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Piano trasporti, i consiglieri regionali del nord-est alzino le barricate

3 minuti di lettura

Non serve leggere tutto il nuovo Piano Regionale dei Trasporti per capire come andrà a finire. Basta fermarsi su poche righe, quelle che stanno a pagina 115, dove si pesano le priorità, su quali direttrici vengono rafforzate e quali, invece, restano sullo sfondo. È lì che si misura il peso politico di un territorio. Ed è lì che la Calabria del nord-est rischia, ancora una volta, di uscire ridimensionata. Come sempre. Purtroppo

Allora, il punto è semplice, molto semplice: così com’è, questo Piano non va bene.

Non va bene perché continua a guardare la Calabria da un lato solo (quello tirrenico), come se il resto fosse una variabile secondaria. Non va bene perché escludendo il nodo ferroviario di Tarsia consolida una scelta che non tiene conto della geografia reale di questa regione. Non va bene perché traduce una questione strategica in una scelta di comodo. Che sicuramente va benissimo per la comfort zone di istituzioni e politica, ma è una iattura gigantesca per questo territorio che continuerà come sempre ad arrancare, a svutarsi e a piangersi addosso.

Ecco perché, allora, la rappresentanza istituzionale di Corigliano-Rossano e della Calabria del nord-est che siede in Consiglio regionale, quella di maggioranza e di opposizione e soprattutto quella di governo, non solo dovrebbe incazzarsi ma dovrebbe anche alzare le barricate contro questo modo di intendere la strategia dei trasporti nella nostra regione. E attenzione, non bastano mozioni, interrogazioni, audizioni per cambiare un documento che ridimensiona le aspettative del nord-est. Servono fatti e atti concreti, arrivando - possibilmente - ad emendare quel documento con soluzioni concrete, precise e più eque per tutti i calabresi: tirrenici, delle aree interne e jonici!

Quindi, chi siede in Consiglio regionale – a destra, a sinistra, al centro – deve decidere da che parte stare: se accondiscendere e accompagnare questo Piano oppure - come crediamo - metterci le mani dentro. Emendarlo. Correggerlo. Forzarlo, se serve. Ma sia chiaro: qualunque sia, sarà una scelta politica.

Certo, bisogna essere consapevoli che inseguire l’illusione dell’Alta Velocità in Calabria, nei tempi utili a questo territorio, significa non voler vedere la realtà. Servono risorse che oggi non ci sono, servono priorità nazionali che guardano altrove. Pensare che possa arrivare prima del 2030 è una scommessa impossibile.

Ma proprio per questo la sfida va alzata. Ed è quello il punto.

Prediligere il "corridoio autostradale", quello che passa da Tarsia, per intenderci, lambendo il nord-est e quindi, di riflesso, arrivando anche nel crotonese, significa tenere un bacino da oltre 300mila abitanti attaccato alle traiettorie dello sviluppo del resto della Regione e del Paese. E questo perché alla Calabria non serve un’Alta Velocità simbolica. Serve un’Alta Velocità accessibile.

Accessibile significa che deve poter essere utilizzata da tutti i calabresi, non solo da chi vive lungo la costa tirrenica. Altrimenti il risultato sarà sempre lo stesso: una regione attraversata ma non servita, funzionale a collegare la Sicilia al resto del Paese ma incapace di costruire una propria centralità economica. Un po' come accaduto con l'Autostrada, sessant'anni fa, e come potrebbe accadere con lo stesso Ponte sullo Stretto.

E invece la nostra centralità, quella dell'intera Calabria, esiste già. E non va nemmeno inventata.

Sta nella Piana di Sibari, nel punto in cui si incrociano direttrici stradali, ferroviarie e marittime. Sta in un sistema produttivo che muove centinaia di migliaia di tonnellate di derrate agricole ogni anno, genera centinaia di milioni di euro di export e continua, nonostante tutto, a perdere valore lungo la filiera logistica.

Qui, lo diciamo da sempre, si gioca una partita che va ben oltre il tracciato di una linea ferroviaria. Qui si decide se questo territorio deve continuare a essere un punto di passaggio o diventare un punto di approdo. Se deve inseguire modelli pensati altrove o costruire un proprio asse di sviluppo fondato su porto, logistica, piattaforma del freddo e – in prospettiva – un hub aeroportuale cargo.

Tutto già scritto nella geografia. Tutto già dentro i numeri. E allora sì, chiedere alla politica uno scatto di visione sarebbe il massimo. Ma anche fermarsi allo stretto necessario, oggi, sarebbe già sufficiente: non accettare un Piano che continua a penalizza questo territorio.

Perché su questo non servono grandi teorie. Serve una posizione chiara. O questo Piano si cambia, oppure lo si subisce. E questa volta subirlo non sarebbe un errore. Sarebbe una scelta precisa e soprattutto consapevole. Senza giustificazioni.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.