Caputo (FdI): «Pozzi a raffica, ma Corigliano Rossano resta senza acqua»
Nel question time il capogruppo in Consiglio comunale denuncia spese milionarie e contraddizioni del sindaco: «Promesse finite nel nulla»
CORIGLIANO-ROSSANO- Nel corso del question time in Consiglio comunale, il capogruppo di Fratelli d’Italia Guglielmo Caputo ha acceso i riflettori sulla gestione dell’emergenza idrica e sulle evidenti contraddizioni del sindaco rispetto a quanto dichiarato in campagna elettorale.
«Ho fatto ascoltare in aula un passaggio preciso della campagna elettorale del sindaco – ha dichiarato Caputo – quando attaccava le vecchie amministrazioni per i pozzi e prometteva acqua dalle montagne. Dopo sette anni la realtà è sotto gli occhi di tutti: promesse dimenticate e città ancora a secco».
Caputo ha poi evidenziato come la linea politica dell’amministrazione si sia ribaltata. «Oggi Corigliano Rossano è diventata la capitale dei pozzi. Altro che montagne. Qui si continua solo a scavare e spendere».
Secondo il capogruppo di FdI, i numeri sono chiari: «Parliamo di quasi 20 pozzi realizzati da zero. E altri ancora presi in affitto da privati con canoni annui: 5 mila euro per Calamo Grotte, 5 mila per Colagnati, 40 mila euro per Donnanna e altri. Eppure l’acqua continua a mancare».
Ma il punto più grave, per Caputo, riguarda i costi e la mancanza di trasparenza. «Nessuno sa quanto costano davvero questi interventi. Non esiste un quadro chiaro delle spese. Si firmano determine da centinaia di migliaia di euro senza spiegare se siano cifre giuste. In media oltre 100 mila euro per ogni pozzo tra lavori e interventi successivi. Parliamo di milioni di euro complessivi».
Infine l’attacco sulla gestione amministrativa: «In sette anni nessun bando pubblico: solo affidamenti diretti, proprio quelli che il sindaco criticava. Sulle pompe di sollevamento nove proroghe tecniche in due anni, poi la stessa ditta vince per un milione di euro».
Caputo conclude: «Non può scaricare tutto sui dirigenti. Il sindaco ha il dovere di controllare. Se non è in grado, tragga le conseguenze. Chi deve vigilare intervenga subito, prima che il danno diventi irreparabile».