Palazzo Pendino, scontro politico sul social housing: “Inclusione o ghettizzazione?”
Corigliano-Rossano Domani chiede chiarezza su fondi pubblici e destinazione d’uso: “Servono programmazione e visione, non decisioni calate dall’alto”
CORIGLIANO-ROSSANO – «Inclusione o ghettizzazione?». È l’interrogativo che il movimento Corigliano-Rossano Domani pone in merito agli interventi socio-abitativi previsti nell’area di Palazzo Pendino.
In una nota stampa, il movimento esprime «forte preoccupazione per le scelte che l'Amministrazione comunale sta portando avanti sugli interventi socio-abitativi previsti nell'area del Pendino», parlando di «decisioni assunte senza un reale confronto politico e senza una visione complessiva sul futuro della città».
«Non è in discussione il principio dell'accoglienza e della tutela delle persone più fragili – precisano – bensì il modo in cui si stanno concentrando funzioni assistenziali in luoghi delicati e strategici».
Nel comunicato si richiama anche la storia recente dell’immobile: «Il Palazzo Pendino ha già beneficiato di rilevanti finanziamenti pubblici, erogati nell'ambito dei fondi CIPE destinati ai centri storici della Calabria, con una precisa finalità di restauro e destinazione d'uso quale ostello della gioventù». Una circostanza che, secondo il movimento, «impone oggi una riflessione seria e trasparente».
«È legittimo domandarsi – si legge ancora – se siano state pienamente rispettate le finalità originarie del finanziamento e quali valutazioni tecnico-amministrative siano state effettuate in merito alla compatibilità tra il progetto inizialmente approvato e la nuova destinazione ipotizzata».
Corigliano-Rossano Domani sottolinea che «in presenza di risorse pubbliche vincolate, il tema della coerenza tra intervento finanziato e utilizzo effettivo dell'immobile non può essere considerato secondario, né liquidato come un mero dettaglio burocratico». Da qui la richiesta che l’Amministrazione «chiarisca pubblicamente se esistano profili di criticità o possibili conseguenze sul piano amministrativo e contabile».
«La città ha diritto a conoscere se il precedente investimento pubblico sia stato correttamente concluso sotto ogni aspetto e se le scelte attuali siano pienamente compatibili con gli atti di finanziamento già ottenuti», prosegue la nota.
Sul piano politico e urbanistico, il movimento evidenzia che «le politiche di social housing diventano un importante strumento di integrazione solo nella misura in cui si realizzano in contesti urbani adeguati» e richiama le parole del consigliere Demetrio Caputo, secondo cui «il Palazzo Pendino rappresenta un luogo carico di valore storico e simbolico per una parte importante della città».
«Tutto il complesso, nato con una vocazione aperta e multifunzionale – si legge – rischia di essere trasformato in uno spazio privo di prospettiva, rinunciando a un progetto di rigenerazione capace di creare socialità, cultura e sviluppo».
Nel comunicato si parla inoltre di «politiche calate dall'alto e prive di una strategia diffusa» che «non producono integrazione, ma spostano il disagio, generando nuove criticità», evidenziando come l’area del Pendino «si presenta ancora sganciata dal contesto urbano, infatti sprovvista persino dei più elementari collegamenti pedonali».
Infine, l’appello conclusivo: «C'è bisogno di un cambio di rotta immediato: politiche sociali diffuse e integrate, tutela del valore pubblico degli immobili, coinvolgimento delle forze politiche e della cittadinanza, programmazione vera e non gestione emergenziale».
«Le politiche sociali non produrranno mai risultati senza un'adeguata programmazione ed una vera visione di Città. L'inclusione si costruisce governando i processi, non subendoli. La nostra città non merita scelte opache e prive di coraggio politico».