Teatro a scuola, una riforma mai compiuta
Dieci anni dopo le linee guida ministeriali, l’educazione teatrale resta ai margini dei programmi nonostante il suo valore formativo e pedagogico. L'Appello di Alessandra Bianco
CORIGLIANO-ROSSANO - A dieci anni dall’emanazione delle Indicazioni strategiche per l’utilizzo didattico delle attività teatrali a scuola (16 marzo 2016), il teatro resta una presenza fragile e discontinua nell’offerta formativa degli istituti italiani. Un’assenza che, secondo la professoressa Mariarosaria Alessandra Bianco, docente e insegnante di teatro, non è più giustificabile alla luce del valore educativo, culturale e sociale che la disciplina riveste.
Nel suo intervento, Bianco ricostruisce il lungo percorso storico e pedagogico del teatro, ricordando come l’azione dialogata preceda persino la scrittura letteraria. Teatro e parola, spiega, condividono la stessa origine: raccontare e comprendere la realtà attraverso il dialogo, l’ascolto e la rappresentazione. Una funzione che accompagna l’umanità fin dalle sue forme espressive più antiche.
Nonostante ciò, il teatro continua a essere percepito come un linguaggio marginale nel sistema scolastico. Un retaggio culturale che, secondo la docente, affonda le radici in una visione ottocentesca che guardava al teatro come a un luogo potenzialmente “pericoloso”, capace di veicolare istanze di libertà ed eguaglianza. Una diffidenza che oggi appare anacronistica e controproducente per la crescita culturale degli studenti.
Il riferimento al mondo classico è centrale nell’analisi di Bianco. Nella Grecia antica il teatro era considerato uno strumento educativo fondamentale e accessibile a tutti i cittadini. Aristotele, nella Poetica, attribuiva alla tragedia la capacità di generare nello spettatore una catarsi emotiva, mentre Platone legava l’educazione alla partecipazione corale, considerata essenziale per la formazione dell’individuo. Il teatro, in quella società, era esercizio di cittadinanza e di democrazia.
Trasportata nel presente, questa eredità culturale trova riscontro nelle moderne teorie pedagogiche. Bianco richiama esperienze e metodologie come il Process Drama, il learning by doing di John Dewey e l’apprendimento esperienziale promosso dal costruttivismo e dai metodi Montessori e Freinet. Approcci che pongono al centro l’esperienza diretta, la cooperazione e la risoluzione dei problemi.
Nel suo lavoro nelle scuole del Sud Italia, la docente ha sperimentato un metodo definito “a doppio binario”, che unisce improvvisazione teatrale e apprendimento pratico. Un percorso che, secondo Bianco, favorisce lo sviluppo delle competenze emotive, relazionali ed espressive, migliorando al tempo stesso attenzione, memoria e capacità di concentrazione degli studenti.
Un altro aspetto evidenziato riguarda il rapporto tra teatro e apprendimento disciplinare. Interpretare un personaggio, spiega la docente, implica la conoscenza del contesto storico, sociale e culturale in cui esso si muove. Lo studio non è più imposto, ma diventa una necessità funzionale alla performance, stimolando curiosità, approfondimento e partecipazione attiva.
A supporto di questa visione, Bianco richiama l’esperienza di Paesi come l’Inghilterra, dove il teatro è materia curricolare obbligatoria da decenni e ha prodotto risultati significativi anche in termini di rendimento scolastico. Un modello che dimostra come l’educazione teatrale non sia finalizzata alla formazione di artisti, ma allo sviluppo armonico della persona.
Secondo la docente, il proliferare di progetti e laboratori extracurricolari, pur positivo, non è più sufficiente. Dopo anni di protocolli d’intesa e linee guida ministeriali, il teatro dovrebbe trovare una collocazione stabile e strutturata nei curricula scolastici. Le Indicazioni del 2016 hanno segnato un passaggio importante, riconoscendo l’attività teatrale come scelta didattica e non più come semplice offerta aggiuntiva.
Resta però, conclude Bianco, un ritardo evidente nell’attuazione concreta di quelle indicazioni. Un ritardo di dieci anni che pesa sulla qualità dell’educazione e sulla possibilità di offrire agli studenti strumenti efficaci per leggere la realtà, relazionarsi con gli altri e sviluppare una piena consapevolezza di sé.