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Crosia, licenziati dopo 15 anni di servizio: sei TIS buttati fuori dal Comune nel silenzio totale

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CROSIA – Sei persone, sei storie di lavoro silenzioso, sei vite sospese. Da quasi quindici anni garantiscono servizi essenziali nel Comune di Crosia: uffici comunali, anagrafe, ambiente, biblioteca, assistenza ai disabili sugli scuolabus. Oggi sono fuori. Licenziati dalla sera alla mattina, con una lettera di ringraziamento e uno “stop” secco. È questa la fotografia della protesta dei TIS – Tirocinanti di Inclusione Sociale che questa mattina hanno presidiato la sede municipale del Comune di Crosia, affiancati dai sindacati.

Una vicenda che ha il sapore amaro della beffa istituzionale. Perché il licenziamento arriva proprio mentre la Regione Calabria aveva avviato – nero su bianco – una procedura di stabilizzazione di questi precari, riconoscendo di fatto un percorso di lavoro ormai strutturale e non più emergenziale. E invece, a Crosia, sei lavoratori vengono messi alla porta senza preavviso, senza confronto, senza spiegazioni convincenti.

«Siamo stati mandati via come se non esistessimo»

A raccontare la rabbia e lo sconcerto è Cinzia Calarota, una delle tirocinanti coinvolte e portavoce di tutti i suoi colleghi che stamattina si sono ritrovati davanti alla sede dell'Ente con tanto di striscioni e familiari al seguito: «Siamo al servizio del Comune da quasi 15 anni. Abbiamo retto uffici, servizi delicati, garantito assistenza ai più fragili. E siamo stati licenziati dalla sera alla mattina, con una lettera che ci ringrazia e ci dice che è finita. Senza alcuna spiegazione preventiva».

I TIS, prima di firmare la cessazione del rapporto, hanno chiesto formalmente all’Amministrazione comunale di conoscere le motivazioni del licenziamento. La risposta del sindaco Aiello sarebbe stata una sola: la COSFEL non avrebbe autorizzato l’ulteriore spesa per la stabilizzazione, dal momento che Crosia è un Comune in dissesto.

COSPEL, il veto che nessuno ha mai visto

La COSFEL – Commissione per la Stabilità Finanziaria degli Enti Locali – è l’organismo che vigila sugli equilibri di bilancio dei Comuni in dissesto o pre-dissesto e che deve autorizzare nuove assunzioni o spese strutturali. Ma è proprio qui che la versione ufficiale inizia a scricchiolare.

I sei TIS hanno chiesto di accedere agli atti per verificare l’esistenza di questo presunto diniego. Una richiesta legittima, formale, trasparente. Ma, a oggi, dal Comune non sarebbe arrivata alcuna risposta ufficiale. Nessun documento, nessuna nota COSFEL, nessun atto che certifichi quel veto.

E il sospetto cresce. Perché – fanno notare i lavoratori – nello stesso periodo il Comune avrebbe proceduto ad altre assunzioni: categorie D, istruttori di vigilanza, operatori del settore ambiente e manutenzione. Se la COSFEL blocca, blocca tutti! Se autorizza, autorizza tutti. Perché loro sì e i TIS no?

Il paradosso: i TIS non pesano sul bilancio comunale

C’è poi un altro nodo che rende la vicenda ancora più grave. I TIS non gravano sul bilancio comunale: sono retribuiti dalla Regione Calabria. La stabilizzazione, quindi, non avrebbe comportato – almeno nell’immediato – quel peso finanziario che viene oggi evocato come alibi.

E allora la domanda diventa inevitabile, e politicamente esplosiva: perché questo accanimento? Perché questa chiusura netta proprio contro lavoratori che da anni tengono in piedi servizi fondamentali? Ripicca? Ritorsione? Una scelta politica mascherata da vincolo tecnico?

I sindacati e le opposizioni all’attacco

Alla manifestazione era presente anche la CISL, che ha chiesto un incontro urgente con il sindaco. Secondo quanto riferito dai lavoratori, il primo cittadino avrebbe parlato della possibilità di “trovare delle risorse in bilancio” per tentare di risolvere la vertenza. Una dichiarazione che, però, apre un nuovo fronte: perché questi soldi spuntano fuori solo ora? E se c’erano, perché si è arrivati ai licenziamenti?

Durissimo anche l’intervento delle opposizioni consiliari – Forza Italia e Fratelli d’Italia – che incalzano il sindaco ricordando come solo pochi giorni fa avesse risposto in modo sprezzante alle loro critiche. Oggi, però, la pressione politica, sindacale e sociale rischia di costringerlo a una marcia indietro.

Una vertenza simbolo

Quella dei TIS di Crosia non è una storia isolata. È il simbolo di una precarietà istituzionalizzata, di lavoratori usati come tappabuchi per anni e poi scaricati quando diventano scomodi. È una vertenza che parla a tutta la Calabria, dove migliaia di tirocinanti vivono da anni in un limbo fatto di promesse, proroghe e improvvisi strappi.

Sei persone oggi. Ma dietro di loro c’è una domanda che pesa come un macigno sulla credibilità delle istituzioni locali: si può costruire il funzionamento di un Comune sul lavoro di chi non ha diritti, e poi voltargli le spalle quando chiede dignità? I TIS di Crosia, così come tutti i precari calabresi della Pubblica Amministrazione, non chiedono favori. Chiedono trasparenza, rispetto, e una risposta chiara. E questa volta non sembrano più disposti ad accettare silenzi.

Marco Lefosse
Autore: Marco Lefosse

Classe 1982, è schietto, Idealista e padre innamorato. Giornalista pubblicista dal 2011. Appena diciottenne scrive alcuni contributi sulla giovane destra calabrese per Linea e per i settimanali il Borghese e lo Stato. A gennaio del 2004 inizia a muovere i passi nei quotidiani regionali. Collabora con il Quotidiano della Calabria. Nel 2006 accoglie con entusiasmo l’invito dell’allora direttore de La Provincia, Genevieve Makaping, ad entrare nella squadra della redazione ionica. Nel 2008 scrive per Calabria Ora. Nell’aprile 2018 entra a far parte della redazione di LaC come corrispondente per i territori dell’alto Jonio calabrese. Dall’1 giugno del 2020, accoglie con piacere ed entusiasmo l’invito dell’editore di guidare l’Eco Dello Jonio, prestigioso canale di informazione della Sibaritide, con una sfida: rigenerare con nuova linfa ed entusiasmo un prodotto editoriale già di per sé alto e importante, continuando a raccontare il territorio senza filtri e sempre dalla parte della gente.