2 ore fa:Strage di Amendolara, Marino: «Servono più Stato, prevenzione e risorse adeguate»
3 ore fa:Tentato femminicidio a Terranova da Sibari, carcere per il 30enne accusato dell’aggressione
8 ore fa:Cassano, ripristinata la rotatoria di Caccianova. Noi di Centro: «Dopo le nostre segnalazioni, la Provincia è intervenuta»
7 ore fa:Landini si incazza ma la manifestazione di ieri è arrivata tardi
6 ore fa:Trebisacce, il distaccamento dei Vigili del Fuoco verso la svolta: CONAPO rivendica anni di battaglie
9 ore fa:Da Schlein a Tridico, ad Amendolara le voci della Politica "arrabbiata" in una manifestazione che è arrivata troppo tardi | VIDEO
3 ore fa:Amendolara, Carmen Florea: «Oltre i riflettori, noi siamo in trincea»
9 ore fa:Castrovillari, Ballarati verso la fine del mandato alla guida del Circolo Cittadino
23 ore fa:Piccoli eroi a scuola, grande festa finale all’IC Rossano 1
1 ora fa:Amendolara, la comunità ferita respinge lo stigma e chiede «un ergastolo per ogni persona uccisa» | VIDEO

Hai sempre preferito il camice alla cravatta, la trincea ai tavoli di comando

1 minuti di lettura

Questo pezzo si chiama coccodrillo. È un pezzo commemorativo. Quello che nessun giornalista vuole scrivere mai su qualcuno che ha conosciuto, al quale ha voluto bene, qualcuno che considerava famiglia. Eppure è anche l’unico strumento di un giornalista per onorare la memoria, per accendere un ricordo. Per dare un senso al lavoro.

Sono i pezzi che toccano ai più vecchi in redazione, o alle grandi penne, mi perdonerai quindi, “Direttó”, se tocca a me scriverlo, mi sentivo il più giusto. 

Non ti piaceva essere chiamato così, lo so, ma per me facevi un’eccezione.

Hai sempre preferito il camice alla cravatta; la trincea ai tavoli di comando. 

Il cuore ha fatto un brutto scherzo ieri sera, ma io credo che la causa non sia quella. Si dividono le colpe la rettitudine, il senso del dovere, la vocazione all’abnegazione. 

Hai danzato fino al silenzio senza dar disturbo, senza troppo chiasso, con troppa stanchezza.

Il vuoto che resta è la cassa di risonanza di una vita spesa per la coerenza, per la disponibilità, per il sostegno. 

E anche se tu preferivi Pelé e io Maradona, non fa niente. Berrò un caffè e passerà. Ristretto, ma non troppo. 

Mancherà il medico che risponde a qualsiasi chiamata, mancherà il padre e il marito amorevole, mancherà l’uomo timido che non si vuol far vedere in pigiama.

La morte apre troppo spesso strade di retorica, spero di non averle percorse, ma questo è ciò che rimane: la coscienza che non si può essere avari, nel lavoro e nelle emozioni; che bisogna mettersi in gioco, meglio un’ora in più con gli amici, che il sonno; meglio l’aroma del caffè che la tisana; meglio il rosso che il bianco; meglio un bacio che un amore rimpianto; meglio la coerenza che la falsità; meglio il senso del dovere che il voltagabbana. 

Che la terra ti sia lieve, “Direttó”, concedimelo ancora una volta.

Andrea Costantino Levote
Autore: Andrea Costantino Levote

Andrea Costantino Levote nasce come giornalista sportivo. Frequenta il corso di Reporting alla Scuola Holden, ma si imbuca anche alle lezioni di Cinema e di digital marketing. Vince il Premio Phoebe di Scuola Holden con il teaser Democracia. Racconta i ritratti dei giornalisti sportivi che lo hanno ispirato nel podcast "I Cantastorie", all'interno del programma Eutropia su Spotify. Diventa CEO di Jugaad Produzioni e con il cortometraggio FAME vince diversi premi internazionali, oltre a una menzione speciale al festival Ermanno Olmi. Oggi è CEO e founder di DIEZ- CREATIVE AGENCY, agenzia di comunicazione con la quale racconta il talento, occupandosi del digital marketing di start-up e di imprese.