4 ore fa:Sottopasso di Sibari, il cantiere riparte. Garofalo: «Impegno rispettato, Iacobini ha mantenuto la promessa»
3 ore fa:Emergenza acqua, Campana attacca Sorical e Arrical: «Accentramento fallito, i calabresi restano senz'acqua»
2 ore fa:I Toto sul lungomare di Corigliano-Rossano: alla Negra Tomasa arriva Jean-Michel Byron
4 ore fa:Greco (Italia Viva) attacca Occhiuto: «Troppa propaganda, la Calabria reale non vive nei reel»
22 minuti fa: Macrocioli, nuova rottura della condotta. Stasi: «Un rottame idrico, serve il rifacimento totale»
1 ora fa:Ex centrale Enel di Cutura, attiva la demolizione delle ciminiere: prima torre giù entro febbraio 2027
3 ore fa:Disabilità, vittoria Anffas Corigliano-Rossano al Consiglio di Stato: rafforzato il diritto al progetto di vita
52 minuti fa:Va’ Sentiero Fest, il Pollino diventa il palcoscenico del primo festival-spedizione d’Italia
2 ore fa:Addio a Tonino Catalano: il calcio rossanese perde un padre silenzioso
1 ora fa:Cariati conquista le Spighe Verdi per il secondo anno consecutivo: si conferma il triplete delle eccellenze ambientali

Gli antichi conci di Corigliano dove anticamente si lavorava la liquirizia

1 minuti di lettura

di Giulio Iudicissa - Delle quattro fabbriche di liquirizia, i famosi conci, attivi a Corigliano, sin dal ‘600, l’ultimo, quello del Pendino, concluse il suo ciclo negli anni sessanta del 1900. Avevano prodotto dell’ottima roba, varia per gusto, ma sempre apprezzata e tale da imporsi sui maggiori mercati mondiali, senza alcun timore della concorrenza. La liquirizia coriglianese era, insomma, garanzia di qualità.

I conci portarono, dunque, ricchezza ai proprietari, Saluzzo, Compagna, d’Alife, Sollazzi, e diedero lavoro a centinaia di persone, uomini, donne e ragazzi, di Corigliano e dell’intera provincia.

Certo, la fine del loro ciclo produttivo rappresentò un danno sul piano economico, pur tuttavia, non vanno dimenticate le condizioni di precarietà, in cui il lavoro veniva svolto: lo sfruttamento era sistema e per la donna assumeva connotazioni ancora più gravi. Se all’uomo, infatti, veniva riconosciuta anche la qualifica di salariato mensile, alla donna ciò era negato, venendole corrisposte, quindi, le sole giornate effettivamente svolte.

Anche nella retribuzione risultavano forti sperequazioni. Essa variava, sì, a seconda della mansione, ma mentre un operaio, il macchinista fochista, a mo' d'esempio, poteva pure arrivare a circa cento lire al mese, una operaia si fermava a meno della metà.

Alle donne non venivano, infine, riconosciute alcune piccole gratificazioni, specie di mance, come un po’ d’olio una volta al mese e qualche chilo di carne nel periodo di carnevale: particolare non insignificante, se inquadrato nella generale povertà dei tempi.

Ecco: quante cose ci mostra anche un solo minuto di storia d'altri tempi!


Storie d'Altri tempi è un progetto dell'Eco dello Ionio e dell'associazione Rossano Purpurea, nato per costruire un racconto corale di memorie cittadine tra Corigliano e Rossano. I contenuti sono frutto di un patrimonio orale di ricordi, o di ricerche storico- antropologiche, per lo più inedite, che gli autori hanno accettato di condividere con noi. Una narrazione unica, antica e nuova allo stesso tempo, della nostra identità.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.