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Andiamo a votare, perché l'unica e ultima arma che ci resta è la scelta. Diversamente è resa!

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Il voto è un dovere civile, ma ancor prima è un atto di fede nel futuro”. Così ricordava Sandro Pertini, uno dei Presidenti più amati della nostra Repubblica. E in quelle parole, semplici e scolpite nel tempo, c’è tutta la ragione per cui — oggi più che mai — è necessario andare a votare.

Viviamo un’epoca in cui la disillusione è diventata la norma. I cittadini si sentono traditi, ingannati, dimenticati da una politica che spesso, anzi, che sempre parla un linguaggio distante dalla vita reale. Si ha la sensazione che tutto remi contro: le istituzioni, i partiti, la burocrazia, perfino la speranza. Ma rinunciare al voto significa rinunciare all’unica possibilità di riscatto che la democrazia ci garantisce.

Andare a votare non è un atto di fiducia verso chi si candida: è un atto di rispetto verso sé stessi. Perché si può scegliere di non scegliere anche andando a votare. Perché votare non significa soltanto eleggere qualcuno: significa riaffermare il diritto di essere protagonisti, non spettatori, della propria storia.

Chi sceglie di non votare spesso lo fa per protesta. È comprensibile. Ma è una protesta che, nella sostanza, consegna agli altri il potere di decidere. Perché le urne, comunque, si aprono. E se anche un solo cittadino dovesse recarsi alle urne, sarebbe lui — e solo lui — a decidere per tutti gli altri. È questa la verità che dovremmo ricordare prima di girarci dall’altra parte.

La democrazia non è un meccanismo perfetto, ma è l’unico che ci permette di migliorarla. Un voto alla volta, una coscienza alla volta. E se oggi tutto sembra andare contro l’individuo, il modo più nobile per ribaltare la rotta è proprio quello di esercitare il diritto di voto: silenzioso, libero, personale, ma potentissimo.

Pensate bene a una cosa: i sistemi, le oligarchie, le corsorterie politiche, i cerchi magici sono tutte condizioni che ci riportano a pensare ad un numero ristretto di persone. Ed è così. Sono quei pochi che scelgono il destino di tutti e che oggi sono designati dal volere di alcuni. Il voto, almeno, ci consentirebbe di avere ancora quel valore della contrattazione democratica; di incutere il timore, a chi detiene il potere, che a giudicarli non saranno alcuni ma tanti. La maggioranza. Andiamo a votare!

 

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.