Dal culto dell'Achiropita alla festa del Bixiga: così l'Achiropita è diventata identità brasiliana
Negli anni Trenta la devozione cambia scala: la chiesa richiama Rossano, la festa occupa le strade, cresce la partecipazione popolare. E l’Achiropita supera i confini della comunità calabrese
SAN PAOLO – Nel 1926 la presenza rossanese nel culto dell’Achiropita è già documentata: la colonia di Rossano finanzia l’altare maggiore della chiesa del Bixiga. Ma è negli anni successivi che quella devozione smette di essere soltanto il patrimonio di un gruppo di emigrati e comincia a diventare un fatto pubblico, urbano, riconoscibile.
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Dal 1908 alla nascita della prima comunità organizzata: l’altare in strada, la devozione domestica, la cappella e il ruolo documentato della colonia di Rossano nella costruzione dell’altare maggiore
Il passaggio decisivo arriva nel 1929, con la posa della prima pietra della nuova facciata della chiesa di Nossa Senhora Achiropita. Franco Martinelli osserva che l’edificio riprende, seppure liberamente, elementi dell’architettura bizantina di Rossano. È un dettaglio importante: la comunità non si limita a costruire una chiesa, ma trasferisce a San Paolo anche una parte dell’immaginario della città d’origine.
La festa diventa un evento di quartiere
Pochi anni dopo, il salto di scala è evidente. Un manifesto del 1934, citato sempre da Martinelli, documenta una festa ormai strutturata: ci sono illuminazioni e la musica, la lotteria, le bancarelle e anche i fuochi pirotecnici. Poi un dettaglio: ci sono Messe fin dalle prime ore del mattino e le celebrazione solenni con orchestra, processione e la partecipazione della Banda dell’8° reggimento dei Bersaglieri. I rossanesi - o forse sarebbe meglio dire i calabresi - avevamo praticamente re-impiantato un pezzo di tradizione della loro terra a 10mila chilometri di distanza.
Un altro dettaglio che viene fuori dall'opera San Paolo: gli italiani. Integrazione sociale e diffusione culturale è che la "commissione organizzatrice invita inoltre le famiglie a far partecipare alla processione bambini vestiti da angeli e vergini". Insomma, era il programma tipico di una festa italiana.
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In una foto ricordo, i "piccoli angeli" della processione di Nostra Signora di Achiropita, intorno agli anni '50 (foto ristrutturata con AI)
Ed è proprio questa dimensione popolare a cambiare la natura della devozione. L’Achiropita non è più soltanto un’immagine venerata dentro una casa, dentro una comunità. Diventa una presenza nelle strade, nei rituali collettivi, nella vita sociale del quartiere.
Il Bixiga cambia e anche la festa si allarga
Nel frattempo cambia anche il Bixiga. Accanto agli italiani crescono nuovi flussi di popolazione, soprattutto dal Nordeste brasiliano. Il quartiere diventa più composito e, con esso, anche la sua cultura.
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Il carro processionale della Madonna dell'Achiropita — amatissima dai calabresi e ormai patrona del quartiere — durante una processione in suo onore (immagine ristrutturata con AI)
Martinelli richiama il caso della scuola di samba Vai-Vai, nata nello stesso ambiente urbano in cui continuavano a sfilare le processioni italiane. I due mondi non restano separati: i nuovi abitanti assistono alle feste religiose degli italiani, mentre gli italiani entrano progressivamente in contatto con le espressioni popolari brasiliane. E sarà proprio questo il punto che segnerà definitivamente la svolta della storia dell'Achiropita a San Paolo.
La vergine dipinta non da mano umana riesce così a restare riconoscibile senza rimanere chiusa dentro il proprio gruppo di origine.
Non era l'unica devozione
La sua affermazione è ancora più significativa perché nella chiesa del Bixiga erano presenti molte altre devozioni. Martinelli, infatti, attraverso la testimonianza di don José Rosi, ricorda la Madonna della Ripalta, legata ad un gruppo di pugliesi provenienti da Cerignola, Sant’Antonio venerato dai veneti, San Giuseppe dai trevigiani e, naturalmente, Nossa Senhora Aparecida, patrona del Brasile.
L’Achiropita, dunque, non cresce in assenza di alternative. Anzi. Cresce in mezzo a un sistema devozionale molto ricco. Eppure è proprio lei a diventare il riferimento principale della chiesa e, progressivamente, del quartiere. Martinelli arriva a formulare una conclusione molto netta: la statua dell’Achiropita “rappresenta ora l’identità del quartiere”.
Da festa calabrese a festa "Italiana"
Quando Martinelli svolge la sua ricerca negli anni Ottanta, la festa occupa ancora tutto il mese di agosto. Durante la processione il quadrilatero attorno a Rua 13 de Maio viene chiuso al traffico; si organizzano pranzi, musica, iniziative di beneficenza e raccolte. La festa di origine calabrese è ormai diventata la festa del Bixiga.
E qui si percepisce tutto e per intero il “miracolo” dell’Achiropita in Brasile. La sua forza non sta soltanto nella devozione dei rossanesi, ma nella capacità di trasformarsi in racconto collettivo: una Madonna dal nome insolito, legata a una città bizantina, accompagnata da una storia di origine miracolosa, da una chiesa riconoscibile e da una festa capace di occupare lo spazio pubblico.
Ed è proprio in questo particolarissimo connubio, in maquillage di forze, di narrazione, che il culto trasmesso attraverso la memoria dell’emigrazione diventa identità condivisa.
Ma perché proprio l’Achiropita, tra le tante devozioni portate dai calabresi, è riuscita a prevalere? Sarà il punto cardine della terza puntata, quando parleremo della storia che quella Madonna portava con sé già prima di arrivare a San Paolo.

