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L'appello di Vittorio Sgarbi da Sibari: «Creiamo percorsi turistici alternativi»

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SIBARI (CASSANO JONIO) - “Winckelmann si è fermato a Paestum, noi vogliamo portare i turisti anche nei luoghi simbolo della cultura calabrese”. Il sottosegretario al Ministero della Cultura, Vittorio Sgarbi, nel suo blitz tanto inaspettato quanto gradito presso il museo di Sibari, alza l’asticella e lancia la proposta: rendiamo i territori simbolo della Magna Grecia patrimonio dell’Unesco.

“La Calabria culturalmente ha molto da offrire e le potenzialità sono infinite. C’è un grande futuro nel passato e in quello che viene dal mondo dei morti. Un museo a Sibari segna la possibilità di determinare i confini di un vasto territorio che parte dal mondo antico e arriva a quello romano. L’intuizione del sindaco di Cassano - continua Sgarbi - che dentro il toponimo di Magna Grecia si possano inserire vari musei del territorio è vincente”.

E poi l’impegno concreto da parte del Ministero che il critico d’arte rappresenta a promuovere la culla della Magna Grecia patrimonio dell’Unesco e a cucire dei percorsi turistici su misura. “Sono qui in veste di pellegrino – aggiunge il Sottosegretario – e questi cammini più inediti, più di nicchia, vanno valorizzati. Il turismo di massa - evidenzia Sgarbi - arriva fino a Paestum, fino a Napoli, passando ovviamente per mete come Roma, Firenze o Venezia. Per me, dopo 20 anni, è stato bello tornare in questi luoghi e notare peraltro come il museo sia in evoluzione e meriti un potenziamento anche sotto il profilo del personale”.  

Poi, aggiunge: “I Bronzi di Riace rappresentano tanto per il patrimonio archeologico calabrese e fanno da traino per un turismo che sceglie traiettorie più inedite e tutte da scoprire. Da Reggio ci si può muovere in direzione della Sibaritide e scoprire reperti molto interessanti”. Quindi la bordata ai ritrovamenti delle statuette di San Casciano dei Bagni: “non sono minimamente paragonabili ai Bronzi di Riace”.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare