Femminicidi, una solida rete di sostegno può fare la differenza: «È tempo di agire»
La riflessione di don Annunziato Laitano su questo fenomeno «che continua a colpire le donne in modo devastante e inaccettabile. Ogni caso rappresenta non solo una vita spezzata, ma anche una ferita profonda nella nostra società»

CORIGLIANO-ROSSANO - Vorrei morire in ospedale «in pace, lontana da mio marito, che mi picchia da 50 anni». Fa effetto venire a conoscenza dell'ultima volontà di una donna di 80 anni, morta nel settembre 2023, che chiese semplicemente di poter lasciare questa vita senza più subire violenze. Quanto male ha sopportato in silenzio?
E il silenzio ferisce ulteriormente anche la mamma di Sara Campanella, la studentessa palermitana accoltellata a Messina da Stefano Argentino, un collega universitario che la perseguitava con messaggi e attenzioni moleste: «Non sapevo che fosse perseguitata - dice distrutta la donna - denunciate». E poi la storia di Ilaria Sula, 22enne studentessa originaria di Terni, di cui si erano perse le tracce la sera del 25
marzo, il cui corpo senza vita è stato ritrovato chiuso in una valigia, dopo che il suo ex, Mark Antony Samson, aveva confessato: «Andate a prenderla, l’ho gettata in un dirupo».
Storie di violenza di genere che, purtroppo, continuano a riempire le pagine di cronaca nera dei giornali. In questo contesto drammatico si inserisce l'urgente appello alla consapevolezza e all'azione per fermare i femminicidi del vicario generale della diocesi di Cassano Jonio, don Annunziato Laitano.
«Negli ultimi mesi - evidenzia - il nostro Paese ha tristemente assistito a un aumento dei femminicidi, un fenomeno che continua a colpire le donne in modo devastante e inaccettabile. Ogni caso rappresenta non solo una vita spezzata, ma anche una ferita profonda nella nostra società, che deve affrontare la cultura della violenza di genere e le sue radici».
«Le notizie di femminicidi recenti - rimarca - hanno scosso le comunità, portando alla luce una realtà che non può più essere ignorata. Donne di ogni età, provenienti da contesti diversi, sono state vittime di violenza da parte di partner, ex partner o familiari. Questi atti di violenza non sono solo crimini isolati, ma parte di un problema sistemico che richiede un intervento urgente e coordinato».
Ma, oltre a evidenziare quale sia il problema, don Laitano prova anche a fornire alcune possibili soluzioni: «Le statistiche parlano chiaro: secondo i dati forniti dalle autorità competenti, il numero di femminicidi è in aumento, e molte di queste donne avevano già segnalato situazioni di abuso o violenza. Questo evidenzia la necessità di un sistema di protezione più efficace e di un supporto adeguato per le vittime. È fondamentale che le istituzioni, le forze dell'ordine e i servizi sociali lavorino insieme per garantire che le segnalazioni di violenza vengano prese sul serio e che le donne ricevano la protezione e il supporto di cui hanno bisogno. Ma la responsabilità non ricade solo sulle istituzioni. È essenziale che la società nel suo complesso si impegni a combattere la cultura della violenza di genere. Dobbiamo educare le nuove generazioni al rispetto, all'uguaglianza e alla non violenza».
E per fare questo, esistono diverse strade. «Le campagne di sensibilizzazione, i programmi educativi nelle scuole e le iniziative comunitarie possono svolgere un ruolo cruciale nel cambiare le mentalità e nel prevenire la violenza. Inoltre, è fondamentale che le vittime di violenza abbiano accesso a risorse adeguate, come centri di ascolto, rifugi e supporto psicologico. La creazione di una rete di sostegno solida può fare la differenza nella vita di molte donne, offrendo loro la possibilità di ricostruire la propria vita lontano dalla violenza».
Molto spesso, infatti, le vittime non denunciano proprio perchè si sentono poco tutelate. Il timore è quello di esporsi per poi ritrovarsi nuovamente sole contro l'aguzzino. «Denunciare? E se non servisse a nulla?» e così si fomenta quel "silenzio mortale" che uccide la vittima ancor prima dell'assassino. Per spezzare questo circolo virtuoso bisogna garantire protezione.
Don Laitano conclude il suo messaggio riproponendo le parole del Pontefice. «Come ci ricorda sempre Papa Francesco, la violenza non porta da nessuna parte, con essa abbiamo tutto da perdere, invece con il bene, con l'amore e con l'amicizia abbiamo tutto da guadagnare. Dio stesso ha scelto la via dell'amore come strada privilegiata per la nostra salvezza. Il fenomeno dei femminicidi è una questione che riguarda tutti noi. È un appello a non rimanere indifferenti, a denunciare ogni forma di violenza e a sostenere le vittime. Solo attraverso un impegno collettivo possiamo sperare di costruire una società in cui ogni donna possa vivere libera dalla paura e dalla violenza. È tempo di agire, è tempo di cambiare».
Non possiamo che concordare con don Laitano e fare nostro questo appello, perchè si crei in modo sinergico un futuro migliore, in cui essere davvero libere.