Corigliano-Rossano verso le strisce blu. Ma Stasi le vuole “pubbliche”: gestione in house e zero servizi esterni
A Caloveto il sindaco annuncia il progetto per la sosta a pagamento e rivendica la sua linea sulla gestione pubblica. Poi il duetto con Montesanto sui concerti: «Non vedo una visione alternativa. Forse c’è un po’ d’invidia»
CALOVETO – Le strisce blu stanno per entrare nell’agenda amministrativa (e potremmo dire anche politica e sociale) di Corigliano-Rossano. Ora non è più soltanto un’ipotesi. La Giunta comunale, infatti, ha già impartito da qualche mese un atto di indirizzo agli uffici, nello specifico al settore della Polizia Municipale, affinché vengano predisposti gli atti conseguenti per introdurre la sosta a pagamento. A confermarlo pubblicamente è stato il sindaco Flavio Stasi, intervenendo alla terza Festa Regionale dell’Entroterra di Caloveto.
Ed è proprio sul “come” che si riconosce immediatamente la cifra politica del sindaco. Perché l’idea non sarebbe quella più consueta di consegnare parcheggi, parcometri e controllo della sosta a un soggetto privato attraverso un affidamento esterno, come per esempio avviene in quasi tutte le città che adottano i servizi di controllo e governo della mobilità. No. Stasi vuole provare a tenere tutto dentro il Comune, con una gestione in house e risorse della casa comunale.
Una scelta quasi perfettamente sovrapponibile alla sua impostazione più “statalista” della cosa pubblica: se un servizio può produrre entrate, organizzazione e governo dello spazio urbano, il principio è che debba essere innanzitutto l’ente pubblico a gestirlo. L’obiettivo sarebbe duplice: da un lato ottimizzare direttamente il servizio, dall’altro mantenere nelle mani del Comune la leva tariffaria e gestionale, evitando che la necessità di remunerare un investimento privato finisca per scaricarsi sul cittadino/utente.
Il progetto è ancora nella fase amministrativa e dovrà naturalmente essere costruito dagli uffici. Ma la direzione politica, questa sì, è stata tracciata.
A Caloveto più che un’intervista, un duetto
La notizia, dicevamo, è arrivata dentro un talk vibrante che, a tratti, è sembrato molto meno un’intervista e molto più un vivace corpo a corpo di battute, provocazioni e convergenze tra Stasi e il comunicatore strategico Lenin Montesanto.
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Ad aprire la serata era stato il sindaco di Caloveto Umberto Mazza, riportando il confronto dentro il tema che ormai caratterizza la Festa dell’Entroterra: una Calabria che deve smettere di separare costa e montagna e imparare a raccontarsi come un territorio unico, con i piccoli borghi nel mezzo. Mazza ha ricordato anche la Rete Turistica presieduta dallo stesso Stasi e la necessità di costruire rapporti tra comunità che condividono storia e geografia.
Poi Montesanto ha cambiato registro, facendo scivolare la conversazione direttamente sulla politica di Corigliano-Rossano. Quella che ormai, dal lontano 2019, è diventata un elemento di discussione – e forse anche di studio – nei salotti politici sibariti e calabresi. Proprio perché Stasi, nonostante sembri parlare l’ostrogoto rispetto alla lingua ufficiale del “galateo istituzionale”, assumendo una postura del tutto non convenzionale, piaccia o no, riesce ancora a bucare la pancia della gente. Nonostante siano passati oltre sette anni dall’inizio del suo mandato.
Tra i tanti temi affrontati durante il talk – dal rapporto costa-entroterra ai centri storici, dalla Rete Turistica alle politiche culturali e alla gestione dei servizi pubblici – il dibattito, dicevamo, è finito anche sui concerti (tanti, in ogni stagione, e tutti “a gratis”, pagati dalle tasche del Comune). Uno dei temi più controversi dell’era Stasi. Ma anche il tema focale – probabilmente – per capire benissimo come funziona la diottria del restante universo politico coriglianorossanese che va oltre lo stesso Stasi.
Il sindaco oggi viene contestato molto, ma contrastato poco. Forse per nulla sul terreno delle idee. «Ci deve essere intanto una visione politica diversa per chi ha idee diverse e strumenti diversi. Io non ne ho sentite», ha detto Montesanto. Che ha poi aggiunto in provocazione massima: «Sento spesso i tuoi consiglieri comunali, leggo spesso un po’ di posizioni contrarie, ma continuo a dire che sulla organizzazione di questi concerti e sulla visione che li sottende non ho sentito nulla».
È stato probabilmente il passaggio politicamente più pesante dell’intera serata. Perché il ragionamento va ben oltre il cartellone estivo, atteso che proprio in quel momento in città si stava consumando la prima grande crepa della stagione dei concerti: il flop della serata del 14 agosto in piazza Noce (il primo concerto pubblico dove praticamente non c’era nessuno!). Però, al netto delle canzoni, viene fuori una domanda che è la stessa che gli addetti ai lavori si pongono ormai da mesi, senza trovare una risposta: se esiste un’alternativa a Stasi, dov’è? Qual è? Con quali strumenti propone di amministrare diversamente la città?
Centro, destra, sinistra, opposizioni civiche: la tesi uscita dal palco di Caloveto è che intorno al sindaco ci sia molto rumore, ma ancora pochissimo antagonismo politico strutturato attorno a una visione alternativa. Eppure, noi dalle pagine dell’Eco dello Jonio lo scriviamo dal giugno del 2024: l’era politica di Stasi per Corigliano-Rossano si può dire conclusa da un pezzo perché ha esaurito la sua mission: sottrarre, disintegrare, eliminare dal contesto politico locale l’egemonia di quanti hanno governato le due città, il territorio, per oltre un ventennio.
«Sui concerti forse c’è semplicemente un po’ d’invidia»
È quindi sul tema più divisivo dell’estate che Montesanto ha affondato ulteriormente. «Io penso che in Calabria non vi sia a tutti i livelli una visione di fatto alternativa a quella che tu metti in campo con il successo a Corigliano-Rossano», ha detto rivolgendosi a Stasi. Perché, ha aggiunto, il concerto organizzato dagli enti pubblici «resta uno strumento vincente, preferito» e soprattutto diffuso «da quello regionale a quello municipale».
Poi la stoccata: «Continuo a pensare che in realtà ci sia semplicemente un po’ di invidia per il fatto che in questo momento i concerti li stai organizzando tu. Altrimenti si faccia una proposta alternativa, diversa». Ma questo è un coraggio che nessuno sembra avere. Perché il problema forse non sono i concerti. Ma è Stasi che li organizza e ne raccoglie il successo.
I grandi eventi gratuiti li fanno praticamente tutti: amministrazioni di centrodestra e centrosinistra, città, paesi e piccoli borghi. Corigliano-Rossano ha semplicemente messo a sistema, ingrandito e strutturato una pratica largamente diffusa, provando però ad aggiungervi grandi nomi e qualità artistica.
E qui emerge lo Stasi-pensiero. L’evento pubblico come forma di accesso sociale alla cultura e allo spettacolo: se il Comune può mettere una grande esperienza musicale a disposizione di tutti, perché trasformarla necessariamente in un prodotto accessibile soltanto a chi può permettersi un biglietto?
È un’impostazione quasi “ultra-sociale” dell’evento: stesso palco, stesso artista, stesso posto davanti al concerto per chiunque, indipendentemente dal reddito. Si può discutere su costi, priorità e modello turistico. Ma per contestarlo politicamente servirebbe un modello alternativo. Non semplicemente dire che quei concerti non andrebbero fatti.
E su Terrae Magna Graecia quel mezzo sorriso...
C’è stato poi un momento meno rumoroso, ma forse altrettanto significativo.
Parlando della Rete Turistica della Magna Graecia, di cui Stasi è presidente, Montesanto ha provocato il sindaco sul grande contenitore territoriale: una rete che dovrebbe tenere insieme territori molto diversi e che, già dal nome, rischia di voler racchiudere tutto e quindi raccontare poco o nulla.
Stasi non ha aperto una polemica. Ha abbozzato però un mezzo sorriso, quasi un ghigno (di assenso o dissenso, non lo sappiamo!), di quelli che durante una conversazione dicono più di una risposta formale.
Sta di fatto che mentre si prova a costruire grandi contenitori territoriali, la vera sfida continua a essere quella di dare loro un contenuto, una funzione e soprattutto un’identità leggibile.
D’altra parte lo stesso Stasi, parlando dei rapporti tra i comuni, ha riconosciuto che troppo spesso i legami territoriali sono stati ignorati «in maniera molto miope», rivendicando invece il lavoro di condivisione maturato negli ultimi anni attraverso Unione dei Comuni, Rete Turistica e relazioni istituzionali.
E così, dalla piazza di un paese di poco più di mille abitanti, è venuta fuori una fotografia abbastanza nitida della politica della città più grande del Nord-Est calabrese: Stasi prepara persino le strisce blu secondo il suo modello, continua a difendere i concerti secondo il suo modello e, soprattutto, continua ad avere davanti molte contestazioni ma ancora nessun modello concorrente riconoscibile.
Persino sulla comunicazione istituzionale, gestita sostanzialmente in autonomia, senza consulenti e senza un vero ufficio stampa strutturato, non emerge alcuna contestazione capace di trasformarsi in proposta alternativa. Si può discutere il metodo (altroché!). Ma anche in questo caso manca qualcuno che dica non soltanto che cosa non va, ma come andrebbe fatto diversamente.
Insomma, Stasi viene criticato, talvolta anche duramente, ma continua a dettare temi, strumenti e perfino il terreno sul quale viene contestato. L’agenda politica è sua: dai concerti alle strisce blu (che – ne siamo certi – innescheranno il solito vespaio di polemiche), dalla gestione pubblica dei servizi fino alla maniera tutta sua di comunicare l’azione amministrativa, le opposizioni sembrano rincorrerlo più che anticiparlo.
Per ora, almeno, l’egemonia è tutta lì. È… tutta sua!