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«L'economia non vive di turismo. Sono gli investimenti a creare lavoro e benessere»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Alla domanda su cosa governa l’economia verrebbe da rispondere la forza lavoro, ma l’attuale realtà ci smentisce subito, mostrandoci, invece, un mondo con al centro gli strumenti necessari, come le leggi del mercato, per accumulare ricchezze e intorno, buttato a margine, la persona, trattata come merce. Proprio quel lavoratore che costruisce e muove l’economia. Questa cattiva gestione della politica economica ha portato ad una stagnazione dell’Italia, dove si assiste all’aumentare della precarietà e alla diminuzione della produttività.

È quanto emerso nel corso della presentazione del libro di Pasquale Tridico, economista, esperto in politiche economiche e del lavoro e già presidente di Inps,  dal titolo “Governare l’economia. Per non essere governati dai mercati”, moderata dal Direttore dell'Eco dello Jonio Marco Lefosse e tenutasi nella serata di ieri, lunedì 6 maggio, presso la Mondadori Bookstore di Rossano.

Un dialogo costruttivo che ha messo in luce come i provvedimenti politici degli ultimi anni in Italia si siano indirizzati a ridurre i costi calpestando la dignità e i valori, deprimendone l’economia e facendo crescere il debito pubblico. «Gli stipendi dei lavoratori – commenta Pasquale Tridico - non crescono, non cresce l’occupazione e non cresce il salario». Se viene meno il lavoro, soprattutto per la donna, di conseguenza scende il tasso di fecondità e la mancanza di lavoro mette a rischio il futuro delle pensioni. L’economia italiana degli ultimi 30 anni è diventata, utilizzando una definizione dello stesso Tridico, «un’economia da bar, senza innovazioni e crescita della produttività, che svaluta il lavoro, abbassato i salari e non è stata capace di generare valore aggiunto». Povertà su povertà, che ha tolto benessere e serenità tanto nella vita lavorativa e tanto in quella privata.

Al contrario «il lavoro lo creano – spiega Tridico - gli investimenti diretti ed indiretti. L’Italia, da nord a sud, deve tornare ad investire i propri capitali nelle infrastrutture, nell’agricoltura, nell’industria, nelle rinnovabili e nelle nuove tecnologie digitali: da qui parte lo sviluppo economico. La nostra economia non può vivere di turismo, è indotto, viene quando siamo già ricchi. L’occupazione cresce se crescono gli investimenti».

Altro passo per innescare un processo di dignità è sconfiggere il lavoro nero e garantire un salario minimo legale, prendersi cura degli immigrati, «perché non ci sono paesi ricchi senza immigrati». Chi governa l’economia deve porsi obiettivi sociali. «Non è possibile misurare il benessere di un Paese solo attraverso il Prodotto Interno Lordo (PIL), che è un indicatore che cresce anche quando le cose vanno male. L’economia deve girare intorno a tre misure: la vita lunga e sana, l’istruzione e il potere di acquisto. Servono riforme radicali per contrastare l’austerità e ridare dignità lavorativa» conclude.

Luigia Marra
Autore: Luigia Marra

Mi sono diplomata al Liceo Classico San Nilo di Rossano, conseguo la laurea in Lettere e Beni Culturali e successivamente la magistrale in Filologia Moderna presso Università della Calabria. Amo ascoltare ed osservare attentamente la realtà di tutti i giorni. Molto caotica e confusionaria, ma ricca di storie, avvenimenti e notizie che meritano di essere raccontate.