Crosia, Aiello senza numeri: il Consiglio verso lo scioglimento, urne in primavera
Forza Italia chiude ogni spiraglio, Morello chiede la conta pubblica: la maggioranza non esiste più. Se la sfiducia verrà certificata, arriverà il commissario e la città tornerà al voto già nei prossimi mesi. Ecco perché
CROSIA – La sindaca Maria Teresa Aiello non ha più i numeri per governare. E questo non è più solo un dato acclarato ma - a quanto pare - anche irreversibile. Alle sue spalle è stato tramato un disegno politico con una regia precisa - e questo ormai è chiaro a tutti nonostante le smentite - che parte dalla sua stessa maggioranza (consiliare ed extraconsiliare), quella che l’ha sostenuta e fatta eleggere nel maggio 2024.
Dopo l’uscita dalla maggioranza dei tre consiglieri De Vico (il suo vicesindaco), Blefari (il presidente del Consiglio comunale) e Graziani (diretto riferimento dell’ex Consigliere regionale Davide Tavernise), il quadro si è definitivamente compromesso. Ma mancava un elemento decisivo: la posizione ufficiale dell’opposizione principale, quella che avrebbe potuto - con un ribaltone - cambiare le carte in tavola.
Stiamo parlando di Forza Italia che in Consiglio comunale conta ben tre rappresentanti. Ma ieri pomeriggio si è chiarita anche la loro posizione in modo netto, chiaro ed inequivocabile. E la risposta non lascia spazi interpretativi.
Gli azzurri scelgono una formula secca, quasi notarile per esprimere la loro posizione: «La matematica non è un’opinione: con l’uscita di tre consiglieri, l’amministrazione Aiello non ha più la maggioranza».
Prima, però, marcano un confine etico. Ricordano di aver fermato l’operazione nei giorni più delicati. «Abbiamo rifiutato - scrivono - di partecipare a manovre politiche che in quel contesto sarebbero state umanamente inopportune».
Ma aggiungono subito che quel gesto non equivale a un’apertura. Anzi. «Sia chiaro - sottolineano -, il rispetto umano dimostrato non significa disponibilità politica. Forza Italia non darà mai alcun sostegno a questa amministrazione». Punto e a capo. Senza alcuna possibilità di compromesso o ribaltone all’italiana.
Il punto, spiegano, non è più solo politico ma meramente pratico. «Come intende governare il Sindaco senza maggioranza? Con quali voti verranno approvati bilanci, variazioni, atti fondamentali?» Domande che cercano una risposta, sicuramente scontata, e che suscitano una richiesta. «Il Sindaco deve venire in aula e dire chiaramente se ha ancora una maggioranza e con quali numeri intende governare».
Ma nel mirino degli azzurri non c’è solo il sindaco. «De Vico, Blefari e Graziani devono spiegare pubblicamente le motivazioni… la città ha diritto alla trasparenza, non può rimanere ostaggio di trattative sotterranee o di silenzi imbarazzati».
Passano poche ore e il fronte si allarga. Anche il consigliere comunale di Cambiavento-Fratelli d’Italia, l’altra opposizione, Massimiliano Morello raccoglie e formalizza la sfida politica.
«Ribadiamo oggi - dice - la necessità di una immediata convocazione di un consiglio comunale straordinario». E poi accoglie apertamente la posizione azzurra: «accogliamo con favore le dichiarazioni rese dal gruppo consiliare di Forza Italia».
E indica il passaggio decisivo: «il Sindaco deve chiarire se ha ancora una maggioranza che lo sostiene o se esiste una maggioranza alternativa… Siamo pronti a depositare tale richiesta già nella giornata di lunedì 16 febbraio».
Il significato politico è evidente: la crisi non è più un duello tra maggioranza e opposizione, ma una conta pubblica. Nessuno, ormai, discute se la maggioranza sia solida; si discute se esista ancora. E non esiste.
Ma anche in questa fase c’è da annotare un altro retroscena. La presa di posizione chiara, netta, inconfondibile e - diciamolo anche - inemendabile di Forza Italia che apre, anzi, spalanca le porte alla crisi di governo, ha ridimensionato anche un po’ le aspettative dello stesso Morello. Proprio Morello era convinto che, alla fine, qualcuno tra le fila di Forza Italia avrebbe ceduto, mantenendo in vita l’amministrazione Aiello per una sopravvivenza logorante. Magari sperando in un inciucio da poter usare come bandiera da sventolare sui palchi dell’ormai imminente campagna elettorale.
Già perché se la sfiducia ad Aiello ora verrà confermata e i numeri saranno - come ormai inevitabile - cristallizzati, il Consiglio comunale sarà subito sciolto, si insedierà il Commissario prefettizio e il Comune sarà accompagnato alle prossime elezioni comunali Amministrative che si terranno entro la prossima primavera.
Insomma, siamo alle porte di una nuova campagna elettorale lampo e di logoramento, allo stesso tempo. Inaspettata ma che non sorprende nessuno.
Perché Crosia può tornare al voto già in primavera
Il possibile ritorno alle urne in tempi brevi non dipende da una scelta politica ma da un meccanismo previsto dalla legge. Quando un Comune perde la maggioranza — come può avvenire con una mozione di sfiducia o con l’impossibilità di funzionamento del Consiglio — interviene l’articolo 141 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000): il Prefetto scioglie il Consiglio comunale e nomina un commissario straordinario che amministra l’ente temporaneamente.
La legge, però, non fissa direttamente la data delle nuove elezioni. Questa è stabilita dalla normativa elettorale (art. 1 della Legge 182/1991) e dal decreto annuale del Ministero dell’Interno che convoca la tornata amministrativa ordinaria tra aprile e giugno.
Nella prassi amministrativa — applicata ogni anno dalle Prefetture — vale una regola costante: i Comuni sciolti entro la fine dell’inverno (indicativamente entro fine febbraio-inizio marzo) vengono inseriti nella prima tornata elettorale utile dello stesso anno; quelli sciolti dopo questa finestra slittano all’anno successivo, perché non ci sono più i tempi tecnici per presentazione liste e campagna elettorale.
Quindi, se la crisi politica di Crosia verrà formalizzata nelle prossime settimane, il Comune sarà commissariato e voterà già nella primavera 2026. Se invece lo scioglimento arrivasse più avanti, le elezioni slitterebbero di un anno.
Insomma, se crisi politica deve esserci, è meglio che si consumi ora senza un logorante anno di commissariamento!