Nella Calabria del nord-est l'acqua c’è, ma non arriva nelle case
L’Autorità di Bacino certifica il recupero della disponibilità idrica e un livello di severità basso. Nella Sibaritide e nella Sila Greca quindi il nodo resta il trasporto: condotte vecchie, adduttrici fragili e disservizi cronici
CORIGLIANO-ROSSANO - Oggi scopriamo l’acqua calda. Anzi, solo l’acqua. Sappiamo che c'è, forse anche in abbondanza, anche se nelle nostre case non arriva. Lo certifica l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino (ADB) Distrettuale dell’Appennino Meridionale, che nella seduta del 12 giugno scorso ha registrato un miglioramento complessivo della disponibilità idrica nel Distretto e, per la Calabria, un quadro di recupero delle risorse.
Fatte salve le province di Crotone e Reggio Calabria, ancora richiamate nel contesto dello stato di emergenza, il resto della regione viene collocato in una condizione di severità idrica bassa.
Per le fonti Sorical e per il sistema Arvo-Ampollino si parla di netto recupero della disponibilità. Tradotto: se nella Calabria del nord-est l’acqua continua a mancare nelle case, soprattutto in estate, il problema non è la risorsa idrica in sé. Il problema è tutto quello che succede dopo: captazione, adduzione, sollevamento, distribuzione, manutenzione, perdite, condotte e gestione.
Ed è proprio qui che si apre il fronte dei disagi per Corigliano-Rossano, la Sibaritide, la Sila Greca e i territori serviti dagli schemi che attingono dal Pollino, dalla Sila e più in generale dalla rete Sorical. Una rete che continua a mostrare fragilità storiche, spesso raccontate come emergenze improvvise ma in realtà note da decenni.
Il nodo è l’ingegneria stessa di molti sistemi acquedottistici: acqua captata a monte, portata a valle, ripompata verso altri livelli altimetrici e distribuita attraverso condotte vecchie, vulnerabili, esposte a rotture frequenti e mai realmente riqualificate in modo organico. Tutte cose che sappiamo, che alle nostre latitudini ci raccontiamo da anni. Ma sulle quali nessuno riesce a dare una risposta in termini di risoluzione dei problemi ed efficienza. Una parte rilevante di queste infrastrutture venne realizzata dalla Cassa del Mezzogiorno, in un’altra epoca e rimasta troppo spesso dentro una logica di manutenzione a rincorsa. Punto.
Il caso più evidente, nell’area di Corigliano-Rossano, è quello dell’acquedotto Macrocioli. Già nel 2025 Sorical aveva annunciato la sostituzione di circa 700 metri di condotta in località Gelso, tratto indicato come uno dei punti soggetti a frequenti rotture. Nella stessa ricostruzione veniva riconosciuto che l’intero ramo che porta l’acqua dai pozzi Trionto ai serbatoi interessati versava in condizioni strutturali precarie, con ripetute interruzioni della fornitura.
Quello doveva essere il primo intervento concreto su un sistema che alimenta aree importanti della città. Eppure, sul territorio, quel cantiere resta ancora il simbolo di una promessa sospesa: annunci, disagi, avvisi di interruzione, ma nessuna percezione di una soluzione definitiva.
Intanto, Sorical non è più una società in liquidazione. Nel bilancio 2023, la società ha indicato un valore della produzione pari a 122,8 milioni di euro, investimenti per 9,3 milioni e un intervento da 5,5 milioni per Smart Water Innovation. Nella propria prospettiva di gestore unico, Sorical indica anche obiettivi ambiziosi: accesso ai finanziamenti nazionali ed europei, investimenti sulle reti, riduzione delle perdite superiori al 50%, gestione a regime per circa 1,9 milioni di abitanti e fatturato stimato oltre 250 milioni di euro annui.
Ci sono poi i grandi programmi. Nell’elenco degli interventi PNIISSI figura un progetto Sorical da oltre 148 milioni di euro per la risoluzione di gravi criticità idriche e infrastrutturali del sistema acquedottistico Abatemarco-Bufalo-Sila Greca, a servizio della città di Cosenza e di 45 comuni della provincia. Un intervento ad alta priorità, che conferma la scala del problema: non si tratta di qualche perdita isolata, ma di schemi territoriali interi da ristrutturare.
Il punto, allora, non è se l’acqua c'è. Esiste. Il punto è perché non arrivi con continuità, pressione e qualità del servizio accettabile nelle abitazioni, nelle attività economiche, nelle strutture turistiche, nelle aree interne e nei centri più popolosi della costa.
Per anni, davanti ai rubinetti a secco, assistiamo al solito gioco dello scaricabarile: comuni, gestori, adduttrici, serbatoi, sorgenti, consumi estivi, guasti improvvisi, rotture, livelli insufficienti. Oggi il dato dell’Autorità di Bacino restringe il campo. Se la disponibilità idrica è in recupero e la severità è bassa, il problema va cercato nella capacità del sistema di trasportare, governare e distribuire quella risorsa.
E qui Sorical non può continuare a giocare il ruolo della spettatrice. Perché qui, conosciamo benissimo il copione dei disagi: d’estate l’emergenza si accentua, le contrade restano più esposte, la Sila Greca paga la fragilità degli schemi montani, Corigliano-Rossano convive con guasti ciclici, condotte che non reggono e adduttrici che cedono al primo soffio di pressione. Ogni anno il problema ritorna, ogni anno si parla di consumi maggiori, ogni anno si invoca il senso di responsabilità dei cittadini, si mette in mezzo la crisi climatica, la carenza di manutenzione sul territorio. Oggi, però, sappiamo - perché ce lo conferma l'Autorità di Bacino - che buona parte di queste posizioni sono solo pregiudizi, scuse per coprire il vero problema: La vera emergenza non è più l’acqua. È la rete.
È il trasporto della risorsa. È la vetustà delle condotte. È la manutenzione straordinaria che arriva tardi. È la programmazione che ancora non diventa cantiere.