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Un tipo quasi come noi

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Che John Henry Holliday sapesse di greco e fosse in grado di parlare un forbito francese e un fluente latino; che suonasse bene il pianoforte, amasse Shakespeare e fosse un bravo odontoiatra, non stupisce nessuno. Che sia poi diventato un fanatico giocatore d’azzardo e uno spietato benché leale pistolero nel cuore del selvaggio Occidente degli Stati Uniti, desta un così giusto e puntuale stupore, che a insistervi un’oncia sola più del lecito si naufraga nella pacchianeria più irredimibile. 

John era nato a Griffin, in Georgia, nell’Agosto del 1851, da placida e agiata famiglia. Bello d’aspetto, vivace, e ricco dei talenti che abbiamo squadernati, la vita gli fu lesa dalla tubercolosi polmonare. Sconcertava e impauriva i pazienti che fosse colto da attacchi di tosse mentre, con somma abilità, cavava un dente marcio. Gli si consigliò un clima secco. Seguì il consiglio. Tentò la via dell’Ovest. Visse in varie città lasciando in ognuna una cocciuta traccia del suo passaggio: maniere fini, solenni sbronze, magnifici trionfi al tavolo da gioco, e vittime del suo revolver e del suo coltellaccio. Sapeva di avere pochi giorni innanzi a sé, e da qui una cupezza, da qui un mutevole ardore che mai mancava di sorprendere chi ne incrociava i passi.

Gli appassionati di films western hanno per certo conosciuto Doc Holliday cavalleresco braccio destro del vice sceriffo Wyatt Earp nella sparatoria all’O.K. Corral di Tombstone. Il Far West era il dominio del pressappoco. Nativi braccati fino all’umiliazione, coloni, cercatori di metalli nobili, bisonti decimati per un folle gioco, spiriti religiosi, prostitute, allevatori, ladri di bestiame, giocatori d’azzardo, bari, sheriffs e marshals, ognuno con un sogno, ognuno con un desiderio, ognuno in fuga da qualcosa, ognuno avvinto alla vita e alle sue aspre richieste quotidiane, mentre la ferrovia avanza, mentre fiumi di alcool bagnano le arsure... Chi è oggi tutore della legge poteva ieri essere stato un malfattore, o ritornare ad esserlo dopo frettolose dimissioni, o vivere librato tra la tutela del lecito e l’azione illegale nello stesso istante. Tra i cattivi senza equivoco da una parte (Claiborne, fratelli Clanton e fratelli McLaury) e i buoni ma non troppo dall’altra (fratelli Earp e Holliday), si consumò, nel primo pomeriggio del 26 Ottobre del 1881, la sparatoria dell’O.K. Corral. Vi persero la vita i due McLaury e uno dei due Clanton; l’altro fuggì con Claiborne. Morgan e Virgil Earp feriti gravemente. Solo di striscio Holliday. Illeso Wyatt Earp. Fu il primo e più famoso momento di una saga che conoscerà pace soltanto quando Wyatt avrà, da privato cittadino, consumato la propria vendetta. Wyatt farà da allora cento mestieri, non tutti nobilissimi. Conoscerà il carcere. Saprà riabilitarsi. Morrà ottantenne, ascoltato consigliere di una già adulta industria cinematografica. Non fu il solo grande vecchio del West a riproporsi come narratore filmico di se stesso. E mentre gli storiografi andavano a caccia di carte, sceneggiatori e registi fondavano, sul nastro di celluloide, un mito fatto di spazi immensi, di affollati saloons, di strade arse e desolate, di polvere da sparo.

Il West ti accoglie sempre: a modo suo, come ogni luogo del Creato. Magiara nata suddita della corona asburgica (1849), figlia di un medico emigrato coi suoi a New York nel 1860, Maria Katharina Horony fu sospinta pur ella dall’onda delle cose nell’Occidente più selvaggio. S’adattò a tutto. Pare che abbia fatto la prostituta e la tenutaria di postriboli. Per certo, fu la donna di Holliday: barbaro e tempestoso amore, tra una donna ancorata alla vita e un decaduto gentiluomo abitato dall’ultima ombra. Katharina aveva naso pronunciato. A Tombstone fu detta Big Nose Kate. Pei messicani, era La Narigona. L’epopea del Far West è fatta pure di nomi e di epiteti: Dave Mather, ad esempio, sceriffo e pistolero, amico anch’egli di Wyatt Earp, ombroso e sempre taciturno, era chiamato Mysterious Dave. Bitter Creek era invece il nomignolo di George Newcomb. Bandito e ladro di cavalli, gli fu fatale l’amore che lo strinse alla quattordicenne Rose Elizabeth Dunn. I fratelli di lei, fuorilegge nonché cacciatori di taglie, lo freddarono mentre si recava a farle visita. La si chiamerà sempre Rose of the Cimarron... Doc Holliday, intanto, era sempre più torturato dalla tosse e la leniva sempre più bevendo whiskey. Chiuderà gli occhi al sole nel sanatorio di Glenwood Springs, un giorno di Novembre del 1887. Kate gli sopravvisse a lungo. Si spegnerà novantenne, in Arizona, rabbiosa o lieta del proprio destino, o forse indifferente, come una nuvola ignara di sé. 

Ettore Marino
Autore: Ettore Marino

Lettore, se ne hai curiosità, sappi che Ettore Marino, arbërèsh di Vaccarizzo Albanese, è nato a Cosenza nel 1966; che ha collaborato e collabora con varie gazzette cartacee e digitali; che per Donzelli Editore è uscita, nel 2018, la sua "Storia del popolo albanese. Dalle origini ai giorni nostri"; che nel 2021 è diventata libro, per le Edizioni "ilfilorosso", una sua raccolta di liriche intitolata "Patibolo"; che nell’Aprile del 2022 ha pubblicato, per Rubbettino Editore, "Un quadrifoglio, verde tra le spine. Traduzioni da poeti italoalbanesi"; che ha scritto molte altre cose di cui va talora chiedendosi se resteranno sempre inedite; che è arcilieto di collaborare con L’Eco dello Jonio; che il Covid, di cui pure ha patito, non gli ha fatto dismettere l’uso del tabacco; che ignora quando e come morirà.