Gli ospedali di Corigliano-Rossano sono una polveriera: dopo le sale operatorie rischia di "saltare" anche Pediatria
Il reparto si regge su tre assistenti, un primario e sul supporto decisivo di pediatri esterni che non sarebbero pagati da gennaio. Senza una soluzione entro pochi giorni, l’attività rischia di essere ridotta ad ambulatorio
CORIGLIANO-ROSSANO – Dopo il rischio paralisi delle sale operatorie per la carenza di anestesisti, nello Spoke di Corigliano-Rossano si apre un altro fronte critico: Pediatria. Il reparto del presidio ospedaliero rischierebbe una nuova riduzione dell’attività, fino all’ipotesi più pesante: la chiusura della degenza e il mantenimento di un solo servizio ambulatoriale.
La situazione, secondo quanto emerge, è legata ancora una volta alla carenza di personale medico e alla difficoltà di garantire la copertura completa dei turni. Il reparto oggi si regge su tre assistenti e un primario, numeri insufficienti per sostenere l’intera organizzazione dell’unità operativa.
Pediatria, infatti, non significa soltanto reparto. Significa assistenza ai bambini ricoverati, neonatologia, presenza in sala parto, assistenza ai neonati, supporto in sala operatoria per i cesarei e attività ambulatoriale pediatrica a servizio del Pronto soccorso.
Un carico di lavoro ampio, distribuito su più funzioni essenziali, che non può essere garantito stabilmente con l’organico attualmente disponibile.
A consentire finora la tenuta del servizio sarebbe stata la presenza di sei-sette pediatri esterni, professionisti che coprono turni feriali, festivi e notturni, assicurando continuità assistenziale in un reparto che altrimenti avrebbe già evidenziato criticità molto più pesanti.
Il problema, però, adesso è economico e organizzativo. I professionisti esterni non sarebbero pagati da gennaio. Un film già visto l'anno scorso e una condizione che, oggi, starebbe creando forte malumore tra i medici chiamati a garantire un servizio delicato, ma lasciati senza la regolare corresponsione delle spettanze.
Si tratta di pediatri a partita Iva, quindi liberi professionisti, con scadenze fiscali, assicurative e formative a proprio carico. Non hanno ferie retribuite, non maturano contributi come i dipendenti e, se non lavorano, non percepiscono compensi. Inoltre, devono sostenere aggiornamenti periodici in pediatria e neonatologia, settori nei quali esperienza e continuità clinica restano elementi determinanti.
Nel frattempo, la macchina amministrativa dell’Asp non avrebbe ancora dato risposte risolutive. Gli uffici competenti ai pagamenti non avrebbero fornito chiarimenti adeguati, mentre la questione verrebbe rinviata di giorno in giorno, nonostante l’impegno della direzione sanitaria e del primario del reparto.
Il rischio concreto è che, senza il saldo delle somme dovute entro pochi giorni, i medici esterni possano interrompere la disponibilità e trasferire la propria attività verso altre regioni, in particolare Puglia e Basilicata, dove ci sarebbe già interesse ad accoglierli.
Se questo dovesse accadere, il reparto di Pediatria dello Spoke di Corigliano-Rossano perderebbe il supporto che oggi consente di mantenere in piedi l’organizzazione dei turni. Le conseguenze sarebbero immediate. Il Reparto potrebbe essere ridimensionato, con ricadute dirette sulle famiglie del territorio e sui bambini che, in caso di necessità, dovrebbero essere trasferiti verso altri ospedali, a partire da Castrovillari o da presidi ancora più distanti.
La criticità si inserisce in un quadro già pesante per lo Spoke. Proprio ieri è emersa la situazione di Anestesia e Rianimazione, con il rischio dal 1° luglio di riduzione o sospensione degli interventi programmati per mancanza di anestesisti. Ora il nodo Pediatria conferma una fragilità più ampia: il sistema ospedaliero di Corigliano-Rossano continua a reggersi su equilibri precari, professionisti richiamati, contratti esterni, turni difficili e soluzioni tampone. Insomma, una vera e propria polveriera!