Corigliano-Rossano, emergenza oncologia: malati senza assistenza specializzata, estate da incubo tra carenze e disagi
Nello Spoke manca personale formato per impianto e gestione di PICC e port. I pazienti potrebbero essere costretti a spostarsi verso Castrovillari o Cosenza, mentre le assunzioni restano legate ai tempi biblici di Azienda Zero
CORIGLIANO-ROSSANO – Non ci sono soltanto le sale operatorie a rischio per la carenza di anestesisti. Nello Spoke di Corigliano-Rossano si apre un altro fronte delicatissimo: quello dei pazienti oncologici.
Il problema riguarda l’impianto e la gestione di PICC e port, dispositivi venosi indispensabili per consentire ai malati di affrontare cicli di chemioterapia in sicurezza. Prestazioni che richiedono personale infermieristico specializzato e formato, oggi insufficiente a garantire continuità nel presidio. Il problema - è doveroso chiarirlo - anche in questo caso non riguarda l'ultima riorganizzazione ospedaliera. Il problema è ben più profondo e si annida nella stanze della cittadella regionale, lì dove ha sede Azienda Zero.
La conseguenza di questo ultimo problema sorto nello spoke jonico è il rischio di una nuova migrazione sanitaria interna. Fino a settembre, infatti, i pazienti potrebbero essere costretti a spostarsi verso altri ospedali della provincia, in particolare Castrovillari e Cosenza, per ricevere un servizio che dovrebbe essere assicurato anche nel territorio della Sibaritide.
Per chi affronta cure oncologiche, si tratta di un disagio ulteriore dentro un percorso già complesso. Ogni spostamento significa chilometri, attese, costi, organizzazione familiare e maggiore fatica fisica per persone spesso sottoposte a terapie pesanti.
La questione nasce dalla carenza di infermieri. I pochi professionisti in servizio devono già coprire reparti, urgenze, ferie estive e turni ordinari. In queste condizioni diventa difficile assicurare anche prestazioni ambulatoriali altamente specifiche come quelle legate ai cateteri venosi centrali.
L’impianto del PICC e la gestione del port non possono essere affidati a personale non formato. Servono competenze dedicate, aggiornamento e continuità operativa. Quando queste figure mancano, il servizio si riduce o si interrompe.
A rendere più pesante la situazioneè il blocco delle nuove assunzioni, legato, dicevamo, ai tempi delle procedure di Azienda Zero. L’ente regionale ha in corso l’iter per i concorsi pubblici destinati al reclutamento di infermieri, ma i rallentamenti nella definizione delle procedure impediscono alle strutture territoriali di intervenire con rapidità.
Il rischio è un effetto domino. In attesa del concorso a tempo indeterminato e della successiva assegnazione del personale alle singole realtà locali, gli ospedali non riescono a procedere autonomamente nemmeno con contratti a tempo determinato per tamponare l’emergenza.
Lo Spoke di Corigliano-Rossano resta così dentro una condizione di forte esposizione. Prima il nodo degli anestesisti, con il rischio dal 1° luglio di riduzione o sospensione degli interventi programmati. Poi la Pediatria, dove la tenuta del reparto dipende anche dal supporto di medici esterni. Ora il caso dei pazienti oncologici, che potrebbero essere costretti a cercare altrove prestazioni essenziali per la terapia.
Il quadro conferma una fragilità ormai strutturale. Non si tratta di singoli episodi separati, ma di una crisi di personale che incide direttamente sui servizi sanitari più sensibili.
I prossimi mesi si annunciano difficili per la sanità della Sibaritide, proprio mentre il territorio attende il completamento del nuovo Ospedale della Sibaritide. Nel frattempo, però, l’ospedale che c’è continua a fare i conti con carenze, rinvii e servizi messi in tensione.
Per i malati oncologici, il tema non può essere rinviato. La continuità delle cure non è una prestazione accessoria, ma una parte essenziale del percorso terapeutico. E quando un paziente deve spostarsi altrove per un dispositivo necessario alla chemioterapia, il problema non è più organizzativo. È sanitario.