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Tra catapultati, benedetti e candidati del posto: ecco come si delinea il collegio uninominale di Co-Ro-Kr

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CORIGLIANO-ROSSANO – Bagarre, entusiasmo, dubbi e alla fine – per forza di cose – anche grandi, grandissime delusioni. L’affaire elettorale nel collegio Calabria 1 (Sibaritide-Pollino-Crotonese) è sempre più complicato, incerto e sicuramente sarà ricco di sorprese, anche amare, per chi si aspettava una sfilza di candidature autoctone che, invece, non ci saranno. Questa è l’unica cosa certa che con il passare dei giorni si sta delineando. Essì, perché il Collegio di Corigliano-Rossano, che comprende un territorio vastissimo che si estende dai confini con la Basilicata fino a Steccato di Cutro ed è – tra l’altro – il collegio calabrese con più elettori (circa 450mila), è una rogna per i partiti ma anche una grande “polpa (di voti) da spolpare”. Un rebus gigantesco, insomma, per le segreterie politiche che anche questa volta dovranno fare i conti con le tante promesse disattese e con la disillusione, l’amarezza e la sfiducia dei cittadini dell’area jonica costretti a stare sempre un passo indietro rispetto ai conterranei del Tirreno.

Le candidature sono questione assai complessa. E mentre a Roma i leader si spartiscono l’Italia come se fosse una partita di Risiko, sui territori chi deve piazzare le pedine sul campo, di questi tempi, sta a strapparsi le pellicine delle dita con i denti tenendo un rotolo di carta igienica sotto braccio. Sono coliche!

Da un lato c’è il centrodestra che, da favorito, non può sbagliare una mossa; dall’altro ci sono tutti gli altri, centrosinistra in testa, che invece non solo deve parare il colpo ma deve anche dividere il grano dalla pula individuando tutti quei collegi in cui la sconfitta è quasi certa e piazzare il miglior perdente. Non è il caso, però, del collegio di Corigliano-Rossano (e Crotone) dove ancora oggi i sondaggi danno la partita elettorale apertissima ad ogni risultato. Tutto dipenderà, quindi, dai cavalli in corsa e dalla loro capacità di attirare le simpatie degli elettori che nella quasi totalità farebbero volentieri a meno di recarsi alle urne (la Sibaritide-Pollino-Crotonese ha un tasso di astensionismo assestato tra i più alti in Italia).  

Partiamo dal centrodestra. In Calabria è dato tra i favoriti, addirittura si prevede l’en plein su tutti i collegi uninominali di Camera e Senato. Sulla mappa del Risiko il collegio camerale Calabria 1 sarebbe stato assegnato alla Lega. Il portabandiera di coalizione, quindi, dovrebbe essere un esponente del Carroccio. Chi? Ieri riprendendo le proiezioni del Corriere della Calabria,   avevamo preannunciato che il nome più quotato al momento sarebbe quello di Domenico Furgiuele, lametino di nascita e deputato leghista uscente. Per lui, in realtà, ci sarebbe anche la proposta del listino bloccato. Dovrà scegliere. In questo caso a subentrare al suo posto all’uninominale jonico potrebbe essere la capogruppo leghista in Consiglio regionale, Simona Loizzo.

C’è poi la lista di Forza Italia che, a quanto pare, potrebbe essere la più identitaria e calabrese rispetto a tutte le altre. I berluscone’s, infatti, dovrebbero portare in seno una sfornata di rappresentanti regionali in cerca di riconferme e anche di qualche new entry. Tutto dipenderà dalla composizione del listino. Quasi certamente (perché la conferma l’avremo il giorno della presentazione delle liste) il capolista alla Camera sarà Mario Occhiuto, ex sindaco di Cosenza e fratello del Governatore calabrese, al secondo posto una donna (la castrovillarese e parlamentare uscente Fulvia Caligiuri?); al Senato, invece, il capolista dovrebbe essere il deputato forzista uscente Giuseppe Mangialavori.

La partita più incerta, invece, è quella di Fratelli d’Italia che i bookmakers danno in fortissima crescita anche in Calabria. I nomi da blindare del partito di Giorgia Meloni sono 4: la deputata uscente Wanda Ferro, l’assessore regionale Fausto Orsomarso, e poi due nomi forti che stanno da sempre nella pancia del partito, il presidente nazionale dell’associazione dei consumatori Udicon, il vibonese Denis Nesci, e il dirigente nazionale di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani di Corigliano-Rossano. Una partita, quella dell’elezione certa dei 4, che si potrebbe chiudere serenamente nei listini di Camera e Senato se non fosse per due fattori determinanti: uno dettato dalle regole del gioco (l’alternanza uomo-donna all’interno delle liste per consentire la parità di genere); l’altro, invece, dettato da strambe e incomprensibili regole di partito che da Roma potrebbe catapultare in Calabria un quinto incomodo, l’eurodeputato Alfedo Antoniozzi, figlio dell’ex ministro e più volte deputato della Democrazia Cristiana. Che oggi – evidentemente – si riscopre di animo sovranista e patriottico solo per conquistare un seggio in Parlamento. Beh, se questo alla fine fosse vero, il partito della Meloni che porta come bandiera valori e principi dell’appartenenza e della coerenza sarebbe una bruttissima caduta di stile e… credibilità.

Nel centrodestra, poi, ci sono anche i centristi duri e puri. Per loro nessun collegio uninominale in Calabria ma solo una buona dose di candidati nei listini alla ricerca del quorum (che nella nostra regione potrebbe essere raggiunto facilmente dato il consenso che i moderati riscuotono). Tanti i nomi in campo, nel collegio Calabria 1, c’è quello della crotonese Flora Sculco candidata dell’Udc alle ultime regionali, e poi potrebbe esserci anche quello del capogruppo dello scudo crociato in Consiglio regionale, Giuseppe Graziano. Ma per lui sarebbe solo una candidatura di servizio.

Centrosinistra. Qui la partita appare più semplice. Perché è il Partito Democratico a dettare legge (soprattutto dopo l’addio di Calenda) e a dover studiare mosse e soprattutto contromosse. Nei giorni scorsi avevamo paventato una candidatura giovane e autorevole all’uninominale del Collegio jonico, quella del coriglianorossanese Aldo Zagarese (che a questo punto dovrebbe giocarsela con uno tra Furgiuele e Loizzo). Anche se nelle ultime ore, pur rimanendo in pole il nome del consigliere provinciale e capogruppo dem in Consiglio comunale a Corigliano-Rossano, il partito starebbe pensando ad un altro nome. Quello di Eugenio Marino, crotonese di nascita ma “illustre sconosciuto” alle latitudini calabre ma evidentemente non a quelle del partito, essendo uomo di fiducia dell’ex ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano. Questo al maggioritario. Al proporzionale, invece, dovrebbe essere blindatissima la candidatura dei deputati uscenti Enza Bruno Bossio come capolista PD alla Camera (il secondo posto potrebbe essere di Carlo Guccione) e di Nicola Irto capolista al Senato. Ma tra le fila dem e di uno schieramento che guarda sempre più a sinistra, ci potrebbe essere un colpo di scena. Da giorni, infatti, si sussurra un nome che potrebbe essere una buona sintesi da listino bloccato per attrarre voti in ogni angolo della regione: è il nome del segretario regionale della Cgil Calabria Angelo Sposato, coriglianorossanese doc e con ottime referenze nelle sedi capitoline. La leva sindacale potrebbe calamitare parecchi voti.

E infine, nella costellazione dei partiti che si presenteranno ai nastri di partenza, c’è anche il Movimento 5 Stelle. E qui i dubbi sono tanti e atroci. I deputati uscenti del territorio rimasti nei ranghi del partito di Grillo, rispetto alla caterva di eletti del 2018, sono i deputati Elisabetta Barbuto di Crotone ed Elisa Scutellà di Corigliano-Rossano (il capogruppo pentastellato alla Camera, il castrovillarese Massimo Misiti ha già detto di non volersi candidare). Logica politica (non pentastellata evidentemente) vorrebbe che tutti e quattro (considerato anche che sono solo al primo mandato) fossero in corsa per una ricandidatura tra Camera e Senato. Succede però che quasi tutti dovranno passare per le forche caudine delle parlamentarie (la pre-elezione sul portale del Blog delle Stelle). Regole assurde, considerate anche le sorti avute dal M5S durante l’ultima legislatura, mostrando tutte le forme di un partito da Prima Repubblica. E infatti, per i quattro che dovranno sottoporsi all’esame degli iscritti ci sarà invece un candidato catapultato da Roma al quale è destinato il primo posto del listino bloccato. Si tratta di Vittoria Baldino, nativa di Paludi ma da anni residente nella Capitale (dove è stata eletta parlamentare alle ultime politiche del 2018). Una imposizione che, per come riportato nei giorni scorsi dal Corriere della Calabria, non piacerebbe alla base del Movimento, pronta a disertare le parlamentarie.    

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.