8 ore fa:Sacerdote sotto processo, la Curia di Rossano-Cariati: «Profondo rammarico e vicinanza alla vittima»
9 ore fa:12enne apolide senza passaporto: negato viaggio a Londra, la madre scrive a Mattarella
8 ore fa:Castrovillari, Sindacati pronti allo stato di agitazione contro la Giunta
6 ore fa:Calopezzati fuori dagli aiuti post ciclone Harry, Fratelli d’Italia accusa: «Incuria dell’amministrazione»
8 ore fa:Rottamazione tributi, Fdi esprime soddisfazione alla proposta accolta in Comune
 
11 ore fa:Rottamazione tributi a Cariati, Le Lampare: «Chiediamo aiuti mirati e conti in ordine»
7 ore fa:VGF festeggia 3 anni: sicurezza e vigilanza rafforzate per imprese e cantieri
9 ore fa:Co-Ro, il 19 febbraio Consiglio Comunale convocato in seduta di Question Time
10 ore fa:Tutto pronto per il Carnevale di Calopezzati 2026 con Zoe Live Band in concerto
10 ore fa:“Oltre i veli del Silenzio” di Umberto Romano arriva nelle librerie Feltrinelli e su Amazon

Corpi in protesta: quando la delega non basta

1 minuti di lettura

Esiste una forza insita nei corpi che spesso sottovalutiamo. Quando ci difendiamo e rivendichiamo i nostri diritti, in realtà, difendiamo i nostri corpi. E ciò risulta tanto più vero quando il diritto in questione è il diritto alla salute.

Manifestare il proprio dissenso ed esercitare il diritto di critica appare, oggi, più rivoluzionario che mai. Tra il disegno di legge sulla «sicurezza» approvato dalla Camera dei deputati – che ci ha messi di fronte al più grande e pericoloso attacco alla libertà di protesta della storia della Repubblica – e la difficoltà di intavolare dibattiti costruttivi con le varie forze politiche (senza eccezioni di sorta), operare una critica forte e serrata contro il sistema significa compiere un atto di coraggio. La limitazione del diritto di protesta – per ora solo circoscritto nei confronti di opere di pubblica utilità - è il segnale vivo della sua intrinseca forza. Un popolo che chiede può essere più forte del potere che lo frena.

È vero, esporsi e lottare richiedono uno sforzo notevole ma risultano ancora un’arma potentissima. Ecco che allora, in una società che sembra virare verso un’organizzazione sempre più verticale, in cui l’individuo è strumento per il raggiungimento di ideali e scopi che alimentano solo i privilegi di chi si ritrova nei gradini più altri della scala gerarchica, la partecipazione attiva e la considerazione delle persone come fine rientrano nelle azioni necessarie. In contesti come il nostro, poi, in cui tutto questo ha raggiunto un drammatico punto di non ritorno, il risveglio della collettività e la costruzione di una società orizzontale e consapevole sono quanto mai auspicabili.

Chi si sottrae a questo richiamo non può dirsi vero cittadino di una comunità. Il dissenso, attraverso la forza dei corpi in rivolta, è l’unico strumento che ci resta quando la politica fallisce gli obiettivi e tradisce sé stessa. Ma anziché insistere sui limiti della politica contemporanea e sulla sua inadeguatezza rispetto alle sfide e alle urgenze del nostro tempo, dovremmo iniziare a spostare il focus sul nostro agire interrogandoci su come abitiamo il presente, con quali aspirazioni e con quanto senso di responsabilità e di compartecipazione.

Parlare del fallimento della politica ci sta esponendo al rischio di risultare ripetitivi perdendo d’incisività ma soprattutto ci sta mettendo difronte alla deresponsabilizzazione dei singoli cittadini e dell’intera collettività, chiamata ad un serio e profondo esame di coscienza.

Riappropriarsi dunque degli spazi pubblici per manifestare la propria contrarietà rispetto a quanto propone la classe politica può essere una delle strade da percorre. Il tutto assolvendo al doppio compito di difendere i diritti e la possibilità stessa di continuare a protestare.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.