1 ora fa:Cammino delle Meraviglie, buona la prima nel centro storico di Rossano
15 ore fa:Suoni Festival, a Castrovillari arriva Morgan: cresce l’attesa per il grande concerto al Protoconvento Francescano
18 ore fa:Trebisacce, l’11 luglio manifestazione per il ripristino dei collegamenti ferroviari nell’Alto Jonio
19 ore fa:Villapiana, scontro nella maggioranza sulla BSV: Mastrota attacca Sindaco e Vicesindaco
26 minuti fa:Mandatoriccio, il sindaco Iozzi in Regione per servizi sociali, acqua e depurazione
46 minuti fa:Cala il sipario sulla 22esima edizione de Le Notti dello Statere, successo ai Laghi di Sibari
16 ore fa:Cassano, la maggioranza replica alle polemiche: «La città ha bisogno di partecipazione, non di scontri»
6 minuti fa:Nocara, quasi 135mila euro per la viabilità comunale
20 ore fa:Ex LSU/LPU, l’allarme da Cassano: «Dopo una vita a servizio dei Comuni rischiamo pensioni da fame»
17 ore fa:Castrovillari riscopre Luigi Le Voci: riapre la Casa Museo dell’ultimo bohémien italiano

Festa della Pita, l'abete bianco è arrivato ad Alessandria del Carretto: può iniziare la festa patronale

2 minuti di lettura

ALESSANDRIA DEL CARRETTO - Come molto spesso accade nella nostra terra, è proprio dalle alchemiche mescolanze tra sacro e profano che traggono origini le nostre tradizioni più belle e pregnanti. Una di queste è sicuramente la Festa della Pita o, in italiano, dell’abete. Essa è un’antica ricorrenza del paese di Alessandria del Carretto, risalente al ’600, che si svolge in varie fasi ed è direttamente legata alla celebrazione del 3 di maggio del suo santo patrono, Alessandro Papa Martire, a cui viene dato in dono un abete bianco.

La seconda domenica di Aprile, nelle montagne del Massiccio del Pollino del confine calabro-lucano, un abete (pitë nel vernacolo alessandrino), il più possibile diritto, viene scelto, abbattuto, diviso in due parti, il tronco e la cima, e infine ripulito. Successivamente, l’ultima domenica, sin dal mattino presto, l’albero viene preparato per essere trasportato a braccio fino al paese. Al tronco vengono attaccati dei bastoni (tire) con alcune corde particolari, fatte di rami attorcigliati, per poggiare spalle e mani per il traino.

Il trasporto è coordinato dal cosiddetto “vogatore”, il quale sta sul tronco, incita i tiratori e dà direttive affinché i movimenti siano sincronizzati, mentre tutto il tragitto è accompagnato da cibo, vino, canti tradizionali, balli e dal suono di organetti, ciaramelle, tamburelli e zampogne. Si giunge in paese la sera, tra i festeggiamenti, nella piazzetta S. Vincenzo.

Il mattino del 3 maggio la cima, addobbata con doni e prodotti tipici, viene unita al tronco, pulito già dal giorno precedente, e cominciano le operazioni per issare l’albero, che diventa un albero della cuccagna: chi scala e raggiunge la cima si appropria dei doni. Una volta tirata su la “pitë”, suona la campana che dà inizio alla messa, poi alla processione e, subito dopo, iniziano i tentativi di salita dell’abete, con il solo uso di braccia e gambe, per raccogliere i premi. A conclusione, la “pitë” viene buttata giù. La sua caduta è salutata con un applauso e tutti i presenti ne prelevano un rametto con le foglie come ricordo di S. Alessandro.

Ma è durante questo lungo tragitto che avviene di tutto. Gli animi si sciolgono, si liberano (anche grazie all’ottimo vino che scorre a fiumi) e sembra che tutti quelli che siano lì si conoscano da sempre, accomunati dalla fatica, dalla passione, dall’inebriante natura che ci avvolge, così come la musica incessante ma coinvolgente che da ritmo a forza a coloro che devono spingere il possente tronco giu’ fino al paese. Ci si ferma a chiaccherare, a conoscersi, a condividere pane ed emozioni, prosciutto e vibrazioni, vino e calore umano.

È il ritorno alle tradizioni antiche, ma in forma vera e passionale. Che danno il senso del vivere in comunità. Sia per chi in questo posto è nato (e ci ritorna piu’ in occasione di questa festa che non a Natale) e sia per chi va ad ammirare questo evento tradizionale ed arcaico che, al di là di tutto, ti infonde energia e passione. Quella che servirebbe a far risorgere la nostra amata Calabria.

Nilo Domanico
Autore: Nilo Domanico

Laurea all’Università La Sapienza di Roma, Nilo Domanico si è specializzato all’Università di Durham (Gran Bretagna) con un Master in Management dell’Ambiente, dell’Energia e delle Acque. Attualmente Vice Direttore del Progetto dell’Oman Botanic Garden, il più esteso e tecnologico al mondo. Tra i suoi vari, importanti lavori, la progettazione e costruzione di due hotel 5 stelle: il Radisson Blu, negli Emirati Arabi, e un Radisson Blu a Sohar, nel Sultanato dell’Oman, laddove ha diretto anche la realizzazione dell’Hotel Hilton e del Terminal della Oman Airnel, nuovo aeroporto internazionale di Muscat. Si occupa anche di Fotografia quale Presidente di Rainbow, un gruppo internazionale di fotografi con oltre 26mila iscritti che ogni anno organizza in Calabria il Premio Italo.