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Sant’Angelo, Bandiera Blu sfregiata dagli sporcaccioni: la spiaggia ripulita di giorno e devastata di notte

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CORIGLIANO-ROSSANO - I primi giorni di giugno, sulle coste della Calabria del nord-est, hanno già il sapore pieno dell’estate. Il sole, il mare, gli stabilimenti balneari quasi tutti aperti, i bambini sulla sabbia a costruire castelli, le famiglie sotto gli ombrelloni, i primi bagnanti che affollano il litorale. E, quest’anno, anche il valore simbolico e turistico di un territorio insignito di ben otto Bandiere Blu.

Siamo a Corigliano-Rossano, città che nel 2026 ha confermato la Bandiera Blu per il litorale di Sant’Angelo e ha conquistato, per la prima volta, anche quella per il lungomare Schiavonea-Palmeto. Un risultato importante, che racconta un lavoro sulla qualità ambientale, sui servizi, sulla fruibilità e sull’immagine turistica di una costa che prova finalmente a riconoscersi come risorsa strategica.

Eppure, basta camminare sulla sabbia di Sant’Angelo per imbattersi nell’altro volto dell’estate. Quello meno raccontabile, meno instagrammabile, meno spendibile nei post da cartolina. Il volto lasciato dai soliti lordazzi. Dagli sporcaccioni. Da chi usa la spiaggia come salotto notturno e poi la abbandona come una discarica a cielo aperto.

E il problema, sia chiaro, prima di incorrere nel pettegolezzo polemico spicciolo, non è la mancata pulizia. Gli stabilimenti balneari, ognuno per la propria parte, hanno fatto e continuano a fare il loro lavoro. Il Comune è intervenuto. La spiaggia viene ripulita. Ma puntualmente, al mattino dopo, si ritrova di nuovo sfregiata.

Bottiglie d’acqua, cartoni di pizza, vetri di birra, pacchetti di sigarette vuoti, cicche ovunque. E persino indumenti intimi abbandonati sulla sabbia. Non rifiuti portati dal mare. Non detriti arrivati chissà da dove. Ma tracce chiarissime di bivacchi notturni, di presenze incivili, di gente che arriva, consuma, sporca e se ne va, lasciando agli altri il conto della propria maleducazione.

È il paradosso più amaro della Bandiera Blu: mentre un territorio prova a certificare qualità, servizi e sostenibilità, c’è sempre qualcuno pronto a trasformare un tratto di spiaggia in una pattumiera. Mentre si lavora per rendere il litorale più accogliente, c’è chi considera normale lasciare vetri sulla sabbia dove poche ore dopo giocano i bambini.

Ecco perché è una questione squisitamente culturale; né politica, né ambientale né strategica. Perché certamente si può chiedere al Comune di fare di più. Si può chiedere agli operatori balneari di presidiare meglio. Si può pretendere una pulizia più frequente, più rapida, più capillare. Si possono immaginare campagne di sensibilizzazione, multe, controlli, cartelli, pattugliamenti. Tutto giusto. Tutto utile. Tutto necessario.

Ma non si può mettere una telecamera su ogni granello di sabbia. Non si può piazzare un guardiano dietro ogni persona che scende in spiaggia. Non si può costruire un presidio ecologico h24 per inseguire, uno per uno, quelli che non hanno la minima idea di cosa siano il rispetto, l’educazione civica e il patrimonio pubblico.

Il problema, allora, è più profondo. È nella testa di chi pensa che lo spazio pubblico non appartenga a nessuno, quando invece appartiene a tutti. È nella mentalità di chi pretende servizi, decoro e turismo, ma poi lascia bottiglie e cicche sulla riva. È nella contraddizione di chi magari si indigna per la spiaggia sporca e poi, la sera prima, ha contribuito a sporcarla.

A Sant’Angelo, come in tanti altri punti della costa ionica, la spiaggia è un luogo vissuto di giorno e di notte. È normale che sia così. Il mare non chiude al tramonto. L’estate è anche passeggiata serale, incontro, convivialità, libertà. Ma libertà non significa bivacco selvaggio. Non significa lasciare vetri dove passano bambini scalzi. Non significa trasformare la sabbia in un posacenere.

Sia chiaro a tutti, la Bandiera Blu non è un amuleto. Non basta issarla per rendere civile un territorio. Serve manutenzione, certo. Servono servizi, certo. Serve controllo, quando possibile. Ma serve soprattutto una comunità che capisca che quel riconoscimento non è del Comune, non è dei lidi, non è degli amministratori. È di tutti. E tutti possono difenderlo o rovinarlo.

In questi giorni, mentre la stagione parte e le spiagge iniziano a riempirsi, Sant’Angelo mostra già la solita battaglia quotidiana: da una parte chi pulisce, organizza, lavora, accoglie, investe; dall’altra chi sporca, rompe, abbandona, se ne infischia.

È una guerra impari, perché basta un solo mascalzone per rovinare il lavoro di tanti. Basta una bottiglia di vetro dimenticata sulla sabbia per trasformare un angolo di mare in un pericolo. Basta un gruppo di incivili per compromettere l’immagine di un litorale che invece avrebbe tutte le carte in regola per essere vissuto, valorizzato e rispettato.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.