Cosenza, morto il giornalista Michele Albanese: era sotto scorta per minacce della ’ndrangheta
La morte di Michele Albanese all’Ospedale di Cosenza, il percorso professionale tra Quotidiano del Sud, Ansa e L’Espresso, le minacce della ’ndrangheta e la scorta dal 2014. Il ruolo nell’Ordine dei giornalisti, nell’attività sindacale e la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica conferita dal Presidente Sergio Mattarella
COSENZA - Si è spento oggi nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale Civile di Cosenza Michele Albanese, giornalista calabrese da anni sotto scorta per le minacce della ’ndrangheta. Aveva 65 anni.
Dal 17 luglio 2014 viveva sotto protezione dopo che il Prefetto di Reggio Calabria lo aveva informato di un piano per ucciderlo, emerso da intercettazioni telefoniche. Le minacce erano legate alle sue inchieste sulla ’ndrangheta della Piana di Gioia Tauro e sui suoi interessi economici. «Ho dato fastidio con la mia attività giornalistica», aveva dichiarato, rivendicando il proprio impegno contro la criminalità organizzata.
Nato a Cinquefrondi il 27 dicembre 1960, Albanese era iscritto all’Ordine dei giornalisti della Calabria dal 1999, professionista dal 2010. Ha lavorato per il Quotidiano del Sud e per l’Ansa, collaborando anche con L’Espresso.
Impegnato anche sul fronte sindacale, è stato consigliere nazionale con delega alla legalità nella Figec-Cisal, tra i promotori della federazione, e in precedenza nella Fnsi. Ha inoltre guidato il Gruppo Cronisti del Sindacato Giornalisti della Calabria ed è stato consigliere nazionale dell’Ucsi.
Nel 2015 il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ha nominato Cavaliere al Merito della Repubblica “per aver affermato il valore della legalità e della libera informazione in un contesto con forte presenza criminale”.
Con la sua scomparsa la Calabria perde una voce libera e coraggiosa. Alla famiglia le condoglianze della redazione.
Di seguito pubblichiamo i messaggi di cordoglio.
Segreteria regionale Libera Calabria: «Con la scomparsa di Michele Albanese, la Calabria perde un giornalista tutto d'un pezzo, un vero cronista di strada che ha saputo leggere il territorio e le dinamiche del potere mafioso. Il suo impegno contro le mafie è stato il naturale frutto dell'amore per la sua terra, i suoi articoli, come lo scoop sull'inchino della statua della madonna delle Grazie alla casa del boss Giuseppe Mazzagatti a Oppido Mamertina, restano un esempio di informazione approfondita e coraggiosa. Ciao Michele, ti abbracciamo nella vicinanza a tutte le persone che ti hanno voluto bene a cominciare dalla tua splendida famiglia, a cui va una carezza affettuosa».
L’ Azienda ospedaliera di Cosenza: «La comunità dell’Annunziata si stringe al dolore dei familiari ed esprime sincera vicinanza e partecipazione al lutto collettivo che ha colpito la comunità calabrese, il mondo dell’informazione e tutte le persone che riconoscono in Michele Albanese un esempio di coraggio civile, impegno etico e responsabilità sociale. Giornalista di alto profilo umano e professionale, voce libera, rigorosa e coraggiosa, Michele Albanese ha rappresentato un presidio di legalità e verità, incarnando i valori più autentici del servizio pubblico e della difesa dei diritti fondamentali. L’ Ospedale Annunziata di Cosenza si unisce al dolore della famiglia, dei colleghi giornalisti e dell’intera comunità calabrese, rendendo omaggio alla memoria di un uomo che ha dedicato la propria vita alla libertà di stampa ed è stato testimonianza terrena dei valori della legalità e del riscatto del popolo calabrese».