17 ore fa:Cassano e il bando sulle spiagge: scontro politico tra accuse e replica del sindaco
19 ore fa:Freeze su La7, talento da Amendolara nel corto con Valentina Romani e Celeste Dalla Porta
19 ore fa:Origine prodotti, Amendolara sfida norme UE: stop all’etichetta “italiano” per materie prime estere
26 minuti fa:La festività delle Palme a Rossano: 1462-2026
18 ore fa:Co-Ro, crolli in un palazzo nobiliare abbandonato: scatta l'evacuazione nel rione San Michele
2 ore fa:Verso Bosnia-Italia: Gattuso e il racconto del padre: «Rino è passione vera»
1 ora fa:Sanità nel caos, si dimette Bernardi: il caso Punto nascita di Co-Ro travolge l’Asp di Cosenza
6 ore fa:La magia di una nascita in casa negli anni ’50
18 ore fa:Calopezzati, Amodeo commissario di Noi Moderati: Fratelli d’Italia rilancia l’unità del centrodestra
3 ore fa:Energia e crisi globale: ecco perché le comunità energetiche diventano strategiche

Ormai siamo una terra da trafiletto… è l’autonomia differenziata dell’etica

1 minuti di lettura

Thurio non è Brandizzo, la Calabria non è il Piemonte. E questa dicotomia continua a ripetersi ormai in loop e senza soluzione di continuità. Chi pensa che la divisione tra nord e sud, la discrasia tra due Italie diverse per costrizione indotta sia solo un fatto legato a posizioni politiche, non solo si sbaglia ma rischia di alimentare quel razzismo culturale che probabilmente continua a campeggiare anche negli animi più democratici ed egualitari.

La tragedia che si è consumata ieri sera sui binari della jonica non è che l’ultimo esempio di come le notizie, con il loro clamore mediatico ed il loro trasporto passionevole, siano differenti tra nord e sud. 

L’autonomia differenziata dell’etica è palese, lapalissiana! 

La tragedia umana di Maria e Said, le due vittime dell’incidente ferroviario di Thurio, due persone morte mentre svolgevano il loro lavoro, differentemente da altre stragi, non è probabilmente funzionale ad alcun dibattito. E perciò annichilita, chiusa, ristretta in un trafiletto.
Già, un trafiletto. Quello che le grandi testate giornalistiche e telegiornalistiche nazionali hanno dedicato a quanto accaduto ieri sera su quei binari.

Evidentemente non meritavano lo stesso spazio di simili e cruente stragi, come quella di Brandizzo a fine agosto. 

Non ci sono morti di serie A e di serie B. Il voler rincorrere la notizia solo e soltanto quando questa è adeguata ad innescare un processo o un dibattito pubblico è abominevole.

Nessuno tra i “grandi” si preoccuperà di ricostruire gli ultimi istanti di quella capotreno che ha lasciato la vita in un vecchissimo vettore a diesel postbellico alla soglia del suo pensionamento. Nessuno avrà il buonsenso di ripercorrere le vicende di quel lavoratore delle terre che dall’Africa era giunto in Italia a cercare fortuna.

Non lo farà nessuno. Perché insieme alle loro storie, alle loro vite, sarebbero costretti a raccontare quel lago di inumani disagi e paradossi che vive la Calabria a più bassa velocità, quella jonica, quella dell’est. Quella che ancora viaggia su “carrozze a pedali”, quella che attraversa passaggi a livello non illuminati, quella che lavora nelle terre più di 12 ore al giorno e arriva al calare della notte con il cervello, le braccia e le gambe esauste.

Ecco, questa Calabria, nelle alte sfere, non la racconta più nessuno. Mentre ci lasciano morire, inconsapevoli, in un triste destino.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.