Malto Calabro, la birra artigianale entra nella nuova economia del gusto
A Corigliano-Rossano il primo festival brassicolo del Nord-Est calabrese. Gallo: «Le nostre birre crescono, vincono premi e rafforzano orgoglio, qualità e appartenenza»
CORIGLIANO-ROSSANO - Il vino resta il vino. Ma anche il malto calabro ha il suo perché. E non è più soltanto una suggestione da appassionati, né una nicchia di mercato. No, è l’ultima frontiera pop del food in salsa calabrese. È un segmento produttivo che cresce, vince premi, genera indotto, richiama giovani imprenditori e si inserisce sempre più dentro la nuova grammatica dell’agroalimentare calabrese.
È questa, probabilmente, la notizia più forte che arriva dalla serata inaugurale di Malto Calabro, il primo festival della birra artigianale calabrese nella Calabria del Nord-Est, dove l’assessore regionale all’Agricoltura, Gianluca Gallo, ha tracciato una linea chiara: la birra artigianale non è più un prodotto laterale, ma un pezzo della strategia economica, identitaria e promozionale della Calabria.
«Le nostre birre in questi anni stanno crescendo tantissimo», – ha detto Gallo ai microfoni dell’Eco dello Jonio, ricordando la partecipazione della Calabria alle ultime due edizioni di Beer Attraction, la principale manifestazione nazionale del settore che si svolge ogni anno a Rimini. «In entrambe le circostanze – ha ricordato - i nostri birrifici hanno ottenuto primi premi e grandi menzioni. È il segno evidente che anche in questo campo, in particolare in quello dei birrifici agricoli, la Calabria dimostra di fare bene i compiti a casa».
Il punto politico ed economico è tutto qui: la birra calabrese non viene più raccontata come curiosità territoriale, ma come prodotto competitivo. Una filiera che incrocia agricoltura, trasformazione, turismo esperienziale, ristorazione, pizzerie, food di qualità e nuova imprenditoria giovanile. Gallo insiste proprio su questo passaggio: dietro le birre artigianali calabresi ci sono aziende, spesso formate da giovani, che hanno scelto di restare, investire e misurarsi con l’ambizione della qualità. E lo hanno saputo fare superando il pregiudizio ma soprattutto dando una risposta a quell’emergenza immateriale fatta di inconsapevolezza che è diventata la vera palla al piede della nostra regione.
«Ci sono imprese composte soprattutto da giovani che hanno l’ambizione della crescita e della qualità. Tutto questo, unito alla biodiversità dei nostri malti, fa sì che questa regione dimostri ancora una volta, anche in un settore per il quale non dovrebbe essere particolarmente evocata, di avere grande capacità».
Il festival di Corigliano-Rossano, messo in piedi da Gioacchino Campolo, Andrea Caroli e Alfonso Celestino, quindi, diventa una vetrina ma anche un laboratorio. Perché attorno a un bicchiere di birra artigianale non si muove soltanto il consumo, ma un intero ecosistema: produzione agricola, trasformazione, gastronomia, ristorazione, turismo, eventi, comunità locali. È lo stesso schema che la Regione sta cercando di rafforzare attorno al vino, all’olio, ai marcatori identitari, alle eccellenze agroalimentari e al brand Calabria Straordinaria.
«Come per Vinitaly, per Sibari e per tutte le altre manifestazioni nelle quali partiamo dalle bevande, anche in questo caso la birra diventa protagonista principale ma valorizza il settore agricolo, il settore primario, l’agroalimentare e la gastronomia in generale. È chiaro – ha sottolineato l’assessore regionale - che attorno a una bevanda si muove tutto il food».
La vera notizia, però, è il cambio di percezione. Gallo lo dice guardando al vino, ma il ragionamento vale oggi anche per la birra. Fino a pochi anni fa, ordinare prodotti calabresi nei ristoranti era quasi un’eccezione. Oggi, secondo l’assessore, il rapporto si è capovolto. E il comparto brassicolo comincia a seguire la stessa traiettoria.
«Prima del Covid, entrando in un ristorante, si ordinavano due o tre vini calabresi su dieci. Oggi credo che i numeri siano completamente capovolti. È il segno che abbiamo rafforzato orgoglio e consapevolezza. Anche nel settore delle birre comincia ad avvenire questo, perché ci sono tante pizzerie e tanti ristoranti che somministrano birre artigianali locali».
Il tema, dunque, non è soltanto produrre di più. È far riconoscere il valore di ciò che si produce. Spingere i consumatori calabresi a scegliere calabrese. Trasformare l’appartenenza in economia. Rendere la qualità un’abitudine, non un’eccezione.
Ecco, allora, che manifestazioni come Malto Calabro servono anche a questo: portare le persone fuori casa, generare movimento nei territori, costruire consapevolezza attorno al food di qualità. Insomma, non solo eventi, ma strumenti di educazione al consumo e di promozione economica.
«Queste manifestazioni servono a far capire come la gente debba uscire di casa non soltanto per partecipare a un concerto, ma anche e soprattutto mossa da questo food di qualità, da questa gastronomia di qualità, in questo caso dalle birre di qualità, per acquistare consapevolezza».
Dentro questa cornice, la birra artigianale diventa uno dei tasselli di quella che Gallo definisce una “rivoluzione silenziosa”: una Calabria che non aspetta più soltanto riconoscimenti dall’esterno, ma comincia a costruire valore a partire dalle proprie risorse. Biodiversità, agricoltura, cucina, manifattura alimentare, giovani imprese e territori diventano gli ingredienti di un nuovo modello di sviluppo.
«C’è una Calabria che ha orgoglio, consapevolezza e ambizione della qualità. Una Calabria che dimostra non solo di poter partecipare a testa alta a manifestazioni nazionali e internazionali con buoni risultati attraverso il brand Calabria Straordinaria, ma anche di attuare sul territorio una rivoluzione silenziosa fatta di tante aziende, uomini e donne che anziché partire hanno deciso di investire sulle enormi potenzialità di questa regione».
E allora, se la birra artigianale non salverà da sola la Calabria, sicuramente può contribuire a rafforzare una filiera più ampia. Gallo lo dice senza enfasi e senza illusioni: l’agroalimentare non è tutta l’economia regionale, ma è una parte sempre più importante della sua prospettiva. «I numeri – ancora una volta - ci dicono che in questi anni il nostro export è raddoppiato, che il nostro Pil è aumentato. Bisogna solo continuare a lavorare. Naturalmente non è solo questo il futuro dell’economia calabrese, ma è un pezzo di economia importante».