La plastica resta nelle case: il sistema di riciclo si è inceppato. A Corigliano-Rossano a rischio anche il turno di giovedì
Vertice in Comune per trovare uno sbocco temporaneo ai conferimenti. Ma l’emergenza è molto più grande: la filiera nazionale del riciclo si è inceppata e la crisi (che non è stata governata) investe anche il sistema dei rifiuti calabrese
CORIGLIANO-ROSSANO – Il sacchetto blu rischia di rimanere ancora una volta a casa. Anche il turno di raccolta di giovedì 1 ottobre, quello di plastica, alluminio e multimateriale, a Corigliano-Rossano è in bilico.
In queste ore in Comune è in corso un confronto per trovare una soluzione emergenziale ed evitare un nuovo stop. Tra le ipotesi c’è anche quella di ricorrere, attraverso un apposito provvedimento, a uno stoccaggio temporaneo capace di assorbire il materiale che al momento non riesce a proseguire normalmente lungo la filiera.
Ma sarebbe, appunto, una soluzione tampone. Perché la plastica che oggi fatica a trovare una destinazione a Corigliano-Rossano racconta un problema molto più grande, che riguarda il sistema dei rifiuti dell’intera Calabria e nasce fuori dai confini regionali.
Il tappo è a valle della differenziata
Il cittadino separa la plastica, il Comune la raccoglie, gli impianti la ricevono e la selezionano. Poi il meccanismo rallenta. Il materiale lavorato rimane nei centri di selezione e stoccaggio perché viene ritirato con difficoltà e il mercato del riciclo non riesce ad assorbirlo con la stessa velocità. I piazzali si riempiono e, raggiunti i limiti autorizzati, diventa impossibile ricevere nuovi conferimenti.
È un effetto domino che alla fine torna indietro fino ai Comuni. Il 10 settembre la Conferenza delle Regioni ha certificato l’esistenza di una crisi nazionale della filiera degli imballaggi in plastica, individuando nella riduzione e nel rallentamento dei ritiri una delle cause immediate e chiedendo al Governo 21 interventi urgenti.
La plastica riciclata non trova abbastanza mercato
Dietro l’ingorgo c’è soprattutto una questione industriale. La plastica riciclata deve competere con materia vergine e materiali provenienti da mercati extraeuropei (su tutti la Cina!), spesso più convenienti. Se diminuisce la domanda di materia riciclata, diminuiscono gli sbocchi per ciò che arriva dalla raccolta differenziata.
E così quello che dovrebbe essere un ciclo – raccolta, selezione, riciclo, nuovo prodotto – rischia di fermarsi a metà.
L’emergenza era annunciata. Ma la Calabria è arrivata al tappo
Ovviamente la crisi non è esplosa settimana scorsa quando le nostre case sono rimaste, d'un tratto piene di rifiuti. Era nota da settimane. Già il 4 agosto la questione era arrivata formalmente in Parlamento, con la richiesta al Governo di verificare le iniziative di CONAI e COREPLA e di individuare impianti alternativi, maggiori capacità di trattamento e soluzioni straordinarie per evitare ricadute sui Comuni.
Alcune Regioni, nel frattempo, hanno provato a governare preventivamente l’emergenza. La Sardegna, per esempio, aveva già attivato ad agosto un tavolo regionale di crisi, coinvolgendo Province, Comuni, ANCI, consorzi industriali, CONAI e COREPLA. Sono stati individuati nuovi spazi di stoccaggio e organizzati trasferimenti verso gli impianti della penisola.
In Calabria, almeno sulla base degli atti e delle comunicazioni pubbliche regionali finora disponibili, non risultano invece interventi preventivi della stessa portata: nessun tavolo regionale di crisi analogo reso pubblico, nessun piano straordinario comunicato per alleggerire gli stoccaggi prima che il problema arrivasse alla raccolta.
E così oggi sono i singoli Comuni a dover cercare, nell’emergenza, qualche metro quadrato in più dove mettere la plastica. A Corigliano-Rossano si prova a guadagnare spazio e tempo per salvare il turno di giovedì. Ma se a valle non ripartono i ritiri, anche quello spazio finirà. Ed è questo il paradosso: ai cittadini viene chiesto di differenziare sempre meglio e sempre di più, pagando allo stesso tempo cifre esorbitanti per la tassa rifiuti. Ma il sistema, adesso, rischia di non sapere dove mettere proprio quella plastica che è stata correttamente differenziata.