Lavoro nero tra lidi e cantieri, blitz dell’Ispettorato: 12 aziende sospese nel Cosentino
Controllate 29 imprese tra edilizia e stabilimenti balneari: 28 lavoratori irregolari, 18 completamente in nero. Focus anche sul litorale di Corigliano-Rossano
CORIGLIANO-ROSSANO - Una stagione estiva che si prepara ad aprire sotto il peso di un dato pesantissimo: lavoro nero, irregolarità diffuse e sicurezza spesso trattata come un dettaglio. È il quadro emerso dai controlli condotti nelle ultime due settimane dall’Ispettorato territoriale del lavoro di Cosenza, coordinato dall’Ispettorato interregionale di Reggio Calabria, tra cantieri edili e strutture balneari della provincia.
Il bilancio è durissimo: 29 aziende controllate, di cui 19 imprese edili e 10 stabilimenti balneari. Le irregolarità riscontrate sfiorano la totalità dei casi: 18 imprese edili su 19 e 9 lidi su 10 sono risultati non conformi.
Il focus dei controlli ha interessato diversi poli della provincia, tra Cosenza-Rende, Castrovillari e il litorale ionico, con particolare attenzione anche all’area urbana e costiera di Corigliano-Rossano, dove la stagione balneare richiama ogni anno lavoratori stagionali, attività ricettive, servizi di spiaggia, bar, ristorazione e stabilimenti.
Su 54 posizioni lavorative esaminate, 28 sono risultate irregolari. Il dato più grave riguarda i 18 lavoratori totalmente in nero, privi di contratto, copertura assicurativa e tutela previdenziale. Persone impiegate senza alcuna garanzia, proprio in settori ad alto rischio come l’edilizia e le attività stagionali.
Non è un dettaglio amministrativo. È un problema sociale ed economico. Perché il lavoro nero significa lavoratori senza diritti, imprese corrette danneggiate dalla concorrenza sleale e un modello di sviluppo che, soprattutto nel turismo, rischia di reggersi su fondamenta sbagliate.
Nel complesso, per 12 aziende è scattato il provvedimento di sospensione immediata dell’attività imprenditoriale. Sei sono state fermate per l’elevata incidenza di lavoro nero, due per gravi violazioni in materia di sicurezza e quattro per la compresenza di entrambe le condizioni.
Pesante anche il conto economico delle irregolarità. Solo per ottenere la revoca dei provvedimenti di sospensione, le aziende dovranno versare somme aggiuntive per circa 44mila euro. A queste si sommano oltre 70mila euro per le maxisanzioni legate al lavoro nero, circa 98mila euro di ammende per violazioni penali in materia di sicurezza e oltre 67mila euro per irregolarità su orari di lavoro e registrazioni nel Libro unico.
Gli ispettori hanno inoltre notificato 39 prescrizioni obbligatorie per rimuovere situazioni di pericolo nei luoghi di lavoro. Nei cantieri e nelle strutture balneari sarebbero state riscontrate violazioni gravi, tali da richiedere interventi immediati per ripristinare condizioni minime di sicurezza.
Il messaggio che arriva dallo Stato è chiaro: l’avvio della stagione turistica non può coincidere con una zona franca del lavoro. Vale per i cantieri che si moltiplicano prima dell’estate, vale per i lidi che accelerano gli allestimenti, vale per le attività che assumono personale stagionale tra bagnini, baristi, camerieri e addetti ai servizi.
In un territorio come Corigliano-Rossano, dove la costa da Schiavonea a Sant’Angelo rappresenta una delle principali leve economiche della città, il tema diventa ancora più delicato. Il turismo può e deve crescere, ma non può farlo sul lavoro sommerso, sulla sicurezza aggirata e su regole rispettate solo da alcuni.
Ora i controlli aprono una domanda più ampia: quanta economia stagionale regge davvero su contratti regolari, sicurezza e trasparenza? E quanta, invece, continua a muoversi nell’ombra, contando sull’urgenza dell’estate, sulla necessità di lavorare e sull’idea che “tanto si è sempre fatto così”?
Il blitz dell’Ispettorato racconta una realtà che non può essere liquidata come incidente di percorso. È un campanello d’allarme per istituzioni, imprese, associazioni di categoria e lavoratori. Perché il lavoro irregolare non colpisce solo chi lo subisce. Avvelena il mercato, abbassa la qualità dei servizi e rende più fragile l’intero sistema economico del territorio.