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Il lanificio Leo, una straordinaria storia della Calabria operosa raccontata da Carlino

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CARLOPOLI – Una storia ricca di tradizione, passione e qualità quella del lanificio Leo che affonda le sue radici nel diciannovesimo secolo, ma guarda con forza al futuro. Una eccellenza calabrese raccontata dalla penna del professore Franco Emilio Carlino che nella sua ricostruzione storica ne evidenzia i tratti distintivi che fanno la forza di questa azienda.

Quanto vado a riferire è la straordinaria storia di uno stabilimento industriale per la lavorazione della lana motivo di vanto del vasto territorio del Reventino-Savuto e della Calabria nel mondo.

Si tratta della favola di una Calabria operosa che da oltre un secolo si muove tra tradizione e rinnovamento. Una storia e una vicenda singolare della famiglia Leo realizzata grazie all’amore, alla passione e al lavoro, organizzata sul talento di quanti vi operano e sul legame con il proprio territorio.

Una realtà che da oltre un secolo e mezzo si perpetua da padre in figlio tramandando una dinamica leggenda industriale che ricorre anche all’impiego di un parco macchine antichissimo.

Il palcoscenico nel quale la favola ha il suo concepimento è Carlopoli, piccolo centro della Sila Piccola catanzarese, un borgo circondato da un ambiente naturale e paesistico di vasta attrattiva per le sue risorse culturali, artistiche, archeologiche, incastonato nella valle del Reventino nelle vicinanze dell’Abbazia di Santa Maria di Corazzo, sulle rovine di un antico mulino posto sul Corace, dove i fratelli Antonio e Giuseppe Di Leo fu Bernardo, nel 1873, realizzarono il primo lanificio.

Un piccolo filatoio dotato di 60 fusi reso funzionante dalla forza degli animali, dove lavoravano 6 operai per circa sei mesi all’anno e dove donne e uomini portavano la lana per averne filati e tessuti che successivamente trasformavano in preziosi manufatti.

La scelta del luogo non fu casuale, sin da epoche remote ed in particolare già ai tempi dell’Impero Romano il territorio dell’Altopiano Silano, per l’abbondanza dei suoi pascoli ed il verde lussureggiante e rigoglioso dei suoi boschi, durante i torridi mesi estivi ospitava numerose greggi. Nel territorio interessante era l’allevamento della pecora Gentile di Puglia, una specie che si adatta sia all’allevamento semibrado sia alla transumanza, dalla quale grazie alle sue caratteristiche, oltre al latte e alla carne, si ricavava una enorme quantità di ottima lana che veniva pettinata, cardata, filata e tessuta dalle donne nelle proprie case dei paesi di montagna.

In un locale al pianterreno, inizialmente, si praticava il processo di cardatura. Non si esclude che agli inizi del 1900, dopo la morte di Antonio Leo vide la luce anche l'apertura di una sede secondaria a Castagna, sempre a valle del fiume Corace, portata avanti dai suoi figli Mariano ed Emilio. Quest’ultimo, alla fine della Grande Guerra rimase solo a guidare l’azienda e problemi logistici e commerciali ne consigliarono il trasferimento in un luogo più adatto al rifornimento della forza motrice necessaria al funzionamento delle macchine.

Una favola che in un secondo momento, nel 1935, vide proseguire la crescita dell’azienda nel nuovo opificio di Soveria Mannelli, altro famoso centro silano facente parte dello stesso territorio del Reventino-Savuto, grazie all’opportunità di poter usufruire in loco dell’energia elettrica. Il Lanificio Leo, secondo le numerose fonti storiche, può vantare di essere la più antica e prima azienda della realtà tessile calabrese. Essa rappresenta una straordinaria occasione di sviluppo che ad incominciare dalla seconda metà del XIX secolo, quando si sviluppò senza interruzione fino ai nostri giorni, riuscì a realizzare tutta una serie di operazioni sulla lana che, partendo dalla materia prima, veniva trasformata prima in filato cardato, poi in tessuto fino alle diverse operazioni di rifinitura.

Dopo la immatura morte di Emilio Leo, nel 1942, i figli Antonio e Giuseppe malgrado il momento difficile dovuto al secondo conflitto mondiale e alla loro giovane età riuscirono a promuovere una importante crescita della fabbrica mediante l’aumento delle macchine e l’incremento della forza lavoro con l’assunzione di nuovi operai. L’attività meccanica venne sempre sorretta da quella prevalentemente artigianale circa il processo della decorazione dei tessuti.

Con l’inizio della seconda metà del secolo scorso l'azienda si proiettò verso una successiva fase di espansione che la rese maggiormente competitiva consentendogli allo stesso tempo un aumentò della sua visibilità sul mercato della lavorazione della lana. Ragione per la quale nel territorio furono costrette a interrompere l’attività molte altre realtà produttive laniere.

Con la fine degli anni ’70, giovanissimo venne a mancare Antonio. La sua morte fu accompagnata da una serie di fattori economici congiunturali tra cui la scarsa disponibilità di lana ricavata dalla Gentile che ne consigliò la sostituzione con pecore di origine sarda, la difficoltà in cui si avviava il settore tessile e l’improvviso cambio del sistema economico e sociale, ragioni che avviarono l’azienda verso un impietoso tramonto tanto da provocare la conseguente chiusura dell’attività.

Nel 1993, Giuseppe, figlio di Antonio Leo, rimasto il solo ad amministrare il lanificio, con ostinazione e amore riuscì a salvaguardare il futuro dell’azienda di famiglia nella quale qualche anno più tardi, con il lavoro volto a promuovere revisioni e nuove soluzioni, si affiancherà l’opera del figlio Emilio Salvatore Leo, operazione che nel prosieguo si rivelerà vincente.

L’azienda riprese il suo cammino più forte che mai diventando modello di eccellenza per tutta la Calabria. Nel lavoro la memoria iniziò a coniugarsi con il rinnovamento e l’arte con il design e la cultura, tutti fattori basilari per un nuovo modo di fare impresa. Si ricominciò ad avere maggiore fiducia e prestigio nel territorio, nella Calabria e nel mondo intero.

Siamo di fronte a uno dei modelli più attraenti dell’artigianato tessile del Paese che si intreccia con la vita stessa e le tradizioni umane e culturali della sua gente. Un’azienda nella quale i processi di cambiamento avviati oggi guardano a situazioni planetarie secondo le moderne tecnologie della produzione e dettati dalle nuove istanze del mercato tessile, senza tuttavia rinnegare quella che fu la iniziale inclinazione artigianale dello stabilimento che, invece, continua a concorrere a una maggiore seduzione della clientela e alla valorizzazione di quello che fu il suo antico manufatto realizzando ricercati prodotti di qualità.

Tuttora, il Lanificio Leo nella sua operatività preserva e si giova di un consistente patrimonio di macchine, risalenti alla fine dell’Ottocento, dalle quali ricava un pezzo significativo del suo attuale fatturato. Inoltre, l’azienda costituisce un rilevante esempio di Museo d’Impresa adoperato anche come luogo di cultura e nella cui area ogni giorno, secondo un modello di ciclo produttivo chiuso viene attuata il ciclo di trasformazione e produzione della lavorazione della lana e si testano nuovi prodotti ispirati dall’originalità e dalla passione.

Le tendenze del momento e le nuove richieste della piazza rappresentano la storia corrente dell’azienda, che si pone e cresce in armonia con i suoi prodotti e le sue collezioni che richiamano sì la sua centenaria tradizione tessile, ma legata al nuovo design. I prodotti artigianali posti sul mercato riferiscono ciò che è lo splendido patrimonio di idee, di cognizioni, di consapevolezza e di abilità maturate nell’arco degli anni, che congiuntamente all’attaccamento e la stoffa – è il caso di dire rimanendo nel tema – dei titolari permettono tuttora di riscuotere un meritato apprezzamento e ottenere manufatti molto ricercati.

(Foto fonte Antonio Renda)

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.