il diritto di utilizzare l’acqua» (6).

A proposito del profilo feudale si ricorda che Spezzano Albanese, in quanto Casale appartenente al principato di Tarsia, rimase nei possedimenti dei Principi Spinelli fino all’entrata in vigore dei provvedimenti legislativi voluti dai francesi con le leggi eversive della feudalità (1806). Nel 1799, come ci ricorda anche G. Valente, il Generale francese Jean Étienne Championnet, deputato all’ordinamento amministrativo del nuovo Stato, ne fece un Comune nel Cantone di Acri. In seguito nel 1807, con legge del 19 gennaio, i francesi innalzarono Spezzano Albanese alla testa delle Università di Roggiano, San Lorenzo, Tarsia e Terranova, mentre, per decreto il 4 maggio 1811 lo stesso diventava capoluogo di Circondario (7).

Nella complessiva disamina non si può non sottolineare il positivo e fattivo contributo offerto dai Spezzanesi all'epoca del decennio francese, come pure al tempo del periodo risorgimentale, quando la comunità si distinse per il suo fervore nel tessere e propagandare quelle che erano le idee risorgimentali finalizzate a rovesciare il regime borbonico. Nelle vicende che interessarono il Regno di Napoli Spezzano ricoprì un ruolo importante e la sua rilevanza storica si concretizzò con la partecipazione attiva ai moti del 1848 che interessarono la Calabria e tutto il Meridione.

Spezzano, infatti, divenne arena di fondamentali avvenimenti bellici tra cui lo scontro presso il Ponte dell’Intavolato, di circa quattromila calabresi e siciliani guidati dal Ribotti contro le truppe del Busacca, come documentato dal sito comunale (8) e raccontato da Ferdinando Cassiani nella sua opera su Spezzano. Il Comune fu anche testimone della presenza di Garibaldi nel corso del suo tragitto che lo portò al successo sui Borboni e all’espugnazione di Napoli, premessa a quella che poi fu l’Unità d’Italia del 1860.

 

Bibliografia

1 La storia - Comune di Spezzano Albanese, in http://www.comune.spezzano-albanese.cs.it › Page469;

2Cfr Che cos'è Spezzano Albanese. Enciclopedia, in https://amp.it.what-this.com/11761/1/spezzano-albanese.html;

3Abate Francesco Sacco, Dizionario geografico-Istorico-Fisico del Regno di Napoli, Tomo III, Presso Vincenzo Flauto, Napoli MDCCXCVI, pp. 443-444.

4 La storia - Comune di Spezzano Albanese, in http://www.comune.spezzano-albanese.cs.it › Page469;

5 Kasia BURNEY GARGIULO, Torre del Mordillo: quella sconosciuta vedetta sulla Sibaritide che ha circa 3 millenni di storia, in https://www.famedisud.it/torre-del-mordillo-quella-sconosciuta-vedetta-s...  8 gennaio 2016;

6 La storia - Comune di Spezzano Albanese, in http://www.comune.spezzano-albanese.cs.it › Page469;

7 Cfr G. Valente, Dizionario dei Luoghi della Calabria, M-Z, Edizioni Frama’S, Chiaravalle Centrale (CZ), 1973, pp. 1050-1052;

8 La storia - Comune di Spezzano Albanese, in http://www.comune.spezzano-albanese.cs.it › Page469;

(fonte foto tgs nazionale)

Franco Emilio Carlino
Autore: Franco Emilio Carlino

Nasce nel 1950 a Mandatoriccio. Storico e documentarista è componente dell’Università Popolare di Rossano, socio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e socio corrispondente Accademia Cosentina. Numerosi i saggi dedicati a Mandatoriccio e a Rossano. Docente di Ed. Tecnica nella Scuola Media si impegna negli OO. CC. della Scuola ricoprendo la carica di Presidente del Distretto Scolastico n° 26 di Rossano e di componente nella Giunta Esecutiva. del Cons. Scol. Provinciale di Cosenza. Iscritto all’UCIIM svolge la funzione di Presidente della Sez. di Mirto-Rossano e di Presidente Provinciale di Cosenza, fondando le Sezioni di: Cassano, S.Marco Argentano e Lungro. Collabora con numerose testate, locali e nazionali occupandosi di temi legati alla scuola. Oggi in quiescenza coltiva la passione della ricerca storica e genealogica e si dedica allo studio delle tradizioni facendo ricorso anche alla terminologia dialettale, ulteriore fonte per la ricerca demologica e linguistica