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Rossano, undici anni dopo l’alluvione: milioni e cantieri, ma la messa in sicurezza non è finita

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CORIGLIANO-ROSSANO - Sono trascorsi undici anni fa la città si svegliò dentro l’acqua e il fango. Automobili trascinate dalla corrente, strade trasformate in torrenti, abitazioni, attività commerciali e strutture ricettive invase dall’acqua. L’immagine più drammatica rimane quella di Sant’Angelo, con il Citrea fuori dall’alveo e una parte del borgo letteralmente sommerso.

Secondo la ricostruzione dell’Irpi-Cnr, tra il pomeriggio dell’11 e quello del 12 agosto sulla fascia ionica tra Rossano e Corigliano caddero 408 millimetri di pioggia in 19 ore, 160 dei quali concentrati nelle sole quattro ore fra le 3.30 e le 7.30. A Rossano i danni maggiori si registrarono proprio al Lido Sant’Angelo, dove il torrente Citrea fuoriuscì dall’alveo dopo il cedimento di parte dell’argine. Circa 500 persone, tra residenti e turisti, furono evacuate. Non ci furono morti.

Ed è forse proprio quest’ultimo dato, ancora oggi, quello che più impressiona.

Antoniotti: «L'Achiropita protesse la Città»

A ricordarlo, come fa ogni anno, è Giuseppe Antoniotti, allora sindaco di Rossano e quindi primo cittadino nelle ore più difficili dell’emergenza. «Sono ancora vivi nella memoria i drammatici momenti dell’alluvione che ha colpito la città di Rossano il 12 agosto del 2015», scrive Antoniotti nell’undicesimo anniversario.

Il suo ricordo torna inevitabilmente a quelle ore e si intreccia con la profonda devozione rossanese per Maria Santissima Achiropita: «Rinnovo il ringraziamento alla Madonna dell’Achiropita che ha steso il suo manto celeste proteggendo la città, che non ha pianto alcuna vittima e nessun ferito. Grazie sempre alla Santissima Maria dell’Achiropita che ci salvò».

È il ricordo personale e religioso dell’uomo che in quelle ore guidava il Comune. Ma undici anni dopo quella giornata può essere letta anche attraverso un’altra domanda: quanto è cambiata Rossano dal punto di vista della sicurezza idrogeologica?

Dal fango al primo piano di emergenza

Il 27 agosto 2015 il Consiglio dei ministri dichiarò lo stato di emergenza per Rossano e Corigliano, all'epoca ancora due distinti comuni. Poche settimane dopo arrivò l’ordinanza di Protezione civile 285 con i primi interventi urgenti. Lo stato di emergenza sarebbe stato successivamente prorogato perché, ancora nel febbraio 2016, gli interventi risultavano in corso.

Il Piano degli interventi approvato dalla Protezione civile raggiunse complessivamente 3 milioni 862 mila euro

Sul versante rossanese, però, diversi interventi portano direttamente il nome dei corsi d’acqua diventati sinonimo della vulnerabilità della città.

Sul canalone del Fellino furono destinati 100 mila euro per asportare materiale e parti instabili e ricostruire argini e soletta in cemento armato. Sul Grammisato-Acqua del Fico, in corrispondenza della ferrovia Crotone-Taranto, furono finanziati 300 mila euro per rimuovere materiale alluvionale e ripristinare gli argini attraverso opere di difesa fluviale. 

Le successive rendicontazioni regionali certificano l’avanzamento e la chiusura finanziaria di una parte di quelle opere. Ma raccontano anche un altro aspetto: alcune pratiche nate da quella notte hanno continuato a produrre atti e liquidazioni molti anni dopo il disastro.

Dieci interventi PNRR portano ancora la data del 12 agosto 2015 

È probabilmente questo il dato più significativo per capire quanto sia lunga la coda dell’alluvione. Nel programma PNRR destinato alla riduzione del rischio idrogeologico compaiono dieci interventi nel territorio di Rossano che gli atti ufficiali collegano esplicitamente agli “eventi meteorologici ed idrologici avvenuti in data 12 agosto 2015”.

Il valore complessivo è di 1.978.959,77 euro.

Dentro questo pacchetto ci sono la ricostruzione della strada Fellino-Gutterie, gli interventi nelle contrade Calamo Grotte-Santa Domenica-Colagnati, Trapesime-Malvitano-Lampa-Bucita-Malena, Stranges-Gelso Mazzei-Foresta Armenia, Pantano Martucci-Faro-Fossa-Marinetta-Zolfara, Porta Giudecca e Foresta Bassa.

E poi tre luoghi particolarmente riconoscibili della città: 500 mila euro per il lungomare Momena, 250 mila euro per l’area di Piazza Sant’Angelo e 200 mila euro per l’accesso al centro storico attraverso l’ex provinciale 177.

Undici anni dopo, dunque, quella data continua a comparire materialmente negli atti con cui vengono finanziate opere pubbliche.

Acqua del Fico-Fellino, il grende cantiere è ancora aperto

C’è poi un intervento che, più degli altri, racconta il passaggio dalle riparazioni dell’emergenza a una strategia strutturale: la sistemazione idraulica dei bacini Acqua del Fico e Fellino.

Il finanziamento ammonta a 2 milioni 708 mila 750 euro. La gara dei lavori è arrivata all’aggiudicazione nel 2023 per circa 1,4 milioni di euro dopo il ribasso d’asta.

Ma soprattutto il dossier è ancora vivo.

Il 22 gennaio 2026 il Comune ha approvato la seconda perizia di variante e il 5 giugno 2026 ha adottato un nuovo provvedimento riguardante l’ufficio di direzione dei lavori. Significa che una delle opere più importanti per la sistemazione idraulica dell’area rossanese, a undici anni dall’alluvione, è ancora dentro il suo percorso realizzativo. Ed è probabilmente questa la fotografia più efficace dell’anniversario perché molto è stato fatto, ma il lavoro è tutt'altro che finito.

Nel frattempo il concetto stesso di difesa dal dissesto si è allargato. Non soltanto torrenti da ripulire e argini da ripristinare, ma costoni da consolidare, movimenti franosi da contenere e soprattutto acque meteoriche da governare prima che diventino un problema.

Negli anni sono partiti interventi nell’area del Traforo e di Porta dell’Acqua, mentre dopo il dissesto del 2020 è stata recuperata e messa in sicurezza anche l’area di San Marco e via Garibaldi.

E ancora oggi una parte importante del fronte è aperta nei quartieri Pigna e Villaggio Santa Chiara, per i quali sono stati intercettati complessivamente 4 milioni di euro e le cui opere sono in via di ultimazione (proprio al quartiere Pigna le nuove opere sono state consegnate settimana scorsa!).

A Pigna, proprio nell’area segnata dalla frana del 2015, il progetto ha ricompreso il consolidamento del costone, un nuovo sistema di raccolta delle acque meteoriche e la sistemazione delle reti. A Santa Chiara, invece, sono in corso interventi sul costone e sulle opere di contenimento. 

LEGGI ANCHE: Dissesto idrogeologico, si accelera sui cantieri: consolidamento e sicurezza per Santa Chiara e Pigna

C'è però un errore da evitare: mettere tutti questi numeri in colonna e ottenere una presunta cifra complessiva “spesa dopo l’alluvione”.

Non sarebbe corretto. Dentro questa lunga storia convivono risorse per l’emergenza, finanziamenti concessi successivamente, quadri economici di progetti, importi di aggiudicazione, opere nate direttamente dal disastro del 2015 e altre realizzate negli anni successivi per nuovi fenomeni franosi o per una più generale strategia di mitigazione del rischio.

Il dato vero è un altro.

Dal 12 agosto 2015 Rossano e poi Corigliano-Rossano hanno iniziato una lunga e costosa rincorsa alla propria fragilità idrogeologica. Sono stati ricostruiti argini, ripuliti alvei, consolidati versanti, finanziate strade, realizzati sistemi di raccolta delle acque e aperti nuovi cantieri.

Ma undici anni dopo esistono ancora interventi strategici in corso. Ecco perché non basta solo avere memoria. Bisogna agire.

Perché ricordare quelle automobili trascinate dall’acqua, le case invase dal fango e quelle cinquecento persone costrette a lasciare le proprie abitazioni serve soprattutto a ricordare una cosa: il 12 agosto 2015 non deve essere considerato un evento irripetibile del passato, ma la misura con cui valutare ogni scelta futura sul territorio.

Rossano quel giorno non pianse vittime. Giuseppe Antoniotti continua ogni anno ad affidare quel miracolo alla protezione dell’Achiropita. Alla politica e alle istituzioni resta, invece, un compito molto più terreno: fare in modo che la sicurezza di una città non debba mai dipendere soltanto da un miracolo.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.