«Con i contributi fissi non apriamo»: Pancaro propone l’Inps a mesi per le attività stagionali
L’ex assessore al Turismo di Altomonte chiede versamenti proporzionati ai periodi di apertura nei piccoli comuni della Zes del Mezzogiorno. L’obiettivo è raccogliere 500 firme entro ottobre
ALTOMONTE - Un’attività che lavora soltanto durante l’estate non può sostenere gli stessi costi fissi di chi resta aperto tutto l’anno. Parte da questa considerazione la proposta di Mario Pancaro, già assessore al Turismo del Comune di Altomonte, per introdurre una contribuzione Inps proporzionata agli effettivi mesi di attività.
Il principio è sintetizzato nello slogan “Con i fissi non apriamo”. La misura immaginata riguarda commercianti e artigiani che concentrano il proprio lavoro nella stagione turistica: ristoranti, gelaterie, botteghe, chioschi, stabilimenti balneari e altre piccole imprese legate ai flussi di visitatori.
Pancaro propone di consentire il versamento dei contributi fissi per un periodo compreso tra due e quattro mesi. Chi volesse ottenere la copertura previdenziale per l’intero anno potrebbe integrare volontariamente la somma, senza imporre lo stesso onere a chi opera soltanto per una parte limitata dell’anno.
L’idea è stata raccolta in un dossier che sarà sottoposto ai Consigli comunali, alla Regione Calabria e alle altre sedi istituzionali competenti.
Nel mirino ci sono soprattutto i costi sostenuti dalle attività dei borghi, dove il turismo rimane fortemente stagionale. Tra giugno e settembre molti centri calabresi tornano a popolarsi grazie ai visitatori e agli emigrati di ritorno, mentre durante il resto dell’anno domanda e incassi si riducono drasticamente.
Secondo le stime illustrate da Pancaro, anche ricorrendo alle agevolazioni disponibili per alcuni regimi fiscali, un’attività aperta soltanto durante l’estate può trovarsi a sostenere circa 3mila euro annui di contribuzione. A questa cifra devono poi aggiungersi affitto, utenze, personale, tributi e altri costi di gestione.
«Io aprirei domani e assumerei un ragazzo del posto per servire ai tavoli. Oggi non mi conviene», racconta un operatore citato nel documento. La riduzione degli oneri fissi, nelle intenzioni della proposta, potrebbe favorire nuove aperture, occupazione stagionale ed emersione delle attività irregolari.
L’ipotesi è applicare il meccanismo nei Comuni con meno di 15mila abitanti compresi nella Zes unica del Mezzogiorno. Come termine di confronto viene richiamato il settore agricolo, nel quale la contribuzione segue criteri differenti e legati anche alle giornate lavorate. L’eventuale estensione a commercio e artigianato richiederebbe comunque una modifica legislativa nazionale e una verifica della sostenibilità previdenziale.
La simulazione contenuta nel dossier prende in esame un comune della provincia di Cosenza con 142 imprese commerciali attive, almeno 35 delle quali potenzialmente stagionali. Secondo Pancaro, la riforma potrebbe favorire quindici nuove aperture in tre anni e generare tra 25 e 30 opportunità di lavoro estivo.
Si tratta di proiezioni avanzate a sostegno della proposta e ancora da sottoporre alla valutazione degli organismi competenti. Pancaro ritiene che l’eventuale riduzione del gettito contributivo possa essere compensata dall’emersione del lavoro irregolare, dalle nuove assunzioni e dalle maggiori entrate fiscali prodotte dalle attività.
Per limitare gli abusi vengono ipotizzati controlli incrociati su scontrini elettronici, consumi energetici e occupazione del suolo pubblico, oltre alla perdita del beneficio per cinque anni nei confronti di chi dovesse dichiarare una falsa apertura stagionale.
Il percorso dovrebbe partire dai Consigli comunali dei borghi calabresi, chiamati ad approvare documenti di sostegno. Parallelamente sarà avviata una raccolta tra le partite Iva, con l’obiettivo di raggiungere 500 firme entro ottobre e portare la misura all’attenzione del Parlamento come possibile emendamento alla prossima Legge di Bilancio.
«Non chiediamo regali, chiediamo regole giuste», è il messaggio rilanciato da Pancaro. Ora l’idea dovrà misurarsi con norme, coperture e numeri ufficiali. Ma pone una questione concreta: nei territori dove l’economia vive per stagioni, anche il sistema contributivo deve riuscire a leggere il calendario reale del lavoro.