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Fu un calabrese (di Rossano) ad inventare il primo font di scrittura

7 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - La trascrizione di elaborati scritti o rappresentazioni grafiche in più copie per mezzo dell’arte tipografica venne concepita dal tedesco Johannes Gutenberg, nella prima metà del XV secolo. Originariamente, lo stampatore alemanno per realizzare una rudimentale pressa da stampa si ispirò ai frantoi dell’uva, una macchina che permetteva di eseguire una maggiore torchiatura sui primi caratteri incisi nel legno.

Passarono alcuni anni e lo stesso Gutenberg con la messa a punto di caratteri mobili, questa volta ricavati dalla fusione di metallo, perfezionò sia il sistema e sia la stessa tecnica di stampa. Con il nuovo metodo di composizione, i caratteri venivano opportunamente predisposti in righe su di un telaio e poi posti sulla piastra del torchio per essere adeguatamente inchiostrati pronti a ricevere il foglio di carta premuto da un torchio azionato a vite.

Fu questo il momento in cui ebbe inizio un interrotto processo metodologico, tecnologico, di ricerca e di esperienza che ci ha accompagnato fino ad oggi immettendoci nel vasto ed articolato campo della tecnologia e della tecnica applicata alla stampa moderna ricorrendo ai più sofisticati sistemi di pubblicazione, perfezionati attraverso i secoli. Un processo evolutivo inarrestabile e tuttora in movimento che ci sprofonda nell’attuale epoca dell’informatica e della multimedialità, con la contemporanea presenza e la reciproca influenza dei diversi mezzi di comunicazione social compresi sempre in permanente trasformazione.

Nel composito sistema di operazioni, relative alla riproduzione mediante stampa, rilevante, per la buona riuscita del processo tecnologico adoperato e quindi la conquista di eccellenti conclusioni, si conferma sia il miglioramento dell’utilizzo e sia la caratteristica del tipo di font (carattere tipografico) ai fini di una migliore facilità di lettura, avvalorando, altresì, anche in tale settore una sorta di parallelismo, dove il progresso e l’evoluzione sono continui e travolgenti.

Fra i molteplici modelli di font attualmente adoperati nell’industria della stampa grande attenzione la richiama il Palatino, un tipo di carattere che mi sta particolarmente a cuore per la sua eleganza ed armonia. Non sono poche le motivazioni che mi hanno convinto a usarlo, ed è per tale motivo che ancora una volta su alcune delle ragioni di carattere generale cercherò di argomentare storicamente e per flash nel corso di questo mio intervento, trattenendomi in particolare sulle quelle che sono le caratteristiche del carattere e le origini del suo nome.

Senza dubbio, si può affermare che il Palatino sia fra i tipi di font quello maggiormente utilizzato e imitato dal momento che si adatta praticamente alle differenti tecniche dell’arte tipografica. Tale tipo di impronta, da molti gradita, fu ideata, progettata e costruita dal tedesco Hermann Zapf, tipografo, calligrafo ed esperto di calligrafia, nella prima metà del secolo scorso, per la precisione nel 1948.

Il teutonico, non nuovo a questo tipo di impresa, a lui connaturale per passione, giunge al Palatino dopo la costruzione di altri molteplici tipi di carattere da lui stesso ideati, migliorati e armonizzati tra i quali, solo per citarne alcuni: l’Aldus, l’Optima, il Zapfino, il Zapf Book, e tanti altri ancora.

Va ricordato, altresì, che tra i diversi font trattati da Zapf nella sua lunga carriera, costellata di successi, probabilmente anche per la sua unione matrimoniale con Gudrun Zapf-von Hesse, anch’ella disegnatrice di font e calligrafa,  figura anche il modello Book Antiqua, oggi presente nella lista dei caratteri di ogni computer ritenuto a giusta ragione un’imitazione, se non addirittura copia dello stesso Palatino, carattere quest’ultimo, oggi molto utilizzato, imperniato sull’imitazione della scrittura italiana di tipo rinascimentale, ottenuto dall’uso di lettere piuttosto minute e dalle rilevanze molto più sottili, che si lascia ammirare, anche, per l’equilibrio delle sue grandi misure, che lo rendono unico nella pratica della lettura che ne risulta, pertanto, molto facilitata. 

Ciò detto, circa il profilo tecnico e storico del carattere, quello che, invece, probabilmente molti ignorano è che il termine Palatino deriva dal nome del rossanese Giovanni Battista Palatino. Ma vediamo come questo è stato possibile e cosa cela la figura di questo importante conterraneo, maestro dell’arte calligrafica, del quale oggi, forse fuori tempo, molti sono alla ricerca di una possibile riscoperta. È già da molti anni che me ne occupo e non è la prima volta che ritorno a parlare di questa interessante figura rossanese del XVI secolo. 

Giovan Battista Palatino nacque a Rossano nel 1515 e morì a Napoli all’età di sessant’anni nel 1575. Secondo quanto riportato da Franco Pignatti nel Dizionario Biografico della Treccani non si conosce il nome dei genitori.      

Nei suoi scritti – scrive, ancora, Pignatti – «accanto alla forma volgare del nome adoperò spesso quelle latine: “Ioannes Baptista Palatinus” o “de Palatio” o “de Palatinis”. Non si hanno notizie sulla formazione né attraverso quali esperienze sia approdato a Roma a una data piuttosto precoce, se è lui, come è molto probabile, il “Ioannes Baptista scriptor” al quale il 27 marzo 1538 fu concessa la cittadinanza dai Conservatori della Camera Urbis. Il conferimento della cittadinanza implicava, a norma degli statuti, la permanenza nell’Urbe da almeno tre anni, il possesso di una casa in città e di un predio rustico nel contado» (1).

Fu un cultore della letteratura, intellettuale, persona molto istruita, frequentatore degli ambienti letterari più raffinati del tempo, tra cui si vuole ricordare la sua appartenenza alla famosa Accademia dei Naviganti di Rossano.

Il Gradilone, uno degli storici di punta di Rossano, lo rievoca “fra i laici di larga rinomanza” (2). Frequentazioni culturali che continuarono anche fuori Rossano quando Palatino si spostò a Roma, grazie anche alla generosità e al sostegno del cardinale Alessandro Farnese, dove entrò a far parte dell’Accademia dello Sdegno della quale ricoprì il ruolo di segretario. Tra le sue attitudini vi era la disposizione innata per certe attività tra cui la calligrafia della quale fu esperto e insegnante. La sua vocazione di calligrafo emerge attraverso la sua arte nel tracciare la scrittura in forma elegante e regolare, come stile privilegiato della comunicazione. Giambattista Palatino fu anche un grande copista come diremmo oggi, un amanuense di atti e documenti, una figura fondamentale per la riproduzione di manoscritti nel sedicesimo secolo, foggiatosi in un ambiente culturale diffusamente predisposto all’attività di copiatura per la custodia della cultura greca e latina le cui tradizioni ci riportano lontano al tempo di san Nilo e alla presenza in Rossano di tanti monasteri.

Durante la sua permanenza a Roma videro la stampa anche alcune sue pubblicazioni tra cui si ricorda quella del Libro nuovo d’imparare a scrivere tutte sorte lettere antiche et moderne di tutte nationi, con nuove regole misure et essempi, con un breve et utile trattato… un’opera pertinente, dedicata proprio all’Accademia romana di cui faceva parte. Si trattò di una approfondita dissertazione sulla scrittura e sui modelli calligrafici del periodo rinascimentale, che fu stampata a Roma il 12 agosto del 1540 presso Campo di Fiore, nelle case dell’Editore m. Benedetto Gionta, per il tipografo Baldassarre di Francesco Cartolari perugino. A questa edizione seguirono due ristampe. La prima nel 1543 e la seconda nel 1544.

Secondo fonti storiche accreditate si tratterebbe con certezza di una delle più importanti testimonianze culturali nel campo della moderna comunicazione. Per quanto ci riguarda non possiamo che esprimere l’orgoglio rossanese per un così pregiato sigillo lasciato nella storia dell’arte tipografica da Palatino.

Secondo le notizie riportate nell’archivio di Flavio Beninati, «La particolarità del Libro nuovo come di altre pubblicazioni simili, sempre cinquecentesche (l’Operina di Ludovico Arrighi o La vera arte di Giovanni Antonio Tagliente, per citarne alcuni) sta nel suo partecipare a entrambe le nature della produzione libraria, quella manoscritta e quella a stampa: lo scopo del trattato infatti è insegnare a scrivere secondo i principi e le regole della calligrafia attraverso però un libro stampato. Non sono però i semianalfabeti i destinatari di queste opere, ma giovani desiderosi di entrare nelle cancellerie e negli uffici ed eruditi che, attraverso lo studio dell’epigrafia romana, compivano analoghi studi sui principi geometrici che regolano la costruzione delle lettere» (3).

È ancora Gradilone ad affermare che l’opera del Palatino «può a giusta ragione, essere considerata il primo trattato di scienza calligrafica, comparso in Italia, che lo rese celebre» (4), mentre secondo quanto riportato dalla Enciclopedia Treccani l’opera di Giambattista Palatino sarebbe il «più noto e fortunato trattato di scrittura del Cinquecento italiano […] notevole anche per i numerosi esempi dedicati a scritture antiche o desuete e alle scritture crittografiche; a lui è attribuita l’iscrizione dell’arco centrale della Porta del Popolo in Roma, chiamato per tale operazione dall’allora Papa Pio IV» (5).

In ultimo, va detto che la figura del Palatino registra i riconoscimenti di una vasta bibliografia nella quale figura anche il Tomo I di Biblioteca dell’Eloquenza Italiana di Monsignore Giusto Fontanini Arcivescovo d’Ancira con le annotazioni del Signor Apostolo Zeno istorico e poeta Cesareo, cittadino veneziano, accresciuta di nuove aggiunte e stampata a Parma nel 1803 per i tipi dei F.lli Gozzi, con permissione a spese di Luigi Mussi, opera nella quale, al calligrafo rossanese viene riservato un capitolo dal titolo: Classe I - La Grammatica – Capo I – Le regole della lingua volgare (6).

Per tutte queste ragioni, e altre ancora, il carattere Palatino, sul quale si è ampiamente argomentato, porta il nome del noto calligrafo rossanese, Giovanni Battista Palatino, quale riconoscimento alla persona, alle sue qualità professionali e di eminente conoscitore dell’arte calligrafica italiana.

 

Bibliografia

F. PIGNATTI, Palatino, Giovan Battista, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 80 (2014), in http://www.treccani.it/enciclopedia/giovan-battista-palatino_(Dizionario-Biografico)

A. GRADILONE, Storia di Rossano, Editrice MIT, Cosenza, 1967, p. 487.

Archivio Flavio BENINATI, Biografia, Giambattista Palatino, Letterato, copista e calligrafo in http://www.archivioflaviobeninati.com/2014/08/giambattista-palatino/.

Giusto FONTANINI, Tomo I di Biblioteca dell’Eloquenza Italiana, pp. 1,2,3, 1803.

Franco Emilio CARLINO, Rossano Tra Storia e Bio-Bibliografia Vol I, Imago Artis, Rossano 2014.

Franco Emilio CARLINO, Rossano Tra Storia e Bio-Bibliografia Vol II, Imago Artis, Rossano 2019.

Franco Emilio CARLINO, Giambattista Palatino, un maestro rossanese della calligrafia, Cronache delle Calabrie, Anno 2, Numero 7, Domenica 8 Gennaio 2017.

Franco Emilio CARLINO, Il Carisma del calligrafo rossanese Giambattista Palatino, La Voce, Periodico indipendente di Rossano e Circondario, Anno XXI, n. 6, giugno 2017.

Franco Emilio CARLINO, Storie e biografia di alcuni Rossanesi illustri, Consenso Iure Loquitur, Rossano 2020.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.