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Intervista a Luciano Serra

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Di FRANCO MAURELLA All’avvocato Luciano Serra, presidente di Assonat, abbiamo rivolto alcune domande sul binomio porto-turismo. Sulla Costa Azzurra, da Menton a Saint Tropez e oltre, ogni località, anche piccola, ha il suo porto turistico. In Calabria, nonostante i 780 chilometri di costa, i porti turistici si contano sulle dita delle mani. Un’anomalia tutta italiana? Il numero dei posti barca presenti nel tratto di costa francese da Lei indicato può essere quantificato in circa 100.000 e rappresenta il meglio della portualità turistica francese; in Italia, negli ultimi 15 anni abbiamo fatto passi importanti ma nel caso della Calabria la mancanza di un numero sufficiente di Marina rispetto ai suoi km 780 di costa non determina le condizioni per attrarre diportisti da altre regioni d’Italia e dal Mediterraneo; dobbiamo vedere i porti turistici come porta di accesso all’intero territorio, da far conoscere per le sue caratteristiche ambientali, culturali, storiche, enogastronomiche, ecc. L’incremento e lo sviluppo turistico sarebbero favoriti dalla presenza di porti? La presenza di porti turisti integrati con il territorio rappresenta una condizione per lo sviluppo turistico e quindi un’occasione concreta per l’occupazione e per l’economia locale. Il sopralluogo effettuato a Trebisacce che risposte le ha dato in merito alla possibilità che la città si doti di un porto turistico? In riferimento alla visita del 4 febbraio del sito, dove è prevista la realizzazione di una struttura portuale turistica, sulla base delle prove in vasca effettuate su incarico dell’amministrazione comunale, posso affermare che tale progetto è realizzabile. Quante sono le possibilità che si concretizzi l’idea progettuale del porto di Trebisacce su cui si discute ormai da oltre un ventennio? Tutti i progetti di porti turistici in Italia sono purtroppo caratterizzati da un lungo periodo di gestazione. Nel caso di Trebisacce, valuto che tale possibilità si possa concretizzare attraverso un progetto che garantisca delle sicure opere foranee e un’utilizzazione dello specchio acqueo interno che si possa adattare alla domanda dell’utenza sempre in divenire e attraverso un’attenta analisi della tipologia di portata e delle sue esigenze. Quindi dovrà essere un’opera dai costi contenuti e fruibile a tutti; senza dimenticare il rilievo ferroviario.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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