Il Nord-Est non nasce più: 1.350 culle contro 2.718 morti... in un anno
Nei 58 Comuni della Calabria nord-orientale il 2025 si è chiuso con 1.399 residenti in meno. 56 Comuni hanno più morti che nati mentre la migrazione degli autoctoni viene quasi compensate dagli ingressi netti dall’estero
CORIGLIANO-ROSSANO – Per ogni cento bambini che nascono, nel Nord-Est della Calabria muoiono poco più di duecento persone. È probabilmente questo il numero che racconta meglio di qualunque altro la crisi demografica che attraversa i 58 Comuni della Sibaritide, del Pollino, dell’Alto Jonio e della Sila Greca.
Il primo dato lo avevamo già visto: nel corso del 2025 questo pezzo di Calabria è passato da 230.426 a 229.027 residenti, perdendo 1.399 abitanti in dodici mesi, circa lo 0,6% della propria popolazione. Adesso, però, entrando dentro il Bilancio demografico Istat Comune per Comune, è possibile capire da dove arriva quella perdita.
E la risposta è molto più complessa della formula, ormai abituale, della “fuga dalla Calabria”. Nel 2025 nei 58 Comuni del nostro territorio, infatti, sono nati complessivamente 1.350 bambini. Nello stesso periodo sono morte 2.718 persone. Il saldo naturale è quindi pari a -1.368 residenti.

Vuol dire che, senza considerare alcun trasferimento di residenza, il territorio avrebbe perso quasi 1.400 persone soltanto per la differenza tra chi nasce e chi muore. Lo scrivevamo appena ieri: è come se un paese come Calopezzati o San Giorgio Albanese fosse stato cancellato dalla mappa demografica nel giro di un anno!
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E il fenomeno è praticamente generalizzato: 56 Comuni su 58 hanno chiuso l’anno con un saldo naturale negativo. L’unica eccezione positiva è Castroregio, con una nascita e nessun decesso (questo è quello che dicono i dati ISTAT), mentre Vaccarizzo Albanese chiude esattamente in pareggio, con 10 nati e 10 morti.
Tutti gli altri perdono popolazione già prima di considerare chi parte o chi arriva.
Il deficit naturale più consistente in valore assoluto si registra a Corigliano-Rossano (-148), seguito da Castrovillari (-137), Cassano all’Ionio (-80), Trebisacce (-60) e Spezzano Albanese (-48). È evidente che il dato assoluto risente delle dimensioni demografiche dei Comuni, ma il fenomeno attraversa senza eccezioni quasi tutto il comprensorio.

Si parte, ma dall'estero arrivano altri residenti
C’è poi l’altra faccia della fotografia. Nel 2025 il saldo dei trasferimenti fra i 58 Comuni e il resto dei Comuni italiani è complessivamente negativo per 947 residenti.
È un numero pesante. Significa che le cancellazioni anagrafiche verso altri Comuni italiani superano le iscrizioni provenienti dal resto del Paese di quasi mille unità.
Attenzione, però: questo dato non misura esclusivamente la partenza verso il Centro-Nord, ma tutti i trasferimenti anagrafici da e verso gli altri Comuni italiani. Contemporaneamente, il movimento con l’estero produce nel territorio un saldo opposto: +916 residenti.
In altre parole, il deficit migratorio interno di -947 viene quasi completamente compensato dal saldo positivo con l’estero. Il bilancio migratorio netto delle due componenti è quindi appena -31 residenti. È qui che la fotografia cambia radicalmente.
Quasi tutta la perdita è nella forbice tra culle e bare
Se sommiamo le tre componenti principali troviamo infatti: saldo naturale -1.368; saldo migratorio interno -947; saldo migratorio con l’estero +916. Il risultato è -1.399, esattamente la variazione complessiva della popolazione dei 58 Comuni.
In termini puramente contabili, dunque, il 97,8% della perdita complessiva corrisponde al deficit naturale. Non vuol dire che la migrazione non rappresenti un problema. Al contrario: perdere quasi mille residenti netti negli scambi con gli altri Comuni italiani resta un segnale enorme, soprattutto se dietro quei trasferimenti si concentrano giovani, studenti, lavoratori e famiglie in età fertile.
Ma nel saldo complessivo del 2025 quella perdita viene quasi neutralizzata dagli ingressi dall’estero. Ciò che nessun altro movimento riesce invece a compensare è il vuoto lasciato dalle nascite che non arrivano.
Il paradosso di Corigliano-Rossano
Il caso della città più grande del territorio rende perfettamente l’idea. Corigliano-Rossano chiude il 2025 con 71 residenti in più rispetto all’anno precedente. Apparentemente un risultato positivo.
Eppure dietro quel +71 ci sono 507 nascite e 655 decessi, quindi un saldo naturale di -148. C’è anche un saldo migratorio interno negativo di -119, cioè persone - per lo più giovani - che hanno deciso di prendere la valigia e andare via. A riportare il bilancio sopra lo zero, però, è il +338 nei movimenti con l’estero, in sostanza di nuovi stranieri che hanno scelto di prendere residenza a Corigliano-Rossano. Tradotto economicamente e in modo brutale questo significa che se tanti sono andati via in condizioni economiche precarie il doppio è arrivato in condizioni economiche ancora peggiori. Insomma, non si abbassa il livelli di vita ma si abbatte totalmente il livello di qualità della vita. Ed è quello che registriamo ogni giorni nella cronaca quotidiana.
Senza quella componente immigratori, anche la città più grande dell’area avrebbe chiuso l’anno con una contrazione marcata. Un meccanismo simile emerge a Cassano Jonio: saldo naturale -80 e interno -46, compensati da +156 con l’estero, fino ad arrivare a un saldo complessivo di +30. A Cariati, invece, i 66 residenti netti guadagnati negli scambi con l’estero assorbono gran parte del -19 naturale e del -55 interno, lasciando il Comune con appena 8 abitanti in meno.
Villapiana è un caso diverso
Particolare è il dato di Villapiana, il Comune che nel 2025 guadagna più residenti in valore assoluto: +83. Anche qui le nascite (38) non riescono a compensare i 73 decessi e il saldo naturale è negativo per 35 unità. Ma, a differenza di moltissimi altri centri, Villapiana presenta contemporaneamente un saldo migratorio interno positivo di +69 e uno con l’estero di +49.
È quindi uno dei pochi territori capaci di attrarre nuovi residenti sia dall’Italia sia dall’estero e di compensare così una dinamica naturale comunque negativa.
Il dato più preoccupante resta però sistemico. Non siamo davanti a qualche piccolo Comune che perde abitanti mentre altri crescono. Il saldo naturale è negativo nel 96,6% dei Comuni analizzati.
E quando in un territorio le morti sono più del doppio delle nascite, il tema non riguarda più soltanto la consistenza numerica della popolazione bensì la sua struttura sociale, economica e dei servizi.
Meno bambini significa progressivamente meno alunni, meno classi, meno giovani, meno popolazione in età lavorativa e, nel lungo periodo, una platea sempre più ristretta chiamata a sostenere una popolazione anziana sempre più numerosa. Il dato nazionale conferma che il fenomeno della denatalità continua ad aggravarsi: nel 2025 in Italia sono stati registrati circa 355 mila nati contro 652 mila decessi e il saldo naturale nazionale è sceso a circa -296 mila unità. Ma nei 58 Comuni del Nord-Est calabrese la sproporzione appare particolarmente netta.