La Legge fantasma per i "Viaggi della Speranza" affonda i malati nella disperazione
Sono sempre più le persone che rinunciano alle cure perché non hanno i soldi per spostarsi negli ospedali del centro e nord Italia. A presidio rimangono solo alcune associazioni mentre la Legge regionale 8/99 sembra essere ormai inaccessibile

CORIGLIANO-ROSSANO - La Legge Regionale 8/99, nata con l'intento di sostenere economicamente i calabresi costretti a spostarsi per ricevere cure mediche adeguate fuori regione, si scontra oggi con una realtà amara: per molti cittadini, l'accesso a questi fondi resta un miraggio. A lanciare l'allarme sono soprattutto le associazioni del terzo settore, che da anni denunciano un progressivo svuotamento delle risorse destinate a questa importante forma di supporto.
«La legge c'è, è vero, ma nei fatti è come se non esistesse più per la stragrande maggioranza delle persone che ne avrebbero bisogno», aveva ricordato nei giorni scorsi il portavoce del Forum del Terzo settore della Sibaritide-Pollino, Ranieri Filippelli, intervenendo all'Eco in Diretta, il talk della nostra testata. «Le risorse stanziate sono insufficienti a coprire le reali necessità, lasciando intere famiglie in balia di spese insostenibili».
Un quadro meno drammatico, ma comunque preoccupante, viene dipinto da voci più "ottimiste" all'interno del sistema sanitario regionale. «I fondi ci sono, ma la domanda è talmente elevata che inevitabilmente non si riesce a soddisfare tutte le richieste» spiegano.
In realtà andando a spulciare il quadro della legge di bilancio e programmazione triennale della Regione Calabria, le risorse messe sul capitolo della LR 8/99 (U04341105) ammontano a 200 mila euro rispettivamente per le annualità 2025, 2026 e 2027. Una miseria se si pensa alla mole di richieste che non si riescono ad evadere.
Insomma, le risorse in bilancio sono pochissime e alla gente che ne ha bisogno non arrivano. E questo è un problema che bisogna affrontare e risolvere.
Soprattutto se al dramma di una sanità che ancora – nonostante gli apprezzabilissimi sforzi del sistema regionale che negli ultimi tempi ha innescato un processo di rigenerazione del sistema sanitario regionale – si aggiunge anche quello delle connessioni inesistenti. La verità, purtroppo, è che la distanza geografica e le carenze infrastrutturali della Calabria, in particolare nelle aree interne e nel nord-est, rendono i “viaggi della speranza” una necessità frequente e onerosa per molti.
La mancanza di un'offerta sanitaria completa e tempestiva, dicevamo, costringe ancora oggi i cittadini a cercare risposte mediche altrove, spesso affrontando trasferte lunghe e costose, aggravate da un sistema di trasporti "da terzo mondo". Sono storie di ordinaria disperazione quelle che giungono da famiglie con bambini affetti da gravi patologie, costrette a spostarsi settimanalmente verso i centri specializzati del centro-nord Italia: Roma, Genova, Napoli, Milano, Siena. Spese di viaggio, alloggio, vitto si sommano, erodendo rapidamente i risparmi e spingendo intere famiglie verso la soglia di povertà. E in questa battaglia quotidiana per la salute, spesso si sentono soli, abbandonati dalle istituzioni che pure dovrebbero tutelarli.
Certo, a lenire queste difficoltà c'è l'instancabile lavoro di alcune realtà del terzo settore. Tra queste spicca proprio l'Associazione Vincenzino Filippelli, da anni impegnata a fornire un sostegno concreto alle famiglie che affrontano queste difficili trasferte. Attraverso iniziative di raccolta fondi e l'impegno di volontari, l'associazione cerca di alleviare il peso economico dei viaggi sanitari, offrendo un aiuto prezioso per coprire le spese di trasporto e alloggio.
Tutto questo, però, non basta perché si tratta di nobilissimi e preziosi gesti che raggiungono una percentuale minima di utenti bisognosi e, ad ogni modo, non è la sola macchina della solidarietà associazionistica a potersi occupare di un problema gigantesco, qual è appunto il costo per l'emigrazione sanitaria.
Insomma, è necessario un intervento strutturale da parte delle istituzioni per garantire che la Legge 8/99 diventi realmente accessibile a tutti coloro che ne hanno bisogno.
La situazione dei viaggi sanitari in Calabria è un grido d'allarme che non può rimanere inascoltato. Mentre la legge esiste sulla carta, la sua reale efficacia sembra svanire di fronte alla mancanza di risorse adeguate e a un sistema che non riesce a rispondere alle esigenze di una popolazione fragile e spesso costretta a lottare non solo contro la malattia, ma anche contro l'isolamento e la precarietà economica. Una revisione delle politiche regionali in materia di sostegno sociale, anche in questo particolare settore, non è più differibile. Anche perché tantissima gente, proprio a causa dell'impossibilità ad affrontare le spese esose dei viaggi della speranza, sta rinunciando al diritto alla cura.