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Una cosa buona di questa campagna elettorale? È sparita l’espressione “…volano di sviluppo”

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s. m. [dal fr. volant, der. di voler «volare2»] fig. Elemento che dà impulso a un settore produttivo, allo sviluppo di un territorio, di una zona – dizionario Treccani

Fino ad oggi è una campagna elettorale triste, sulla quale aleggiano paure, spauracchi e l’imperante crisi economica. I temi economici imperano. Caro carburante, caro bollette, caro gas, caro tutto… reddito di cittadinanza sì, reddito di cittadinanza no. Soldi e liquidità. Transizione energetica forzata e a tutti i costi. Non si parla più di prospettive. Non si parla più di cultura e di scuola. Il tema lavoro è un en passant forzato e dovuto. Non si parla più di infrastrutture, eccezion fatta per il faraonico ponte sullo Stretto. Ma soprattutto non si parla delle soluzioni concrete, pragmatiche, realistiche per raggiungere quel celeberrimo ed inflazionato “obiettivo convergenza” per consentire a tutte le regioni italiane di “viaggiare” alla stessa velocità.

Lo vedremo dal 26 settembre prossimo se e cosa cambierà nel panorama italico!

Nel frattempo, però, una cosa buona questa campagna elettorale - a noi popolo della Sibaritide-Pollino - ce la sta regalando. I politici hanno cancellato dal loro dizionario l’espressione “…volano di sviluppo” Finalmente!

Il porto, la Piana di Sibari, l’agricoltura, la montagna, il mare per decenni sono stati il volano di sviluppo – a parole e manco sulla carta -  nelle mire ambiziose della politica. Un’espressione felicissima per i cercatori di voto che da queste parti, facendo leva proprio su questa formula magica, hanno mietuto consensi a iosa per andare a sedere nelle istituzioni. Peccato, però, che una volta andati a Roma o su altre poltrone messe a disposizione della democrazia, quel “volano” è diventato puntualmente “trinciatrice” che ha ridotto a brandelli i servizi di questo territorio.

Ecco, allora, che il paradigma è cambiato. Oggi lo strumento di comunicazione elettorale più in voga è l’incazzatura.

Fateci caso, i politici sono tutti incazzati con altri politici. Sono i nostri incazzatori personali. Di questi tempi, si arrabbiano più loro di noi che patiamo gli effetti nefasti degli apparati di governo. Si incazzano così tanto da “dimenticare” (chissà perché!) i veri problemi dei territori. O meglio, si guardano bene dal citare i grandi temi come la giustizia, la sicurezza, le infrastrutture… Tutte cose da cui – ad esempio – questo territorio dovrebbe ripartire. Eppure sono diventati argomenti tabù. E di proposte nemmeno l’ombra.

I più belli, poi, sono quelli che si incazzano con il Governo come se a Roma finora ci fossero stati seduti gli alieni! A quelli andrebbe data una medaglia al merito politico…

Tutto questo mentre la campagna elettorale volge tra presentazioni entusiasmanti e volti sbiaditi.

Mancano, 22 giorni alle urne. Il volano dello sviluppo arde sotto la cenere mentre – noi sì – rimaniamo più incazzati che mai!

 

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.