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Giuseppe Caputo, l'ingloriosa fine di un leader

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di MARTINA FORCINITI Corsa al potere ed esasperato carrierismo alla base del tracollo dell'era Caputo a Rossano, che si conclude per il leader indiscusso dell’ultimo ventennio bizantino nel peggiore dei modi: superato persino dai suoi allievi. Quasi ai limiti della mortificazione. Nei risultati venuti fuori dalle urne, Giuseppe Caputo è sotto a Giuseppe Antoniotti e viene travolto da Ernesto Rapani che è fuori dal governo per una manciata di voti. Perché la disfatta di Caputo? La sua sconfitta era nell’aria, solo lui non se n’era accorto, forse perché affetto da un’alta autostima politica. Questa volta l’elettore non gli ha creduto, è scaduta la patente di credito. Ha perso la fiducia, quella conquistata nei lunghi anni vissuti tra i banchi dell’opposizione delle fila dell’ex movimento sociale. Nelle precedenti puntate di questa ricostruzione, abbiamo citato l’esordio del 1993, la conferma nel 1997, il successo di Longo del 2001 e la prima battuta d’arresto del 2006 con il ritorno del centrosinistra al governo. Nel 2011 è ancora Caputo a decidere nella coalizione di centrodestra. È lui che detta legge. Gli altri sono partner prestati. Investe su Giuseppe Antoniotti, suo “fido” per eccellenza, e sacrifica Ernesto Rapani. Avrà pensato: “Antoniotti è più gestibile”. Il tempo invece dirà altro. E i fatti ne daranno conferma. Antoniotti vince nel 2011 con un suffragio di voti incontenibile. Forma la sua squadra e in giunta inserisce lo stesso Caputo che assume le deleghe all’urbanistica e agli affari generali. L’intoccabile uomo di destra è anche consigliere regionale, eletto con Peppe Scopelliti: il primo parla di “Modello Rossano”, il secondo di “Modello Reggio”. Non c’è altro da dire vista l’evoluzione degli eventi, in taluni casi anche giudiziari. Giuseppe Caputo, ad ogni modo, nel 2012 è costretto a mollare per una sopraggiunta incompatibilità tra le due cariche. Opta per l’Astronave e si dimette da assessore comunale. Il sindaco Antoniotti, a quel punto, nomina il primogenito della famiglia Caputo, Guglielmo, e gli affida la delega di vicesindaco, oltre alle attività produttive, gli affari generali e i lavori pubblici. Fioccano le accuse di nepotismo politico e la giunta Antoniotti finisce sulle pagine finanche del Corriere della sera. Per Caputo junior si tratta della sua prima esperienza amministrativa. Si dimostra capace nell’organizzazione di manifestazioni turistiche e feste, un po’ meno nel settore dei lavori pubblici. Non a caso, vengono accontentate imprese vicine politicamente, unitamente ad amici e parenti. È questo il periodo in cui si realizza la lussuosa villa in contrada Seggio in odor di polemica per i supposti eccessivi costi. Il fondo si tocca quando in sede di ballottaggio l’acredine nei confronti di Rapani riesce a seppellire persino le ideologie. Si preferisce il trasversalismo, l’inciucio, ma non Rapani. Una fine ingloriosa per un uomo che ha dato tanto, prima di perdersi tra la pochezza di una classe politica arroccata sull’individualismo e la corsa ossessiva al potere.
Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

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